A un certo punto diteci perché.
Misteri africani: lo spirito del mare


MI HA DETTO DI ESSERE MAMI HOUTTA, L'UOMO DELLA NOTTE


In Africa Occidentale, le donne raccontano di notti trascorse con un singolare amante. È un uomo-pesce, proviene dall’Oceano e piomba all'improvviso nelle loro stanze. Anche in quella di Linda, che vive in Costa d'Avorio. Incarnerebbe l'anima di un gruppo di donne che, anticamente, si sono ribellate al destino di schiave, suicidandosi. Dunque una sorta di riscatto per un dolore mai placato.

di Sabrina Lucatelli


Oggi ad Aqueidò è particolarmente caldo, e qui brulica di gente più agitata del solito. Il Sabato è giorno di mercato nel villaggio accanto al nostro, e le persone vi si recano per vendere chi un pollo, chi un po’ di uova, chi una parte del suo raccolto. La strada sterrata si riempie di donne che portano i loro prodotti su grosse casseruole appoggiate sul capo. A piedi. Solo agli uomini è permesso andare in bicicletta. Io di solito accompagno mia zia alla bancarella, dove anche noi vendiamo i nostri prodotti. Questa volta ho dovuto rinunciarci, per aspettare questa bianca, di cui mi ha parlato il Capo Villaggio, il vecchio Aristide.

