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LETTERATURA

T.C. Boyle e l’enigma della ragazza selvaggia di Plant City, anzi, del ragazzo selvaggio dell’Aveyron

  • 6 febbraio 2018
  • 12:16

A Plant City devi stare attento a come cammini, può sempre capitarti di calpestare una fragola. Certo, notoriamente può andare anche peggio ma qui sulle fragole infinite che cantava John Lennon si basa l’economia di una intera comunità.

Qui si vantano di essere la capitale mondiale della fragola invernale, una volta l’anno si tiene in tutta pompa il Florida Strawberry Festival e bene o male le mani sulla città le ha messe Gary Wishnatzki, padrone della Wish Farms che produce e distribuisce fragole per tutta la Florida, almeno. E non ci si meraviglia più di tanto sapendo che tutto ebbe inizio col nonno Harris immigrato russo che faceva il fruttivendolo a New York. Siamo pur sempre nel paese in cui Jimmy Carter vendeva noccioline, no?

In quest’incanto fruttivendolo fatto di case basse, strade tirate a lucido e mammine abbronzate che portano i bambini per mano a Dinosaur World, non riesce nemmeno a soggiogarti l’esilarante “fragolone” che sta al Sansone Park, una cisterna imponente dipinta senza vergogna come una fragola gigantesca. Qui “sembra” tutto a colori, la gente sorride e se ti corichi all’Holyday Inn Express non smettono mai di sorridere e terrorizzarti al solo pensiero di un tuo passato da fumatore. Che pace, eh?

Solo che poi quest’America dentifricia e abbiente comincia a darti un po’ noia. Quella locomotiva rossa in bella posa al museo “ferroviario” Willaford è l’unica cartolina che ti rimane mentre intorno imperversano solo queste benedette fragole. La noia fa largo a una certa ansia. Dopo aver guardato, pensi.

Vuoi vedere che qui, fra laghi e laghetti, non è così diverso dagli immediati paraggi? Da Stati del sud che è come se sovrastino questa Florida a forma d’apostrofo. Insomma, l’Alabama razzista di Harper Lee, la Georgia perbenista di “Via col vento” o, meglio, il violentissimo Mississippi di Faulkner che in “Mentre morivo” dà fiato a un coro di voci contrastanti per raccontare l’angoscia della famiglia e la forza inarrestabile della natura.

Ma quale pace, signori. Quale pace. Il 13 luglio del 2005 una donna di Plant City in Florida riferisce alla polizia un fatto strano: nella casa di una vicina, che a quanto le risulta vive lì da tre anni col fidanzato e due figli maschi grandi, avvista una bimba. La vede scostare una coperta sporca e scrutare fuori dal vetro rotto di una finestra, poi sparire all’istante.

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Danielle in ospedale dopo essere stata ritrovata dal detective Holste. Aveva 6 anni. A destra la bambina è con la sua nuova famiglia, due anni dopo

Il detective Mark Holste una volta sul posto rimane impressionato: “C’erano feci di animali sul pavimento e spalmate sulle pareti. Avanzi di cibo ovunque. Cicche di sigaretta ovunque, ragnatele sul soffitto. C’erano migliaia e migliaia di scarafaggi”. In una delle camere al piano di sopra viene trovata Danielle, la bambina alla finestra. Ha morsi di insetti in ogni parte del corpo e indossa soltanto un pannolino. Ha circa sei anni ma i medici dell’ospedale dichiarano che il suo sviluppo comportamentale e linguistico è fermo all’età di sei mesi. Le viene diagnosticato un autismo di origine ambientale, sostanzialmente irreversibile.

Fin qui il caso. Poi, data la delicatezza della questione, a distanza di ben tre anni il caso è diventato nazionale. Il 3 agosto 2008 il St. Petersburg Times di Tampa pubblica in tre puntate questa storia incredibile che vale alla sua autrice, Lane Degregory, il premio Pulitzer 2009.

La migliore letteratura ha fatto il resto, sfruttando la profondità e i mezzi espressivi adeguati per perlustrare fatti così indicibili. Fatti non così rari nella storia dell’umanità. E in questo senso “Selvaggio” di T.C. Boyle (del quale siamo lieti di farvi leggere una scheda riassuntiva e un breve estratto) è esemplare. Si basa su una storia vera, molto simile a quella di Danielle, se non fosse che è avvenuta sul finire dell’età dei Lumi nei boschi della Francia meridionale. Nel riarrangiare la leggenda di Victor, il ragazzo dell’Aveyron (già celebrata da Truffaut nel suo “Il ragazzo selvaggio”) lo scrittore raggiunge un culmine di umanità e humor che è il personalissimo marchio del suo repertorio, da “América” a “Amico della terra”.

C’è da chiedersi se in Italia ce l’abbiamo uno scrittore come Boyle, in grado di silenziare crocchi di opinionisti e criminologi in continuo pronunciamento sulle Avetrane di ognidove. La letteratura, nella sua più pratica accezione di new journalism, può ancora combattere con la forza della documentazione quella perversione del giornalismo che si fa operetta. Che dell’Aveyron e Plant City racconterebbe fino allo sfinimento la cronaca non tanto le ragioni – o le regioni – profonde.
(Vanni Portella e Barbara Pezzopane)


→ Leggi l’articolo del St. Petersburg Times (“The girl in the window”)
“Selvaggio” di T.C. Boyle (Leconte 2011)
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