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Storie magazine

3/2012 | COPIONI E COPISTI

CINEMA

“Avatar” ha copiato Roger Dean (e Moebius)?

    (Valentina Natale) – Osservando i virtuali paesaggi mozzafiato di Pandora, pianeta futuristico su cui James Cameron ha ambientato “Avatar” (il suo ritorno al kolossal dopo i bagni e l’umidità del Titanic), più di qualcuno si è detto: ma io qui ci sono già stato. Immediatamente è partita la caccia al plagio (o all’onorevole omaggio): a chi il potente regista si era ispirato per costruire monti, laghi e fiumi del mondo immaginato? Un gioco edificante, sorta di trova le somiglianze in formato 3D, divertimento tecnologicamente avanzato consigliato ai piccini e (soprattutto) ai grandi, per dirla con Michele Serra. Fin da subito si è fatto il nome di René Magritte con il suo “Il castello dei Pirenei”, ma i più attenti avevano riconosciuto l’esistenza di fonti ancora più dirette. Le opere psichedeliche di Roger Dean ad esempio, poliedrico architetto, disegnatore e pittore.

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    “Floating Islands” di Roger Dean (sopra) e le montagne fluttuanti di Pandora, sotto. La corte distrettuale di New York ha respinto l’azione legale di Dean ritenendo infondate le accuse di plagio mosse dall’artista inglese alla 20th Century Fox e alla casa di produzione di Cameron, la Lightstorm Entertainment

    Lo chiamano artista del fantastico perché con le sue creazioni sembra dare vita a luoghi sconosciuti, irreali, che esistono solo nella sua testa; però appena li disegna o dipinge diventano più veri del vero e paiono pronti per essere popolati. Lui però preferisce definirsi un “ritrattista di paesaggi”, anche se è più conosciuto per aver dato un volto ad album di gruppi celebri come Gun, Budgie, Uriah Heep, Gentle Giant, Asia e (soprattutto) Yes. Copertine create durante l’epoca d’oro del vinile, supporto che permetteva di apprezzare ancora di più le particolareggiatissime e coloratissime tavole di Dean. Veri e propri quadri più che semplici disegni, dai toni saturi e brillanti, creati combinando tecniche diverse: dalle più scontate e banali matite all’acquerello, dall’inchiostro al collage.

    I punti di contatto con le intricate e complesse scenografie di “Avatar” sono molti e talmente evidenti da non poter essere solo una coincidenza. Quelle montagne volanti eteree che colpiscono immediatamente lo sguardo dello spettatore non appena viene proiettato dentro Pandora, avevano fatto la loro trionfale comparsa in “Yessongs”, disco dal vivo del 1973. Primo capitolo di una partnership (quella tra Dean e gli Yes) lunga e proficua, tanto che la musica e le immagini hanno finito per diventare un tutt’uno inestricabile, come più volte dichiarato dal chitarrista Steve Howe. E ancora: le rocce a forma di arco che adornano il pianeta, già viste in “Union” del ‘91 e “Keys for Ascension”, antologia uscita nel 1996. E i banshee ricordano pericolosamente quel Morning Dragon alato grazie a cui Dean ha trovato la consacrazione, con in più un pizzico dei tratti geniali di un certo Moebius: lo pterodattilo meccanico di Arzach ha fatto scuola e si vede. Chissà se Cameron era un fan di “Métal Hurlant” e di quelli che il buon Giraud era solito chiamare gli “strani mondi aldilà del visibile”, nati per esprimere “qualcosa di molto personale della sensazione e dell’intimo (…) il livello della coscienza più profonda, al margine dell’incoscienza”.

    Che dire poi dei colori: quei blu intensi e profondissimi (qualcuno direbbe oltremare), la cura estrema dei dettagli, quei contrasti così marcati che erano il marchio di fabbrica di ogni lavoro di Dean, firma che rendeva riconoscibile l’autore senza bisogno di parole. Una combinazione trovata intuitivamente e non certo studiata a tavolino, nata dall’osservazione attenta dei britannici cieli tempestosi, dallo studio dei giochi di luce, alternando zone brillanti ad altre cupe e oscure. Un po’ come cucinare, a detta dello stesso Roger: si scelgono gli ingredienti e si cuoce il tutto sperando di avere la fortuna dalla propria parte.

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    Dall’alto in basso: Moebius, lo pterodattilo meccanico di Arzach, il Morning Dragon alato di Dean e i banshee di “Avatar”

    A un occhio così allenato, non potevano sfuggire gli inquietanti parallelismi tra alcune sue opere e il film. Il nome di Dean però non compare nei chilometrici credits, e nessuno si è premurato di chiedergli qualcosa di tanto facoltativo come un parere, un’opinione. Interrogato in proposito Robert Stromberg, production designer di “Avatar”, ha replicato di conoscere il lavoro di Roger Dean ma di non averne subito la diretta influenza, o quantomeno di averlo considerato alla stregua di tanti altri. Aggiungendo inoltre di aver visionato migliaia di opere di artisti di fantascienza o simili per avere il più ampio numero di riferimenti possibile, in un periodo di tempo piuttosto lungo. Stromberg ha infatti iniziato a lavorare al film nel 1995, realizzando i bozzetti alla vecchia maniera: carta e nottate in bianco. Due i disegni che hanno acceso la fantasia di Cameron, tanto da farlo esclamare felice: ma questo è il mio film! Il primo era l’immagine di un pianeta alieno sormontato da montagne volanti.

    Dean, per nulla convinto dalla spiegazione, ha inizialmente reagito con filosofia e sense of humor d’oltremanica: poche settimane dopo l’uscita nelle sale dell’attesissima pellicola, ha pubblicato sul suo sito ufficiale un link alla pagina di Google: “Roger Dean + Avatar”, che mostrava inequivocabilmente quante persone avessero notato la somiglianza. Sperava che qualcuno, il regista in prima persona o chi per lui, ammettesse di essersi ispirato alla sua produzione e magari di ottenere delle scuse. Invece, dalla perfida Hollywood, nessun commento. Solo lettere su lettere, da parte di migliaia di fan: inconsapevoli, tanto da volersi congratulare con l’artista per quella che credevano fosse la sua prima collaborazione in campo cinematografico, o scandalizzati per l’evidente sgarbo creativo. Spazientito e frustrato Dean ha deciso di agire per vie legali, provando in questo modo a ottenere un minimo di giustizia. Del resto, come sarcasticamente sottolineato dal Roger furioso, non ci sono molti posti dove uno può andare a guardare se sta cercando montagne volanti.


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