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LETTERATURA

John Updike: le 6 regole d’oro per scrivere una recensione etica, rispettosa (e possibilmente interessante)

  • 22 gennaio 2015
  • 12:13

Dal 1954 John Updike ha pubblicato tanto sul New Yorker. Poesie, racconti, ma soprattutto un personale esercizio della critica letteraria trovò spazio e dette slancio al dibattito culturale cittadino. Nel 1975 esce per Knopf “Picked-up Pieces”, letteralmente updike_pickeduppiecesuna “raccolta” contenente alcuni fra questi saggi (su Borges, Kierkegaard, Robbe-Grillet, Cheever, etc.). Nell’introduzione lo scrittore, ferito in gioventù dagli strali di recensori (scriteriati?), elenca le 6 regole essenziali per la recensione etica e generosa.
(E.B.)

1. Cercate di capire ciò che l’autore ha voluto fare, e non biasimatelo per non essere riuscito in ciò che neppure si proponeva di fare.

2. Fornite una quantità sufficiente di citazioni dirette – almeno un ampio estratto dal libro – in modo che il lettore della recensione possa formarsi una propria impressione, saggiare la prosa da sé.

3. Anziché procedere con una sinossi sfocata, rafforzate la vostra descrizione del libro con citazioni lunghe almeno un periodo.

4. Andateci piano col riassunto della trama, e non sciupate il finale (quale stupore e indignazione provai allorché, innocente com’ero, scoprii che i recensori spiattellavano – e con la sublime sommarietà di Signori ubriachi nel riferire di una rivolta contadina – tutti gli snodi della mia narrativa colma di suspense e sorprese!). L’ironia più grande è che gli unici lettori i quali si avvicinano al libro secondo le intenzioni dell’autore, senza un’inquinata conoscenza della trama, sono proprio i tanto detestati recensori. E poi, anni dopo, il beato sempliciotto che a caso prende il volume dallo scaffale di una libreria.

5. Se il libro è giudicato negativamente, citate un esempio riuscito di opera affine, dalla produzione dell’autore o altro. Cercate di comprendere il fallimento. Siete certi che sia dell’autore e non il vostro?

6. A queste cinque regole pratiche potrebbe esserne aggiunta una sesta più vaga, attinente a una sorta di purezza che andrebbe mantenuta nella reazione chimica fra il prodotto e chi deve giudicarlo. Non accettate di recensire un libro verso il quale siete mal disposti a priori, oppure ben disposti per amicizia. Non ergetevi a custodi di una tradizione, a paladini di standard prefissati, a guerrieri di una battaglia ideologica, a funzionari addetti a qualsiasi sorta di correzione. Non tentate mai, in nessun caso di sminuire l’autore, facendone la pedina di un antagonismo fra recensori. Recensite il libro, non la reputazione. Arrendetevi a qualunque incantesimo, debole o forte che sia. L’elogio e la condivisione sono preferibili alla condanna e al divieto. La comunanza tra il recensore e il suo pubblico si basa sul presupposto che la lettura sia in grado di offrire determinati piaceri, e tutta la nostra capacità di discriminare dovrebbe piegarsi a questo scopo.
(traduzione di Elena Balbo)


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