rivista internazionale di cultura

Storie magazine

3/2012 | COPIONI E COPISTI

TELEVISIONE

Daniele Luttazzi ha copiato la satira Usa?

    (Emilio Sola) – Non discute la tesi di laurea in Medicina, Daniele Luttazzi. La consegna e si rifiuta di discuterla. È una forma di protesta contro le baronie dell’università. Chi lo conosce bene, non si stupisce. Daniele, del resto, agisce sempre in linea con i suoi principi morali e con il suo senso etico. È una persona speciale, rara, coerente: ce ne fossero come lui!, dicono, forse l’Italia si chiamerebbe Marte e le cose andrebbero meglio.

    Conseguita la laurea, Luttazzi non si iscrive all’ordine dei medici né pratica mai la professione di medico. Trascorre invece due anni in un laboratorio di ricerca. Nell’attesa dell’uscita del bando di concorso per immunologi, partecipa però a un altro concorso, di tutt’altro genere: un concorso per comici; e lo vince. Renzo Arbore, che fa parte della giuria, lo fa subito esordire in un programma televisivo su Rai 2.

    Così comincia la carriera da comico di Luttazzi, un po’ come cominciano tutte le carriere: un concorso vinto, un contratto…

    Sono anni di grandi cambiamenti in Italia: le inchieste giudiziarie del pool di Mani pulite, la conseguente caduta della Prima Repubblica, l’esordio in politica di Silvio Berlusconi. Il panorama politico italiano è scosso da molteplici vicende e ne esce profondamente rinnovato, il cambiamento è epocale.

    In questi anni, Luttazzi comincia a fare le sue prime apparizioni in tv. È un comico di talento, ed è destinato a una lunga e florida carriera. La sua satira, però, è presto considerata inopportuna e irriverente, e viene più volte censurato e allontanato dai programmi televisivi cui partecipa. Molto probabilmente, la tv, e gli italiani, non sono ancora pronti per la sua comicità. Luttazzi forse è, come dire, troppo in là, è avanti. Dovrebbe fare qualche passo indietro, dovrebbe essere più rispettoso nei confronti di certi ambienti politici (i politici italiani sono un po’ permalosi) e di certi ambienti religiosi (siamo in Italia, il papa, dalla sua finestra in Vaticano, vede e sente tutto, e non ha molto senso dell’umorismo). Forse così avrebbe vita facile. Ma lui, Luttazzi, non fa nessun passo indietro. Lui, è il caso di ricordarlo: agisce sempre in linea con i suoi principi morali e con il suo senso etico. È una persona coerente, quindi rara. La satira, poi, è per definizione irriverente, si accanisce contro la religione, contro la politica; e spesso è spietata. Anzi, deve esserlo, ne è costretta, altrimenti non sarebbe satira ma un’altra cosa. E lui, Luttazzi, fa satira, e non sa farla in altro modo se non come deve essere fatta, cioè secondo definizione. Quindi non scende a compromessi, non fa nessun passo indietro, non si mette per cosi dire “in riga”, resta invece ben saldo nella sua posizione, irremovibile.

    Nel 1994 esce in libreria un romanzo destinato a diventare un best seller. La sua autrice è Susanna Tamaro e il titolo del libro è “Va’ dove ti porta il cuore”. Un vero successo di critica e di lettori: un libro che venderà 14 milioni di copie in tutto il mondo. Nel 1996, Cristina Comencini ricaverà dal romanzo una sceneggiatura e ci farà un film.

    Luttazzi, invece, ne ricava una parodia, e la intitola: “Va’ dove ti porta il clito”.

    La Tamaro sobbalza sul divano del suo soggiorno, e insieme alla casa editrice che ha pubblicato il suo libro, la Baldini e Castoldi, trascina il comico in tribunale accusandolo di plagio. Luttazzi vince la causa, la Tamaro fa ricorso e Luttazzi vince di nuovo.

    È la prima delle molte querele che porteranno il comico romagnolo in tribunale, dalle quali uscirà sempre vincitore.

    Con le apparizioni nella trasmissione Mai dire gol, il volto di Luttazzi diviene noto al grande pubblico. Siamo nella metà degli anni novanta e uno dei personaggi di maggior successo di Luttazzi è Dervis Fontecedro, docente dell’università di Palo Alto, California, il quale attacca con travolgente comicità la scuola italiana e la riforma attuata da Luigi Berlinguer, allora ministro della Pubblica Istruzione del primo governo Prodi.

    È un vero successo, tanto che Mediaset propone a Luttazzi un programma tutto suo: Barracuda. Ma il programma subisce delle censure e il suo conduttore, intollerante alle censure, smonta “baracca e burattini” e trasferisce tutto in Rai.

