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LETTERATURA

Vanessa Bell: pittrice o sorella di Virginia Woolf?

  • 30 marzo 2016
  • 15:17

Vanessa Bell non è stata solo la sorella di Virginia Woolf.
Sfidò le convenzioni estetiche del suo tempo con la pittura
e quelle sociali con il suo stile di vita. Fu uno dei collanti
del gruppo di Bloomsbury 
e scrittrice memorialista di talento.
Eppure non smise mai l’orgoglio più grande: aver custodito
i segreti della piccola Virginia, come spiega
LIA GIACHERO
introducendo lo scritto in cui Vanessa racconta
l’infanzia della sua famosa e problematica sorella.

Introduzione | Breve resoconto dell’infanzia di Virginia


In Italia, nel definire Vanessa Bell come la sorella pittrice di Virginia Woolf, spesso si è posto maggiormente l’accento sulla parola ‘sorella’ con il suo complemento di specificazione anziché sulla parola ‘pittrice’. Qualcosa è cambiato dopo che l’autobiografia di sua figlia Angelica Garnett (“Ingannata con dolcezza. Un’infanzia a Bloomsbury”) ha contribuito a rivelarcela nella sua essenza di donna e dopo che la mostra “Vanessa Bell e Virginia Woolf. ‘Disegnare la vita’”, tenutasi a Ferrara nel 1996, ce ne ha finalmente mostrato i quadri in numero adeguato per poter davvero apprezzare il suo itinerario di ricerca estetica.

vanessa-bell

Vanessa Bell. Sua figlia, Angelica Garnett, ha scritto di lei: “Vanessa aveva la pittura nel sangue. Non aveva la ricchezza di doni di certe donne artiste, capaci di esprimersi anche mediante la musica o la scrittura. È vero, spesso si faceva da sola i vestiti o si dedicava al ricamo, ma anche questo rientrava nella categoria dei piaceri visivi. Era una persona onesta e rigorosa, il che faceva sì che avesse un modo di porsi molto diretto, che incantava uomini come Roger Fry o Dunoyer de Segonzac, ma che, occasionalmente, esasperava le donne, come le cugine Fisher o la sua amica Madge Vaughan, che la ritenevano arrogante e brusca quando lei, in realtà, era semplicemente capace di farsi assorbire solo da problemi di natura astratta e visiva”

La figura che il libro di Garnett e il catalogo della mostra restituiscono è quella di una donna piena di fascino e di talento, che ha trascorso l’esistenza a fare il contrario di quello che gli altri si aspettavano da lei.

Vanessa Bell, nata Stephen, non fece un buon matrimonio nell’aristocrazia, come aveva sperato il suo fratellastro George Duckworth, né visse tutta la vita con l’uomo che aveva sposato, come è lecito presumere che avrebbe sognato sua madre Julia Jackson, peraltro morta troppo presto per vederla sistemata. Contrariamente alle tendenze familiari non mise la sua creatività al servizio della letteratura, ma divenne un’artista. Non fu una convenzionale pittrice alla moda, come la società inglese di inizio secolo poteva aspettarsi da una donna che prendeva in mano i pennelli, ma sfidò le convenzioni estetiche del suo tempo, assumendo come punti di riferimento estetici le avanguardie francesi. Non visse la vita di specchiata moralità ‘doverosa’ per una donna della sua classe sociale, ma si separò dal marito, dopo aver avuto due figli; ebbe come amante per alcuni anni Roger Fry, eminente storico dell’arte, e poi visse la maggior parte della propria esistenza con Duncan Grant, omosessuale dichiarato, che divenne, però, padre di Angelica, sua terza figlia.

Ma Vanessa non fu nemmeno una ribelle da manuale, una Giovanna d’Arco statica e solitaria. Fu una madre felice e una nonna affettuosa, appagata dalla vita di famiglia, purché gliela lasciassero gestire con le sue regole personali, e, quando in arte ebbe sperimentato tutto ciò che l’avanguardia poteva offrirle, tornò a dipingere nature morte, ritratti, paesaggi.