Ieri sono stata convocata da lui, inaspettatamente. Quasi mi sono spaventata. Qui quando si è chiamati  dal vecchio, c’è dietro qualcosa. Ho aspettato l’orario del nostro appuntamento, e l’ho ascoltato silenziosamente, con gli occhi bassi, come sempre quando parlo con lui. So bene di essere donna, e fin troppo giovane per poterlo guardare negli occhi. Mi ha chiesto di incontrare una bianca che si interessa a Mami Houatta. Ho tremato, quando ho sentito pronunciare il suo nome. So che qui tutti conoscono la mia storia, ma nessuno osa mai parlarmi apertamente di lui. Ed il fatto che fosse proprio il vecchio Aristide a farlo, mi ha molto colpita. Ho taciuto. Non sono neanche riuscita a chiedermi se veramente desiderassi incontrare questa donna o meno. Quando è il vecchio a chiedere qualcosa, non si osa minimamente pensare di rifiutargliela.
In realtà sono curiosa di sapere cosa voglia questa giovane studiosa, giornalista, o chicchessia. Non ci sono poi così tante persone che si interessano alla mia storia. Ho preparato la veranda della capanna in cui vivo con mia zia e mio zio. Scelgo la sedia più comoda per l’ospite e preparo qualche bevanda, so che queste giovani bianche bevono spesso una Coca Cola o una Fanta. Ho avuto modo di constatarlo dalle rare visite che riceviamo nel nostro villaggio. Finalmente vedo una delegazione avvicinarsi. C’è il vecchio Aristide, c’è il Capo delle Terre e ci sono altri tre giovani uomini. Intravedo una figura femminile. Deve essere lei, una ragazza estremamente magra, con un paio di occhiali e degli occhi vispi. Incuriosita mi stringe la mano. Lei sa che io so cosa vuole sapere. Capisco che sta chiedendo al vecchio Aristide di restare sola con me. Non ho segreti, tutti qui conoscono la mia storia. D’altra parte non siamo noi che scegliamo Mami Houatta, è lui che ci sceglie. E la nostra vita cambia. Da una notte all’altra.
Si presenta. Mi presento. Capisco dal suo modo di rivolgersi a me, che questa giovane conosce la nostra terra, e sa come comportarsi con noi Africani. Mi chiede cortesemente come sto io e come sta la mia famiglia. Si informa sulla nostra etnìa di provenienza. Mi stringe la mano con sicurezza, ed accetta di bere assieme a me. Mi sento stranamente sicura di me stessa, e decido di stupirla volutamente iniziando, senza troppi preliminari a raccontarle la mia storia: “È successo la notte di un martedì, di ormai sette anni fa. Ero giovanissima. Ho visto una luce accecante penetrare nella mia stanza. Di colpo, è comparso un uomo dal volto bellissimo, i lineamenti sublimi, ed un sorriso rassicurante. Sono rimasta a guardarlo incantata. Non riuscivo a staccare i miei occhi dai suoi. Poi lui ha sceso il suo sguardo sul mio corpo di fanciulla. Allora non ero ancora ben formata, ed onestamente non capivo la curiosità di questo uomo per un corpo giovane come il mio”. D’un tratto la bianca mi interrompe, i suoi occhi sono sbarrati, e smette di scrivere sul suo taccuino. Mi chiede: “Ti ha parlato? Quando è arrivato, ti ha detto qualcosa?”. Mi sforzo di ricordare: “Sì, ha cercato di calmarmi. Mi ha detto di essere Mami Houatta, l’uomo della notte. Il suono della sua voce era soffice, e rimbombava all’interno della nostra piccola casa. Ho avuto paura che mia zia lo sentisse, ma lui mi ha tranquillizzata, assicurandomi che nessuno avrebbe potuto sentire la sua voce, eccetto me. Mi rendevo perfettamente conto della gravità della cosa. Io giovane donna, sola con un uomo adulto, in casa di mio zio.”
Smetto di parlare, e mi trovo di nuovo a riflettere. Questa ragazza, non so perché, mi ispira fiducia. Decido di raccontarle tutto. In fondo sono quasi sicura che lei, qui nel nostro villaggio, non tornerà mai più e la sento stranamente complice. Le uniche persone cui voglio veramente nascondere questa storia sono mio padre e mio fratello. Ma loro mi hanno affidata ai miei zii subito dopo la morte di mia madre, e da allora non li ho mai più rivisti. So bene di appartenere ormai molto di più a questo villaggio, di quanto non appartenga più a loro, che sono diventati per me soltanto un ricordo. Questo pensiero mi intristisce, ma la giovane donna non mi lascia il tempo di sprofondare nella palude delle mie solitudini. Incalza, interrompemdo il silenzio: “Continua a raccontarmi, quando l’hai rivisto?”. Sorrido: “Sempre, da allora l’ho rivisto ogni martedì notte. In sette anni, non ne ha saltato uno. Le prime settimane veniva, e mi parlava. Mi raccontava di essere uno spirito delle acque e di venire dal lontano Oceano. Per questo il suo corpo, dalla vita in giù, aveva forma di pesce. Presto mi sono accorta che i suoi occhi profondi mi incantavano, e che la luce con cui compariva, riempiva la stanza di uno strano calore. Ormai avevo la certezza di essere la sola a vederlo e sentirlo. Mia zia non mi aveva mai chiesto nulla, e le settimane passavano come se nulla accadesse”. Allora la ragazza, preoccupata, mi ha chiesto: “E tu non avevi paura?”. Io, paura? “No”, risposi sicura. “No, ho capito che Mami Houatta era uno spirito buono, e che tutto quello che cercava, era un po’ d’amore. È stato così che un giorno, all’improvviso, le sue grandi mani hanno iniziato a carezzarmi. Ero cresciuta, e da poco i miei seni avevano preso forma. Erano rotondi e sodi, come piacciono ai ragazzi. E lui cominciò, lentamente, a gioire del mio corpo. Settimana dopo settimana, mi ha iniziata all’amore ed è diventato l’amante di lunghe notti durante le quali il mio corpo vibra di un piacere incomparabilmente intenso. Ogni martedì, fedele, torna da me e mi porta l’amore”.
Mi resi conto che la ragazza mi guardava sbalordita, forse anche un po’ perplessa. Questa volta non intervenne. Fui io a continuare. “Da allora, la mia vita è completamente cambiata. Non so né come né quando, ma tutti al villaggio hanno capito il mio destino. Ed automaticamente, hanno cominciato a trattarmi come una diversa. L’uomo della notte è assai geloso ed esigente, e pretende uno stile di vita che presto finisce per distinguersi da quello delle altre donne africane. Ama la pulizia in un modo maniacale. La mia biancheria intima deve essere imperativamente bianca, il suo colore preferito. Devo sempre fare attenzione a che le lenzuola del mio letto siano linde, ed ogni volta che viene devo preparargli qualcosa da mangiare. A volte, quando facciamo l’amore, sento una musica forte che vibra in tutto il mio corpo. Suona per ore intere. Resto a lungo stordita dall’intensità di quel piacere che si prolunga nel tempo. Mi riposo e infine andiamo sulla veranda, dove gli faccio trovare qualcosa da mangiare. Mi ritrovo spesso nel pieno della notte, a far grigliare l’unico pollo rimasto nel nostro pollaio. So che il giorno dopo mi aspetta la sfuriata di mio zio, che contava su quel pollo per la festa della domenica, unico giorno in cui mangiamo la carne. Ma non resisto alla volontà di accontentare Mami, ad ogni suo desiderio”.
Mi domandai perché mai scrivesse parola per parola quello che gli raccontavo. Ma in fondo mi faceva piacere. D’un tratto mi colse impreparata: “Ma tu non hai un fidanzato?”. Ora sono io a strabuzzare gli occhi! “Sì, è lui il mio fidanzato. Io non posso avere altri uomini, perché Mami è molto geloso, e mi impone un totem”. La vedo confusa “Sai cos’è un totem?” le chiedo per aiutarla. “Ti spiego: Mami Houatta sceglie attentamente le sue compagne. Ma non basta essere scelte da lui. Nel tempo, bisogna meritarsi le sue visite. Perché lui torni puntualmente, si deve rispettare un totem, un insieme di regole. Queste regole diventano sempre più dure, col passare degli anni. All’inizio mi vietò di mangiare certi frutti, di indossare alcuni colori. Poi ho dovuto rinunciare ad allontanarmi dal villaggio, anche per soltanto una settimana. Mami non ama arrivare e non trovare le sue amanti. Per un periodo ho avuto un compagno, ma restare con lui è stato impossibile. Sono pochi gli uomini che possono accettare che la propria donna abbia una relazione con uno sconosciuto, che piomba di notte nella sua casa, e si impossessa di lei.  D’altra parte, per me ormai è impossibile gioire con un altro uomo. Il piacere che mi dà Mami Houatta non è assolutamente comparabile a quello di cui sarebbe capace un normale essere umano”.
Migliaia e migliaia di anni fa, nei villaggi lungo la costa del Ghana, un gruppo di donne, di tutte le età, si rivoltarono al loro destino di mogli e madri schiave. Stanche dei soprusi subiti, decisero di avvelenarsi. Fu un suicidio di massa. Alcuni uomini, pentitisi, scelsero di morire con le loro donne. Migliaia e migliaia di corpi giacevano lungo le spiagge. Donne vecchie, dalle pelli stanche ed avvizzite. Madri dai seni gonfi di latte. Donne dai volti fieri, e le mani consumate dalla fatica. Fanciulle invecchiate da violenze subite fin da bambine. Adolescenti senza speranze.  D’un tratto una grande pioggia ha spazzato via tutti i loro corpi, ed ha liberato la terra da un impossibile odore di morte. Le anime di queste donne suicide si sono incarnate nel corpo di uomini belli e sublimi, come Mami Houtta. Questo spirito del mare torna in terra africana sotto aspetto di uomo-pesce, per rivendicare il dolore di queste antenate africane. Dietro ogni Mami Houatta, c’è il dolore di una donna. La sua sofferenza e la sua morte.



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