    Il picco di successo e di popolarità Luttazzi lo raggiunge però con Satyricon. È il 2001, al governo c’è Silvio Berlusconi, un governo saldo, destinato sostanzialmente a portare a termine la sua legislatura. Durante la dodicesima puntata del suo Satyricon, Luttazzi ospita un giornalista della scuola di Indro Montanelli, Marco Travaglio, il quale ha appena scritto un libro, assieme a Elio Veltri, intitolato “L’odore dei soldi”. Per rendere bene l’idea di che cosa tratti il libro, basta citarne l’inizio: “Cavaliere, dove ha preso soldi?”Come era prevedibile, l’intervista scatena il finimondo. Esponenti politici vicini al Presidente del Consiglio, urlano alla diffamazione, accusano sia Luttazzi sia Travaglio di disinformazione e tutto sfocia in una querela. Il processo che ne consegue, termina nel 2005 con l’assoluzione di Travaglio, di Luttazzi e degli editori del libro e l’obbligo di pagamento delle spese processuali da parte di Silvio Berlusconi.

    Ma facciamo un passo indietro. Torniamo al 2002, all’anno del famoso “editto bulgaro”. È aprile, e durante una conferenza stampa in occasione di una visita a Sofia, Bulgaria, Silvio Berlusconi fa una dichiarazione: “Biagi, Santoro e quell’altro, come si chiama quell’altro…? Luttazzi. Fanno un uso criminoso della tv di stato”, dice,“e mi auguro che ciò non accada mai più”.

    Detto, fatto. L’anno successivo, i programmi di Biagi e Santoro vengono cancellati dai palinsesti della Rai, e con essi anche il Satyricon di Luttazzi.

    Sembrerebbe la fine per il comico romagnolo, e invece non è così. Lui, oltre ad essere una persona dai sani principi morali e dal forte senso etico, è anche una persona intelligente, molto intelligente, acuta ed eclettica. Oltre ad essere un comico, è anche scrittore, attore e musicista. Per cui, gli anni lontani dallo schermo televisivo lo vedono impegnato in un’infinità di lavori: scrive libri, compone canzoni, pubblica album musicali, collabora con MicroMegae, soprattutto, i suoi spettacoli riempiono i teatri di tutta Italia.

    Nel 2006, l’emittente televisiva Sky gli propone una trasmissione, potrebbe essere la fine del suo embargo televisivo. Luttazzi, quindi, presenta il progetto per la realizzazione di un telegiornale satirico. Quando gli viene chiesto che reazioni avrebbe se gli tagliassero delle battute in fase di montaggio, lui risponde che ciò non potrà accadere perché il contratto non permetterà loro di censurare nessuno dei suoi sketch. Risultato: Sky si defila.

    Negli anni che seguono, dispiaciuti per la sorte che gli è toccata e che lo ha visto lontano dalla ribalta televisiva, molti volti noti dello spettacolo si adoperano per riportarlo in tv. Adriano Celentano, molleggiando, lo invita nel suo programma, Rockpolitik, ma Luttazzi ringrazia e declina l’invito. Poi è la volta di Pippo Baudo che, nella sua “immensa bontà”, gli propone di condurre con lui nientemeno che il Festival di Sanremo. Questa è una proposta che si deve accettare, rifiutarla sarebbe da sprovveduti. E invece il nostro Luttazzi è uno “sprovveduto” e dice no al “magnanimo” Baudo. Motivazione: “io faccio satira, parlo di politica, religione, sesso e morte (…) non c’entro niente con Sanremo (…) non mi interessa fare la scimmietta del circo”.

    Cosmico, esclamerebbe Dervis Fontecedro sollevando a V le dita.

    Poi…

    George Carlin, Chris Rock, Eddie Izzard, Bill Hicks, Dan Savage, Emo Philips, Mitch Hedberg, Lewis Black e Daniele Luttazzi. Che cos’ha in comune Daniele Luttazzi con quelle persone i cui nomi non dicono nulla all’italico spettatore qualsiasi? Fondamentalmente, due cose. La prima: ne condivide la professione. Come lui, infatti, quegli sconosciuti sono dei comici, e come lui raccontano delle battute con lo scopo di far ridere le persone che le ascoltano. La seconda: oltre alla professione, ne condivide anche le battute. Per intenderci: non tutte; alcune, diciamo molte. Perché, a quanto pare, la notizia è che Daniele Luttazzi copia.

    “No”.
    “Sì”.
    “Prende spunto”.
    “No, no, copia di sana pianta”, sostengono, “e non da chicchessia, ma da gente come Carlin o Hicks, e cioè fuoriclasse della comicità, comici la cui satira è oggetto di studio nelle università statunitensi”.
    “Non ci credo, è incredibile”.
    “Incredibile?, allora dà un’occhiata qui”.

