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Milan Kundera: “La festa dell’insignificanza” scatena i critici e Gad Lerner

MILANO – Il nuovo romanzo di Milan Kundera, “La festa dell’insignificanza”, esce in libreria il 30 ottobre scorso per Adelphi. Come suole in questi casi, Repubblica e Corsera fanno da megafono, rispettivamente con un breve estratto dal libro accompagnato da ampia ricognizione critica a firma di Antonio Gnoli e un corsivo di Alessandro Piperno.

Si tratta di anteprima mondiale. Lo scrittore ceco ha scritto ancora una volta nella sua lingua acquisita, il francese, ma l’edizione Gallimard è prevista soltanto per il 2014 mentre milan-kunderala traduzione di Massimo Rizzante fa da apripista. Lo ribadisce il 2 novembre dallo studio di “Che tempo che fa” il patron di Adelphi, Roberto Calasso, solo in margine a un’intervista sull’Adelphiana che della casa editrice celebra i 50 anni.

I risvolti di copertina di Adelphi non sono mai casuali, rappresentano il legame tenace fra tutti i libri in catalogo. Quasi un’opera a sé stante, come sancito dalle “Cento lettere a uno sconosciuto” che Calasso raccolse qualche anno fa. Nel caso del nuovo Kundera, dal risvolto si apprende che “La festa dell’insignificanza è un modo per “Gettare una luce sui problemi più seri e al tempo stesso non pronunciare una sola frase seria, subire il fascino della realtà del mondo contemporaneo e al tempo stesso evitare ogni realismo”.

Gnoli tenta di aggrapparsi ai personaggi per poi decretare: “Strano romanzo: tocca tutte le corde di una civiltà al tramonto senza prenderle mai troppo seriamente”. Mentre Kundera dal canto suo aiuta citando Hegel “Solo dall’alto dell’infinito buonumore, puoi osservare sotto di te l’eterna stupidità degli uomini e riderne”.

Questi dunque i presupposti di un romanzo che Alessandro Piperno scruta a partire dalle bozze imbastendone un’analisi distesa, dal divano di casa sua. Non ha pregiudizi e gli interessa il ragionamento che porta il lettore a concludere con lui che: “Kundera difficilmente si innamora di un’opinione. Tratta le opinioni con disinvoltura erotica”. E ancora, provocatoriamente: ”Tutto questo rende Kundera uno scrittore di sorprendente inattualità. Oggi tutti hanno un’opinione su tutto: sulla cultura, sulla politica, sull’economia, sulla gastronomia, sugli uomini, sulle donne, sull’onesta, sulla disonestà, sul bene, sul male… E usano qualsiasi mezzo (anche il più epigrammatico) per comunicartela. Kundera tratta le opinioni forti con cautela. Immagino che questo dipenda da una deformazione biografica: la sua vecchia battaglia contro il totalitarismo. Una vera ossessione che condiziona tutto quello che scrive”.

Nel 1985 “L’insostenibile leggerezza dell’essere” rese celebre Kundera in Italia insinuandosi nella cultura pop. Arrivava dalla lontana Cecoslovacchia, il libro che Roberto D’Agostino citava come un mantra nel salotto di “Quelli della notte“. Venditti prese a prestito il titolo per una canzone. Non meraviglia perciò che Dagospia rilanci l’anteprima di Repubblica condensando il proprio punto di vista in uno dei suoi titoli infiniti: “L’insostenibile potenza seduttiva dell’ombelico – il nuovo romanzo di Kundera: il senso della esistenza umana, alla fine, è tutto nella sua stessa insignificanza…”

Più inattesa la sortita di Gad Lerner dalle colonne del suo sito e giù per i rivoli di twitter. Il 3 novembre sentenzia: “Peccato, l’ultimo libro di Kundera è una boiata“. Dedica cento parole alla sua argomentazione domenicale che in sostanza boccia un Kundera pruriginoso, dal talento sbiadito, preda dell’insignificanza. Dà così la stura alle opinioni che discutono non più il libro dell’autore ceco ma l’arte stessa della stroncatura. E tutto sommato con sorprendente moderazione, come quando FrancescoM invoca un giornalismo etico, capace di elevarsi: “Non discuto il giudizio critico in sé. Tutto è permesso nella critica compresa una stroncatura di un libro di uno scrittore importante. Sorprende, però, lo stile qualunquista di questa critica. Kundera – come qualsiasi altro grande scrittore – può meritarsi un giudizio negativo. Questo dovrebbe essere articolato, formulato e spiegato e l’autore della critica dovrebbe sforzarsi di essere all’altezza di uno scrittore importante”.
(E.B.)

→ L’articolo di Alessandro Piperno sul Corriere della Sera
→ La recensione di Antonio Gnoli su la Repubblica
Dagospia ripubblica l’estratto dal libro di Kundera presentato su la Repubblica
→ Il post di Gad Lerner su “La festa dell’insignificanza”


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