rivista internazionale di cultura

MUSICA

Paul Weller, Neil Kinnock e il Red Wedge: quando il rock era militante (e itinerante)

  • 14 settembre 2017
  • 14:07

Sono stati la disastrosa sconfitta dei laburisti alle elezioni
del 1983 e soprattutto lo sciopero dei minatori che ha paralizzato
l’Inghilterra per un anno intero ed è stato
sanguinosamente
represso dalla polizia a scatenare
il Red Wedge. Un collettivo di
musicisti, attori
e comici ideato da Billy Bragg, Paul Weller e
Neil Kinnock
con l’imperativo di mobilitare l’opinione pubblica
attraverso concerti e spettacoli. Coniugando
impegno e
intrattenimento si voleva coinvolgere i più
giovani in
politica e sconfiggere il partito
conservatore di Margaret
Thatcher. Un vecchio sogno della comunità rock inglese…


“You don’t have to take this crap/ You don’t have to sit back and relax/ You can actually try changing it” cantavano gli Style Council in “Walls Come Tumbling Down!” capitanati da un Paul Weller che dopo la fine dei Jam aveva cambiato genere e stile scegliendo come compagni d’avventura Steve White e Mick Talbot. Era la primavera del 1985 e pochi mesi dopo Weller avrebbe trovato modo e maniera di trasformare quella voglia di azione e di cambiamento in qualcosa di concreto partecipando al Red Wedge. Un collettivo di musicisti, attori e comici di sinistra ideato dal cantautore e poeta Billy Bragg con il supporto morale, logistico (e in parte finanziario) del partito laburista di Neil Kinnock. Un’alleanza che oggi può sembrare strana ma che rispecchiava perfettamente il clima della Londra anni ottanta dove musica, stand-up comedy e socialismo convivevano spesso fianco a fianco, soprattutto nei circoli underground.

red-wedge-collettivo

Il Red Wedge era un collettivo di musicisti, attori e comici di sinistra ideato dal cantautore e poeta Billy Bragg con il supporto morale, logistico (e in parte finanziario) del partito laburista di Neil Kinnock. Un’alleanza che oggi può sembrare strana ma che rispecchiava perfettamente il clima della Londra anni ottanta dove musica, stand-up comedy e socialismo convivevano spesso fianco a fianco, soprattutto nei circoli underground

RED WEDGE, OVVERO CUNEO ROSSO. Il nome è ispirato alla litografia “Batti i bianchi con il cuneo rosso” realizzata nel 1919 dal costruttivista russo El Lissitzky, un’immagine poi ripresa anche nel manifesto del collettivo disegnato da Neville Brody. L’obiettivo del Red Wedge era quello di mobilitare l’opinione pubblica organizzando concerti e spettacoli, coniugando impegno e intrattenimento per avvicinare i più giovani alla politica e provare a sconfiggere il partito conservatore di Margaret Thatcher alle elezioni del 1987.

IL CONTESTO. Quella di metà anni ottanta era una Gran Bretagna divisa, reduce dalla Guerra delle Falkland e dalle rivolte di Brixton (1981) e Tottenham (1985), alle prese con la crescita della disoccupazione giovanile e con le gravi conseguenze della privatizzazione di aziende statali. Scioccata dalla controversa decisione del governo e del National Coal Board di procedere alla chiusura delle miniere di carbone che per secoli avevano sostenuto l’economia britannica, ormai considerate troppo costose. Una scelta inevitabilmente destinata a inasprire i rapporti tra Margaret Thatcher e l’influente sindacato dei minatori (NUM) guidato da Arthur Scargill, rapporti del resto mai idilliaci e piuttosto tesi fin dagli anni settanta.

Dopo l’annuncio della chiusura dei primi venti pozzi a fine inverno e successivamente dell’intera miniera di Cortonwood, nello Yorkshire, il NUM ha reagito proclamando uno sciopero nazionale e paralizzando la Gran Bretagna per un anno (dal marzo 1984 al marzo 1985). Una lotta di classe: più di duecentomila minatori in Galles, Scozia, Yorkshire e Kent chiedevano di non perdere il proprio lavoro, il futuro, la dignità, contrastati aspramente dalla polizia. Scontri durissimi e sanguinosi (tristemente famosa è rimasta la battaglia di Orgreave) che si sono conclusi con due morti, millesettecentocinquanta feriti ufficiali, undicimila arresti, più di cinquemila processi per direttissima, un migliaio di licenziamenti per rappresaglia. Solidarietà ai minatori in quel lungo, terribile anno è arrivata dal mondo del lavoro (l’industria dell’acciaio, i portuali, i ferrovieri), da quello del cinema (Ken Loach e il suo documentario Which side are you on” a cui ha partecipato anche Billy Bragg) ma soprattutto da quello della musica. I concerti tenuti da Billy Bragg, dai Clash, da Elvis Costello, dagli Style Council oltre a una molto contestata apparizione degli Wham! alla Royal Festival Hall di Londra, solo per citarne alcuni, hanno contribuito in modo decisivo alla causa.