    È un video intitolato “Il meglio [non è] di Luttazzi”. Quaranta minuti in cui si alternano gag di George Carlin, di Bill Hicks e altri alle gag di Luttazzi. Le gag sono praticamente identiche. Luttazzi, e questo è evidente dalle immagini, non fa altro che modificare, correggere alcuni particolari in modo da renderli più adatti al pubblico italiano.

    È il 2010 quando il Giornale dà notizia di questo video che circola nel web, e da allora varie testimonianze dei presunti plagi del comico romagnolo continuano a riversarsi in rete. Spuntano vari video accusatori e addirittura una lista di 500 battute che Luttazzi avrebbe copiato. Roba da tirarci su uno spettacolo teatrale intitolato Copyricon. Tra le tante battute, anche quella della mosca che scoreggia: l’originale è ancora di Carlin, solo che la battuta di Carlin si riferisce a una farfalla. E ancora: lo sketch del cameriere smemorato che Luttazzi gira con la bravissima Laura Morante, è identico a quello del suo ideatore, e cioè Steve Martin.

    I “calchi”, chiamiamoli così, di Luttazzi, sono insomma innumerevoli, e non è il caso di elencarli tutti. È il caso, invece, di chiedersi il perché. Se Luttazzi è una persona intelligente e acuta, se Luttazzi, come abbiamo visto, è dotato di sani principi morali e un forte senso etico, allora perché ha rubato alcune delle battute dei più noti suoi colleghi d’oltreoceano?

    E dire che Luttazzi alla faccenda del copyright ci tiene parecchio. È una delle cose che lo fa andare su tutte le furie. A teatro, per esempio, non vuole telecamere, si arrabbia quando ne vede spuntare una, la fa rimuovere. In un video, lo si ascolta mentre racconta la storia dei comici italiani che scopiazzano e arrivano fino alle mani per questioni di battute che si rubano a vicenda. Se la prende con Paolo Bonolis, il quale, in una puntata di Striscia la Notizia, propone la battuta della mosca che scoreggia. In un’intervista andata in onda su Radio DJ, confessa a Linus che non si divertirebbe“a dire battute scritte da un altro”.

    Allora, perché?

    In sua difesa, accorrono Aldo Grasso e Roberto Faenza, i Wu Ming e si scomoda anche Roberto Benigni. Luttazzi copia? Beh, che cosa c’è di strano, copiano tutti, dicono. Si è sempre copiato, da che mondo è mondo. Il grande Shakespeare?, ha copiato; Alighieri, Dante Alighieri?, ha copiato anche lui, dice Benigni (Dante Alighieri ha copiato!?).

    D’accordo.

    Ma Luttazzi che cos’ha da dire in sua difesa? Probabilmente, non ritiene necessario smuoversi più di tanto per giustificarsi con i suoi fan, che intanto, sul web, gli chiedono spiegazioni, e forse ritiene anche che non ci sia nulla di cui giustificarsi. Per cui, si limita a rimuovere tutti i video che lo accusano, le immagini che tentano di documentare i suoi presunti plagi, e poi, dal suo sito internet, prima di oscurarlo, fa sapere che delle battute copiate non ha mai fatto segreto. Erano sotto gli occhi di tutti, tanto che lui stesso ha indetto una sorta di “caccia al tesoro” con cui invitava i suoi fan a individuarle. Motivo della “caccia al tesoro”: difendersi dalle accuse di non fare satira.

    In pratica: Luttazzi infila, nasconde nel suo repertorio satira non sua di modo che, nel caso in cui a qualcuno gli pigliasse di trascinarlo in tribunale accusandolo di offese o insulti, lui mostra la fonte delle battute e i giudici si convincono che effettivamente non si tratta di offese ma di satira.

    Geniale, no?

    Sì, geniale, decisamente. Ma, a parte il fatto che anche questo trucchetto è copiato da Lenny Bruce (altro stand-up comedian), e che le battute copiate servono per difendersi dalle accuse, perché Luttazzi ci incassa i diritti d’autore? Qualcosa sfugge alla comprensione di molti, e la risposta a questa domanda non ci è data saperla.

    Cosmico!!

    Un’ultima cosa: per questo pezzo, ho saccheggiato Wikipedia e altri siti internet, e “ho saccheggiato Wikipedia e altri siti internet” l’ho copiato dai ringraziamenti di Niccolò Ammaniti per il suo libro “Che la festa cominci”. Chissenefrega, tanto ha copiato anche Dante Alighieri!


    Luttazzi, altri pareri
    “Il meglio (non è) di Daniele Luttazzi” (video-inchiesta)
    Wu Ming – “Quel che pensiamo del caso Luttazzi”
    Aldo Grasso – “Luttazzi, gag copiate: ma così fan tutti”
    Guido Vitiello – “Se il meglio di Luttazzi non è più di Luttazzi”


    A FUOCO | l'eccezione

    Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

    error: