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LETTERATURA

Letargia bracciante: quel che rimane di Carlo Levi fra le aspre terre di Lucania

  • 24 gennaio 2018
  • 11:14

“Come in un viaggio al principio del tempo, ‘Cristo si è fermato a Eboli’ racconta la scoperta di una diversa civiltà. È quella dei contadini del Mezzogiorno: fuori della Storia e della Ragione progressiva, antichissima sapienza e paziente dolore”. È Carlo Levi stesso, nella prefazione, a enunciare il soggetto della sua opera più nota e certamente più sofferta. colangelo-gente-di-gagliano

Rimane allora in tema, Vito Angelo Colangelo che s’interroga proprio su quella civiltà, indagando la vera identità dei personaggi che popolano le pagine dell’autore torinese in “Gente di Gagliano” (Circolo Culturale Nicola Panevino 1996). Il sottotitolo è didascalicamente illuminante (se l’ossimoro non offende), “Ritratti di personaggi leviani”, perché si tratta esattamente di un affresco a parole di quel “mondo dei contadini, indifferentemente paciosi o pugnaci”, dove non si entra senza una corretta chiave di interpretazione storica, come potrebbe ammonire, che so, un Rocco Scotellaro.

Un saggio dal retrogusto romantico che chiarisce con originalità non ostentata il rapporto psicologico che legava Levi alla popolazione della sua Gagliano-Aliano (dove del resto ha preteso di essere sepolto). Ma Colangelo ha il merito di non concentrarsi solo sulla suggestione “bracciante”, la sua analisi ha tratti di consapevole profondità antropologica che erano uno dei proponimenti più onesti della imponente versione cinetelevisiva del capolavoro leviano curata da Francesco Rosi (e scritta da par loro con Raffaele La Capria e Tonino Guerra). Qui molti personaggi noti ai lettori come possibili finzioni letterarie sono messi a confronto con gli uomini e le donne in carne e ossa che li hanno ispirati (di cui viene, spesso per la prima volta, rivelata l’identità).

Scopriamo così che il pittoresco podestà Luigi Magalone si chiamava in realtà Luigi Garambone ed era un apprezzato maestro e uomo politico molto diverso dalla figura vagamente ridicola di borghese tronfio e fascista dipinta da Levi; stessa rilettura in negativo subirono, tra gli altri, Don Pietro Liguari (al secolo Don Carlo Sarconi), Donna Caterina e i due medici Milillo (Giuseppe Mele) e Gibilisco (Eduardo Scardaccione). Dall’accostamento si nota allora che i personaggi più umili sono quelli di cui Levi ci ha restituito un ritratto più aderente al vero: la descrizione degli americani, del becchino (Vincenzo Palmino), di Don Cosimino, della fatidica Santarcangelese (un’indimenticabile Irene Papas sullo schermo), delle donne e i bambini di cui lo scrittore al confino era solito circondarsi appare fedele, romanzata appena. Come a dire che non ci sono artifici scenici più efficaci della loro autentica semplicità. “Gente di Gagliano” si completa (e si spiega davvero, diremmo) con la riproduzione dei quadri dipinti da Levi in quel periodo, oltre che da alcune poesie concepite lì nel cuore di una Lucania che tuttora in pochi conoscono a fondo, nonostante gli ammirevoli sforzi della Lucana Film Commission per fare un esempio.

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Carlo Levi di nuovo ad Aliano nel 1960 in uno scatto di Mario Carbone che lo seguì nel viaggio del suo ritorno

“Divagazioni Leviane” (Editrice BMG 2002) cammina ancora di più sulla sottile linea di confine che separa la realtà dall’architettura letteraria, le “casette sparse, bianche, con una certa pretesa nella loro miseria” di Gagliano dal profilo autentico di Aliano a picco sui calanchi. Francesco Paolo Mattatelli, lucano vero, ci trascina in un viaggio personale e collettivo, tentando nuovamente di rintracciare e, se possibile, correggere alcune delle deformazioni artistiche presenti nel “Cristo”. Il libro ripercorre luoghi, aneddoti, personaggi che, nella libertà interpretativa concessa agli uomini d’ingegno, sono diventati altro da ciò che erano; ma è anche, come il titolo suggerisce, una divagazione sul tema: intriso di ricordi, ricco di accenni garbatamente sentimentali. Una testimonianza molto sentita sulle ceneri di un mondo quasi scomparso, lontano nel tempo (e fors’anche nella pura, tramontante coscienza ideologica contadina) ma sempre presente nella memoria, esposta con uno stile che Giovanni Caserta nella cocente prefazione (“Nuova introduzione a Carlo Levi”) definisce “svagato”, tanto da assumere “qua e là le movenze del monologo interiore”.
(Valentina Natale)


• Circolo Culturale Nicola Panevino, via Stella 65 – Aliano (Matera)
Tel./fax: 0835.568074 – 329.9636664
circoloculturalepanevino@gmail.com

• Editrice BMG, via della Scienza 28 – Matera
Tel. 0835.383022


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