Lo spirito del Red Wedge è nato in quei giorni, quando Bragg, Weller, Jimmy Somerville (ex Bronski Beat, in quel periodo impegnato nei Communards insieme a Richard Coles e Sarah Jane Morris) si sono incontrati proprio partecipando a quegli show solidali. E lì è nata anche l’idea di fare qualcosa, di provare a rivitalizzare un partito laburista che non si era schierato a fianco dei sindacati con abbastanza forza e convinzione, pagando il prezzo di quella scelta poco oculata con una disastrosa sconfitta alle elezioni del 1983.

RED WEDGE E POLITICA. Il collettivo Red Wedge è stato il successore di Rock Against Racism, del movimento contro il nucleare, del Militant Entertainment Tour e di Rock Against Thatcher con una fondamentale differenza: il RAR non aveva una precisa agenda politica mentre il Red Wedge cercava di proporre le proprie idee al mondo della politica. Il rapporto tra Billy Bragg e il leader laburista Neil Kinnock era in realtà più stretto e risaliva a fine anni settanta quando Bragg l’aveva sentito parlare a Trafalgar Square in occasione del Carnival against the Nazis rimanendo colpito e per la prima volta convinto dal discorso di un uomo politico. Non stupisce quindi che Kinnock avesse pensato a lui per il Jobs for youth tour del 1985, una breve serie di concerti che sono stati il primo terreno di incontro (e scontro) tra partito laburista e quei giovani che il Labour non capiva ma del cui voto aveva disperatamente bisogno.

Qualche settimana prima, a febbraio, Billy Bragg, Paul Weller e Mick Talbot avevano consegnato a Downing Street una petizione per la tutela del lavoro giovanile dando il via a un impegno comune che sarebbe sfociato proprio nel Red Wedge, nato ufficialmente il 21 novembre 1985 (prime firmatarie Bananarama e Sade, favorevole anche Ray Davies dei Kinks). Il Red Wedge era un collettivo con diritto di critica, un gruppo di pressione a favore del partito laburista ma non necessariamente inquadrato nei suoi ranghi, come Paul Welller e Billy Bragg hanno ribadito più volte. Concetto condiviso anche da Larry Whitty, all’epoca Segretario generale del Labour, convinto che inserire un’associazione nata dal basso nel partito sarebbe stato controproducente.

red-wedge-manifesto

Red Wedge ovvero cuneo rosso: nome ispirato dalla litografia “Batti i bianchi con il cuneo rosso” realizzata nel 1919 dal costruttivista russo El Lissitzky, un’immagine poi ripresa anche nel manifesto del collettivo disegnato da Neville Brody

IL RED WEDGE TRA NEW JOURNALISM E ARTE. I “Wedgies” (così venivano chiamati gli artisti coinvolti nel movimento) pensavano in grande: oltre alla musica c’era un magazine, Well Red, creato per diffondere e approfondire le proposte del gruppo su disoccupazione, welfare, diritti dei gay, diritto alla casa, senza dimenticare l’internazionalismo tanto caro a Paul Weller. C’erano i pamphlet (la rinomata rubrica Fact not fiction nata per contrastare il dominio conservatore delle news), i poster e i volantini creati da pittori, disegnatori, illustratori vicini al movimento e riuniti nel Visual Arts Group. Gli slogan lasciavano ben poco all’immaginazione: “Don’t get mad get organized” e l’onnipresente “Stand down Margaret” (tratto da una canzone dei Beat).

IL PRIMO TOUR. Sono stati diversi i tour organizzati dal Red Wedge. Il primo, partito ad inizio 1986, è anche il più famoso. Ideato da Paul Weller e dal suo efficientissimo tour manager Kenny Wheele, con la supervisione di Peter Jenner (manager di Billy Bragg) e il supporto economico della National Union of Public Employees e della Transport and General Workers Union, fondamentali nel reperire i fondi e per trovare posti dove suonare. Importante anche l’appoggio di Ken Livingstone, leader del Greater London Council e futuro sindaco che per anni aveva organizzato a Londra concerti gratuiti aperti a tutti, e di Annajoy David, leader del CND (Campagna per il Disarmo Nucleare) che col suo attivismo militante ha contribuito a definire filosofia e obiettivi di un movimento che cercava di cambiare il sistema dall’interno.

