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MUSICA

Testualità degli Smashing Pumpkins: 17 secondi per 66 parole uguale 10 consolazioni

  • 4 febbraio 2018
  • 11:05

“Adore” è il quarto, lacerante album degli Smashing Pumpkins. Nasce, infatti, sotto la plumbea ispirazione dettata dalla morte della madre di Billy Corgan, leader del complesso di Chicago. Se “For Martha” è il pezzo esplicitamente dedicato alla mamma, la sua assenza aleggia comunque per tutto il disco: Corgan immagina un dialogo con lei in “Once Upon a Time” e sfoga la sua inquietudine in “Tear”, ma forse è nei 17 secondi finali dell’album che si condensano con più efficacia le atmosfere romantiche ed elegiache di “Adore”.

smashing-pumpkins

Gli Smashing Pumpkins nel 1998. Da destra, James Iha, D’Arcy e Billy Corgan. A proposito della poesia “!7 seconds”, Corgan è stato sempre piuttosto evasivo. In molti si sono interrogati sul suo intrinseco significato. C’è chi è arrivato a pensare che l’ispirazione sarebbe venuta dal fatto che ogni 17 secondi nel mondo si verifica un suicidio. Ma sono forse suggestioni da fan, giacché le amene statistiche in merito attestano semmai che l’estremo gesto ricorrerebbe ogni 40…

Il brano conclusivo dura appunto 17 secondi e si intitola “17”. È un pezzo strumentale, il cui testo appare solo nel libretto del cd (nell’edizione in vinile il brano non è stato pubblicato) e distilla in dieci versi altrettante emozioni con cui riempire quei 17, provvidenziali, secondi che, a detta dei Cure, sono la “misura della vita”. È come se ricominciasse e finisse qui, in questo a suo modo straniante ed estremo scarto tra parola e suono, tra tempo musicale e tempo esistenziale, l’angoscioso spaesamento di “Adore”. La poesia composta da Corgan a corredo di una melodia al piano che ricorda le ninnenanne di “Mellon Collie” rimane infatti parola scritta, non detta né cantata. Non ci sarebbe stato neanche il tempo di recitarla in 17 secondi, che sono però sufficienti per assaporare almeno una delle consolazioni snocciolate in un testo dalle movenze anaforiche eppure non incalzanti, che recita così:

1. 17 seconds of compassion/ 17 secondi di compassione
2. 17 seconds of peace/ 17 secondi di pace
3. 17 seconds to remember love is the energy behind which all is created/ 17 secondi per ricordare che l’amore è l’energia del creato
4. 17 seconds to remember all that is good/ 17 secondi per ricordare tutto ciò che è buono
5. 17 seconds to forget all your hurt and pain/ 17 secondi per dimenticare tutte le tue ferite e il dolore
6. 17 seconds of faith/ 17 secondi di fede
7. 17 seconds to trust you again/ 17 secondi per crederti ancora
8. 17 seconds of radiance/ 17 secondi di splendore
9. 17 seconds to send a prayer up/ 17 secondi per innalzare una preghiera
10. 17 seconds is all you really need/ 17 secondi, tutto ciò di cui hai bisogno

Un repentino cenno musicale carico di silenzio rappresenta insomma la sintesi ultima di uno slancio espressivo che in “Adore” si fa quantomai diretto e disarmante nella sua urgenza. La poesia procede per accumulazione, amplificando di verso in verso l’essenza di 17 secondi, fugaci quanto rigeneranti. Un’estrema frammentazione contraddistingue d’altra parte un po’ tutti i testi composti da Corgan per “Adore”, come se soltanto affiancando parole una all’altra riuscisse pian piano a mettere a fuoco il senso più intimo del suo dolore. I testi sono allora essenziali, intensi, liberatori anche se mai del tutto liberati da quel tumultuoso senso di oppressione che trova un contrappunto nella ruvidità di certi suoni e che ha fatto della realizzazione di “Adore” l’esperienza “più sofferta della mia vita”, per ammissione dello stesso Billy Corgan. Di una vita alla svolta dell’età adulta.
(Giulia Borioni)


→ Ascolta “17”
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