Le sue lettere, pubblicate nel 1993, rivelano quanto importante sia stato il suo ruolo all’interno del Bloomsbury Group, vale a dire quanto la sua personalità sia stata uno dei collanti che sono riusciti a tenere unito questo gruppo di intellettuali geniali e nevrotici, mentre i suoi scritti autobiografici, usciti nel 1997, ci mostrano una donna sensibile, decisa e molto spiritosa. Attraverso questi materiali, Vanessa ‘il delfino’ (così l’aveva soprannominata il marito) dà un colpo di coda all’immagine di pittrice fino al midollo (la definizione è di Angelica Garnett) che ci eravamo fatti di lei, rivelando di aver avuto anche un certo talento come scrittrice memorialista.

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Virginia Woolf in un ritratto di Vanessa Bell esposto alla Monk’s House di Rodmell nel Sussex. La Monk’s House è stata la residenza dei Woolf dopo il loro trasferimento da Asheham. Un vecchio cottage all’ombra della chiesetta del villaggio. John Lehmann scriveva: “Dopo pranzo, nella sala del primo piano donde si vedeva il giardinetto col frutteto da un lato e la vasca dei pesci rossi dall’altro, a Virginia piaceva sedersi sulla sua sedia accanto al fuoco, a fumare in un lungo bocchino le forti sigarette che lei stessa si arrotolava. E parlava”

Virginia Woolf era solita lamentarsi del fatto che sua sorella fosse una pittrice elusiva, cioè che i suoi quadri non raccontassero ‘storie’ – Woolf amava la pittura narrativa – e neppure rivelassero nulla della loro autrice. Gli scritti autobiografici di Vanessa Bell, in cui lei parla molto di più della famiglia e degli amici che non di se stessa, obbligandoci spesso a leggere fra le righe per cercare di indovinare il suo pensiero, ci confermano quanto fosse riservata. Non fa eccezione nemmeno “Notes on Virginia’s Childhood”.

Vanessa alle prese con il racconto dell’infanzia della sua famosa e problematica sorella ce ne restituisce, con una sorta di distacco, la bellezza, la fragilità e l’indubbia precocità. Dà poco spazio alla gelosia e al disagio che la piccola Virginia le fece sperimentare, costringendola a dividere l’affetto dell’adorato fratello Thoby, facendole subire la sua lingua tagliente e i suoi umori. La saggezza dell’adulta filtra il ricordo, depurandolo del risentimento che la bambina ha sicuramente provato. Ma qualcosa ha conservato la sua forza attraverso gli anni: l’orgoglio di Vanessa per essere stata la depositaria dei segreti della sorellina, quella che conosceva il suo timore per il giudizio degli adulti, l’unica ad aver mai saputo del suo primo, vano, tentativo di veder pubblicato un racconto.
(Lia Giachero)


Guarda la gallery della BBC con 142 dipinti di Vanessa Bell


Letture
Q. Bell, “Virginia Woolf”, Garzanti 1974
V. Bell, “Sketches in Pen and Ink. A Bloomsbury Notebook”, Chatto & Windus 1997 (a cura di L. Giachero)
E. Chiavetta, “V. & V.: Vanessa Bell”, in R. Calabrese, E. Chiavetta, “Della stessa madre, dello stesso padre. Tredici sorelle di genii”, Luciana Tufani Editrice 1996
Comitato Biennale Donna (a cura di), “Vanessa Bell & Virginia Woolf. ‘Disegnare la vita’, Ferrara, Civiche Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea” 1996 (catalogo mostra, Ferrara, Palazzo Massari, 19 maggio – 28 luglio 1996)
J. Dunn, “Sorelle complici”, Bollati-Boringhieri 1995
A. Garnett, “Ingannata con dolcezza. Un’infanzia a Bloomsbury”, La Tartaruga 1990
L. Giachero, “Vanessa Bell. L’ape regina di Bloomsbury”, Selene 2001
D. F. Gillespie, “The Sister’s Art. The writing and painting of Virginia Woolf and Vanessa Bell”, The Syracuse University Press 1988
H. Lee, “Virginia Woolf”, Chatto & Windus 1996
R. Marler (a cura di), “Selected Letters of Vanessa Bell”, Pantheon 1993
F. Spalding, “Vanessa Bell”, Weidenfeld & Nicolson 1984
V. Woolf, “Momenti di essere”, La Tartaruga 1977 (a cura di J. Schulkind)


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