“Red Alert! To Wedge or to Wedge. The Great Debate”, titolava con piglio scespiriano il Melody Maker il 25 gennaio, introducendo la prima data del tour con un dibattito tra favorevoli e contrari al Red Wedge. Manchester, Cardiff, Birmingham, Leicester, Bradford, Edinburgo, Newcastle upon Tyne, Bristol, Liverpool, Londra sono alcune delle città raggiunte in quei frenetici mesi. Sul palco il meglio del pop e del rock anni ottanta: Billy Bragg, Style Council, Communards, Junior Giscombe, la rapper Lorna Gee, Jerry Dammers, Strawberry Switchblade, Madness, Tom Robinson, Rhoda Dakar. A singoli concerti hanno partecipato anche Glenn Gregory degli Heaven 17, autore di una bella versione di “(We don’t need this) fascist groove thang” insieme a Paul Weller, Prefab Sprout, Gary Kemp degli Spandau Ballet in versione acustica, Beat, Lloyd Cole and the Commotions, Blow Monkeys, Smiths, Runrig, Darkness & Jive.

“Il bus è partito dal Solid Bond, lo studio di Paul Weller a Marble Arch”, ha ricordato ridendo Neil Spencer, ex editor dell’NME che si occupava delle pubbliche relazioni del collettivo, intervistato da Q nel 1996, “era una giornata freddissima in pieno inverno e c’erano una dozzina tra musicisti e tecnici con borse e scatole su tutto il marciapiede e i tassisti ci guardavano mentre passavano”. Oltre a suonare sul palco i “Wedgies” dovevano partecipare ad incontri pubblici (i Day Events) che mettevano a confronto i giovani con i membri del partito laburista di ogni città in un clima che diventava sempre più acceso, soprattutto dopo l’annuncio delle elezioni nella primavera del 1986.

PROTAGONISTI (E ANTAGONISTI) DEL RED WEDGE. L’atmosfera tra i “Wedgies” però non era carica di tensione ma piuttosto rilassata, quasi ottimista, all’insegna della collaborazione musicale senza particolari bizzarrie da star. Jimmy Somerville ricorda ancora oggi con gran piacere di aver cantato “Tracks of my tears” con Billy Bragg e il gran finale era quasi sempre una versione corale di “Don’t look any further” di Dennis Edwards preceduta da una cover di “Move on up” di Curtis Mayfield. Altro pezzo forte e simbolico era “Free Nelson Mandela”, che dimostrava l’impegno in favore dell’Africa e contro l’apartheid. Vere sorprese la partecipazione di Gary Kemp (gli Spandau Ballet non avevano mai espresso opinioni politiche così nette) e un set infuocato degli Smiths al gran completo a Newcastle. Johnny Marr e Andy Rourke avevano già partecipato ad altri concerti ma pochi si aspettavano l’arrivo di Morrissey. Qualche settimana dopo Marr ha detto di considerare il concerto Red Wedge alla Newcastle City Hall uno dei migliori mai fatti dalla band. Un’apparizione veloce e quasi improvvisata capace però di scatenare l’entusiasmo del pubblico e di convincere anche i più scettici.

Curioso l’equivoco che riguarda Elvis Costello, che con il Red Wedge non aveva nulla a che fare e anzi guardava il movimento con sospetto (stesso atteggiamento di Joe Strummer) ma si è trovato coinvolto quando i Giovani Socialisti di Newcastle hanno promesso uno spettacolo all’ora di pranzo al Riverside che le band del Red Wedge non potevano garantire. Costello, in città per partecipare allo stesso episodio del programma televisivo (The Tube) che doveva ospitare i rappresentanti del Red Wedge, ha finito per suonare in quella storica venue per una quarantina di minuti scongiurando una rivolta, in attesa che finissero gli impegni televisivi dei “Wedgies”.

Non tutti però apprezzavano il gran lavoro sul territorio fatto dal collettivo, l’impegno per creare un network solidale unendo varie forme di attivismo alternative ai partiti (gruppi teatrali, associazioni giovanili, associazioni per i diritti dei gay, quelle contro il nucleare e contro l’apartheid) o legate ai partiti stessi (o meglio al partito, quello laburista). All’interno dello stesso Labour era un’esperienza vista con diffidenza mista a fastidio e apertamente osteggiata dagli ambienti più radicali della sinistra e dei movimenti, che spesso cercavano di boicottare i concerti o di creare esperienze politicamente più estreme (l’anarchico Black Wedge e il Redder Wedge supportato dai Redskins sono solo due esempi).

