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MUSICA

Se c’è musica nel nostro corpo, Øivind Hånes sa esattamente dov’è

  • 30 gennaio 2018
  • 12:10

Øivind Hånes è nato a Drammen, Norvegia, nel 1960 e si azzarda a suonare le “body percussion” in maniera estensiva e in una direzione che nella musica moderna non è stata ancora compiutamente esplorata. Sviluppa, cioè, all’interno del formato canzone, arrangiamenti che usano sonorità provenienti dal corpo: lo percuote in vari modi e sfrutta la pelle in maniera originale, anche soffiandoci dell’aria. Produce nuovi suoni che possono risultare vuoi inquietanti vuoi esilaranti (per l’ascoltatore meno persuaso) ma comunque li adatta a una determinata situazione musicale dal retrogusto degnamente alternativo.

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Hånes non è soltanto l’eccentrico decantatore delle “body percussion”, nel 2001 ha pubblicato “Permafrost”, un romanzo storico-filosofico nel quale un figlio scopre il destino amaro di un padre internato in un campo di lavoro stalinista nella Kolyma in Siberia.

Pianista di talento a soli 33 anni, allievo di chitarra di Robert Fripp, cantante dalla voce gradevole e originale, Øivind è stato membro dei Jazz Police e side-man in numerosi progetti di quel nuovo Scandinavian sound che vede, una volta per tutte, sfatare il cliché tipicamente mediterraneo della glacialità nordica. Non a caso ha animato la Baikal Records, etichetta discografica che si è rivelata la fucina ideale per quei musicisti della West Coast norvergese che all’interno del proprio percorso artistico fondono elementi jazz, folk e qualsiasi influenza possa rendere un senso di emozionalità, vitalità e gioia.

Nel 1992 “Afraid of Getting Enormously Fat” ha inaugurato la sua eccentrica discografia: 13 brani costruiti con sonorità corporee sorprendenti e fuse alla musica con un gusto che spazia con disinvoltura dal formato canzone, sulla scia delle migliori pop-songs alla Brian Eno o alla David Byrne per fare nomi che vengono subito in mente, ad aperture ricche di pathos; da lirici interventi pianistici ad atmosfere pacate e meditative. Ma l’ingrediente che fa di Øivind Hånes una singolare ricetta musicale è la gioia con cui si dona alla creatività ritmica, un ricongiungersi d’impeto quasi tribale alle sorgenti primitive della musica.

A questo esordio musicalmente così radicale, sono seguiti vari progetti coerenti con la sua ricerca, come dire, epidermica e interiore. Ad esempio, “Where There’s a Beat There’s a Body”, album del 1993 ancora risolto nell’insperata armonia di percussioni sul corpo, e poi in tempi più recenti “Yolk” e “This This and This”.

Hånes, che vive a Colonia dal 1998, è un personaggio duttile e inquieto. Per questo si è dedicato intensamente anche alla scrittura pubblicando diversi libri fra i quali Amerikanische Landmaschinen”, proprio nell’anno del suo arrivo in Germania, e nel 2001 il più ambizioso “Permafrost”, un efficace romanzo storico-filosofico scritto alternando il registro modernista a quello realista nel quale un figlio scopre il destino amaro di un padre internato in un campo di lavoro stalinista nella Kolyma in Siberia.
(Alessandro Staiti)


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