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Storie magazine

2/2011 | COMIZI, VIZI E PREGIUDIZI

CINEMA

Lo spin doctor secondo Sidney Lumet

    (a cura di Barbara Pezzopane) – Non è il Sidney Lumet di “Quinto potere”, ma pur sempre il cineasta che ha registrato molti sobbalzi nell’evoluzione delle coscienze americane. In “Power – Potere” (1986), Pete St. John (Richard Gere) e Wilfred Buckley power locandina(Gene Hackman) sono due consulenti d’immagine che lavorano al soldo di politici in cerca d’elezione. Comizi e dibattiti televisivi sono la loro specialità, suggeriscono i vestiti, i gesti, le luci, le pause, tutto quanto può essere manipolato per comprare la persuasione.

    Pete è l’allievo spregiudicato, va giù pesante convinto di aver superato il maestro almeno in cinismo. Buckley è la vecchia guardia, passato di moda almeno quanto gli abiti che indossa e il bourbon che ama sorseggiare. Quando i due spin doctor si trovano su fronti contrapposti, sfidanti come i candidati dell’Ohio che sostengono, Pete avrà modo di scoprire che il gioco è più duro di quello che aveva pensato.

    Nella scena di seguito trascritta, Pete raggiunge Will e il suo “cliente”, candidato indipendente all’elezione di senatore dell’Ohio, prima di un’apparizione pubblica, facendosi motivatore dell’avversario e ritrovando d’un tratto gli ideali alla base del mestiere che ha scelto.

    Will: Te la caverai benissimo Phillip, vedrai.
    Phillip: Io avrei un’idea…
    Will: E cioè?
    Phillip: Anziché trasformare me in uomo politico, perché quando tocca a me parlare non spegniamo le luci e trasmettiamo “Mr. Smith va a Washington”?
    Will: (ride) Ci cominciamo a muovere. L’ho visto al comizio di ieri. Stai mandando il messaggio giusto e la gente lo riceve.

    Entra Pete St. John

    Pete: Will, lo so che è il momento sbagliato ma ho bisogno di parlarti.
    Will: Eh sì, hai ragione è sbagliato, stiamo andando in onda. Phillip, lui è Pete St. John.
    Phillip: La conosco di fama.
    Pete: Grazie, piacere.
    Will: A dopo, Pete.
    Pete: Ti ho dato due sondaggi e tu mi dai due minuti.
    Will: Ma se io te li do, tu che cosa ci fai?
    Pete: L’ho lasciato, va bene Will? L’ho lasciato. Lui crede che siccome non lavora per Cade è una specie di santo. Io sono un verme e lui invece il crociato del signore, ma siamo uguali. (A Phillip) Ti ha scelto il vestito, vero? Le lenti a contatto. I capelli. E quello che volevi dire è un tantino cambiato. Non hai un po’ addolcito le cose che dicevi prima che lui si occupasse di te? Eh? Certo, è così, perché il suo compito è di farti eleggere. E una volta eletto ti ha garantito che puoi fare tutto quello che vuoi. Allora ho indovinato sì o no? Senti, tu non ti offendi vero, se ti dico che non ce la fai?
    Will: Guarda che ne hai di coraggio a venire qui e…
    Phillip: Lascia stare, Wilfred, voglio sentire quello che dice.
    Pete: Tu sei molto intelligente, insegni Storia, sei un uomo nuovo, eppure non ce la farai. Questa è una di quelle brutte realtà che di solito non diciamo a voce alta, davanti ai clienti che pagano. Senti, invece di tornare a insegnare Storia perché non vai di là e la Storia la fai? Non hai niente da perdere. Perché non vai là fuori e per una volta non dici esattamente quello che pensi, quello che tu pensi. Beh, magari anche quello che provi. Scordati le previsioni e quello che dice Wilfred o quello che dico io.
    Will: Stai dicendo che non so curare i miei clienti?
    Pete: Guarda che non sto affatto parlando di te. Tu sei il migliore di tutti noi ma chi mette in scena lo spettacolo non ha importanza, non conta.
    Will: Insomma che vorresti fare? Tornare ai vecchi tempi, a quando erano le macchine a scegliere per noi? È questo che vuoi? Che sia la stampa a dettare legge? Che il Los Angeles Times crei un altro Nixon? Se vuoi mollare tutto fa pure, rovina la tua vita non la mia. Andiamo, Phillip. (Esce)
    Pete: Noi non contiamo niente. Ma tu sì. E quella gente là fuori non lo sa per chi deve votare. Ce la fai a guardarli dritti in faccia e a dire quello che pensi? Magari diranno che hai qualche rotella in meno, però la sola vista di qualcosa di umano su quel palco potrebbe attirare orde di persone che escono dalle loro tane in un’enorme ondata di entusiasmo e votano per te. Tu l’avrai letto che la percentuale di votanti è più alta in Bolivia che negli Stati Uniti. Non lo so, forse è perché laggiù la gente è coinvolta in quello che succede, forse in America ci vuole troppo sforzo, troppa fantasia, troppa attenzione per seguire le cose. E così si preferiscono candidati preconfezionati, belli e pronti come i cibi surgelati. È sempre puntando su questo che ho vinto. Voglio che tu dimostri che è sbagliato.


    Guarda la scena di “Power – Potere”, quando Richard Gere/
    Pete St. John dice le cose come stanno:


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