IL TOUR CONTINUA (E SCONFINA). Il secondo tour targato Red Wedge si chiamava Red laughs louder comedy tour: diciassette date con il meglio della nuova leva di attori comici britannici (Mark Miwurdz, Sensible Footwear, Skint Video, Craig Charles) che trattavano temi spesso controversi (stupri, sessismo, sieropositività) sotto forma di sketch per renderli più accettabili. Far ridere, insomma, era un altro modo per veicolare le idee del cuneo rosso, sempre più vicine a una sorta di socialismo illuminato e meno radicale che in passato.
L’esperienza del Red Wedge ha anche varcato i confini nazionali, sbarcando in Italia nell’estate del 1986 al Festival dei Giovani Comunisti di Napoli e alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, e in Spagna con l’esperienza “Dinero Rojo” durata solo tre mesi.

red-wedge-concerto

La locandina del primo tour del Red Wedge che in quei frenetici mesi del 1985 portò sul palco di molte città inglesi il meglio del pop e del rock anni ottanta

Con l’avvicinarsi delle elezioni del 1987 l’impegno del Red Wedge è aumentato. Tra febbraio e marzo è partito il tour Cooking up trouble, tutto al femminile (Johnny Marr era l’unico maschio ammesso sul palco) che metteva insieme tante donne impegnate del pop e non solo: Frank Chickens, Hope Augustus, Sensible Footwear, Sarah Jane Morris, Joolz Denby, Sandie Shaw, Sheila Smith, Rhoda Dakar, Tracey Thorn. Una line up rivoluzionaria che spesso chiudeva i concerti con una lunga versione di “Ain’t no stopping us now” per prendersi una piccola rivincita su un mondo, quello della musica, ancora dominato dagli uomini.

Sempre nella primavera del 1987 un altro tour, di ben ventotto date, chiamato Move on up – Go for Labour cercava di concretizzare il lavoro fatto fin lì. Coinvolgendo musicisti (Captain Sensible, Communards, Blow Monkeys, Matt Johnson, gli Everything but the Girl) e attori (Ben Elton, Robbie Coltrane, Phill Jupitus, Harry Enfield) in quella lunga campagna elettorale. L’atmosfera era di spasmodica caccia al voto, come dimostrava il pamphlet propagandistico e propositivo targato Red Wedge uscito in quel periodo: “Move on up. A socialist vision of the future”, con prefazione del candidato premier Neil Kinnock. Le città visitate erano quelle ritenute più a rischio per i laburisti: Bristol, Oxford, Wrexham, Newport, Southampton.

DELUSIONE (E DISILLUSIONE) ELETTORALE. L’ottimismo del Red Wedge sembrava contagioso e molti speravano che sarebbe bastato a garantire al Labour popolarità, sostegno e voti. Ha funzionato ma non abbastanza e le elezioni del 1987 hanno visto trionfare per la terza volta Margaret Thatcher. Un duro colpo per i “Wedgies”, con la magra consolazione di quel sette per cento in più di giovani dai diciotto ai venticinque anni che avevano votato per il partito laburista. Un risultato non certo sufficiente visto l’impegno profuso e ogni artista ha reagito a modo suo: Billy Bragg ha elaborato la sconfitta del Red Wedge con un brano chiamato “Waiting for the great leap forwards” che non cercava scuse ma rilanciava l’idea del cambiamento con onestà e un filo di sarcasmo in più, invitando a prendere il futuro nelle proprie mani:

“Start your own revolution, cut out the middle man/ In a perfect world we’d all sing in tune/ But this is reality so give me some room/ So join the struggle while you may/ The Revolution is just a t-shirt away”.

Paul Weller invece si è sentito sfruttato e ha ammesso di essere diventato ancora più cinico nei confronti della politica e dei partiti dopo quell’esperienza. Red Wedge e laburisti hanno comunque continuato a collaborare anche dopo la deludente tornata elettorale del 1987, dando vita a un’iniziativa focalizzata sulla politica locale e sull’inclusione giovanile chiamata Labour listens: Red Wedge and the Labour Party get busy. Ironia della sorte: il collettivo del cuneo rosso ha chiuso ufficialmente i battenti nel 1990, poco prima che il governo guidato ancora una volta da Margaret Thatcher venisse spazzato via dalle proteste sulla Poll Tax e dai dissidi interni al partito conservatore. Molte delle idee sviluppate durante gli incontri pubblici di quel primo tour e negli anni successivi sono comunque diventate parte integrante del nuovo corso politico e ideologico dei laburisti, contribuendo a modernizzare l’immagine pubblica di un partito che avrebbe ottenuto nel 1997 la tanto sospirata vittoria.
(Valentina Natale)


Approfondimenti >

Storie

altri approfondimenti >
StorieMAG

English dept >

Storie

more >
momentismo-banner

Storie da leggere >

Storie

altre Storie da leggere >

A FUOCO | l'eccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: