rivista internazionale di cultura

MONDO

La televisione, il capo indiano e Pasolini: dalla libertà mancante all’identità mancata

  • 24 gennaio 2018
  • 12:00

Guillaume Chenevière, già direttore della televisione della Svizzera Romanda, fa visita a una riserva indiana nel Nuovo Messico: smaltiti i convenevoli, gli scappa una bella domanda. Chiede al vecchio capo indiano che cosa caratterizza l’identità del suo popolo. Il vecchio lo guarda in faccia e dopo una lunga pausa gli risponde: “Non abbiamo un’identità, non abbiamo una televisione”.

capo-indiano

Dal capo indiano al nostro indispensabile Pasolini occorre guardare “alla” televisione con un comprensibile scetticismo identitario, come uno strumento manipolatorio sistematicamente indifferente alle sfumature antropologiche di un popolo intero…

Ora sociologi, filosofi e altri studiosi potranno allibire di fronte a una così brutale semplificazione della natura di un popolo. Eppure è coerente con l’evoluzione (o degenerazione) culturale contemporanea. Se così fosse, se il capo indiano avesse ragione, noi che di televisioni ne abbiamo fin troppe, avremmo troppe identità. O addirittura peggio, una superidentità che forse turberebbe lo stesso Freud. Quando poi, si sa, il nostro popolo di imperterriti guelfi e ghibellini si diletta in una schizofrenica arte di arrangiarsi che in fondo rifiuta il concetto stesso di identità.

In fondo, e non per caso, aveva ancora una volta ragione Pasolini quando guardava “alla” televisione con forte scetticismo identitario, uno strumento manipolatorio sistematicamente indifferente alle sfumature antropologiche di un popolo intero, e parliamo di mezzo secolo fa: “Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre”.

Tanto vale ammetterlo: una, nessuna, centomila televisioni non farebbero la nostra identità. La terra di Fregoli è ancora quella nepotista, percorsa da faide che allontanano la messa a fuoco della presunta italianità. E molti di noi si rassegnano al trasformismo senza nemmeno rendersene conto. Augh, anzi sigh…
(Vanni Portella)


Approfondimenti >

Storie

altri approfondimenti >

English dept >

Storie

more >
momentismo-banner

Storie da leggere >

Storie

altre Storie da leggere >

A FUOCO | l'eccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: