Intanto
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il cruccio antico degli artefici e dei fondatori, siano essi apprendisti o titolari, risiede nelle domande. Per esempio: dove finisce la citazione e dove comincia l’appropriazione indebita? Oppure, dove finisce la creazione e dove comincia la ricreazione? Borges diceva che l’Odissea contenesse già tutte le storie e che esse fossero in pratica finite lì. Così nei secoli si sarebbero solo rielaborate narrative già segnate da Omero. Poi si è detto, con l’assenso di Picasso, che il talento imita, l’artista copia e il genio ruba. Ma ormai aforismi così chiacchierati hanno finito per diventare gli alibi di speculatori, mercanti e rapinatori di idee. Goethe epigrammava che il genio è applicazione dunque non appropriazione, né tantomeno vocazione. Resta il fatto che le vie dell’immaginazione sono infinite e possono risultare anche perverse, illecite, lì per lì non reputabili. Per questo, val la pena di interrogarsi ancora sui limiti dell’originalità e sui diritti dell’ispirazione e se la proprietà – in senso lato – sia effettivamente un furto. La questione è universale, ha seminato controversie tenendo in vita il beneficio del dubbio rispetto alla paternità di un’idea. Qui ci limitiamo a farvi alcuni esempi. Vuoi suggestivi, vuoi inquietanti. Giudicate voi.





García Márquez ha copiato García Márquez?
di BARBARA PEZZOPANE

La storia, in sintesi, è che anche lui riciclava. Gabriel García Márquez l’ha fatto almeno una volta, come ogni onesto redattore, per riempire un buco nel timone di un giornale, perché il tempo stringe e la pagina va chiusa a tutti i costi e allora dàgli, allunga il brodo, scorri i cablogrammi, vedi se c’è qualche notizia che può essere gonfiata, trova qualcosa, semmai riscrivi il già scritto, presto, su su.
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Umberto Galimberti ha copiato da altri?

di GHERARDO FABRETTI

“Umberto Galimberti, l’unica macchina fotocopiatrice che abbia mai ottenuto una cattedra universitaria”. Sulle colonne del Giornale Matteo Sacchi va giù duro. Forse Montanelli la questione l’avrebbe posta con maggior eleganza, eppure, dati alla mano, la sostanza – l’inchiostro se si preferisce – non sembra mutare.

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Falsi: Elmyr De Hory ha copiato o è stato copiato?

di GABRIELLA MONTANARI
Si è svolto recentemente a Torino un convegno sull’applicazione del diritto d’autore all’arte contemporanea: “Copyright o right to copy?”. La risposta sorge spontanea: certo che si può copiare, a condizione di non firmare con il nome d’altri.
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Appropriation art: Richard Prince ha rubato le foto di Patrick Cariou?

di VALENTINA NATALE
In principio fu Andy Warhol, che pensò di utilizzare lattine della nota zuppa Campbell come soggetto di una serie di quadri. Chissà se lo immaginava, che quell’idea rivoluzionaria avrebbe fatto proseliti e che decenni dopo suoi nipoti e pronipoti putativi (Jeff Koons in testa) ci avrebbero costruito sopra un vero e proprio filone.
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Daniele Luttazzi ha copiato la satira USA?
di EMILIO SOLA
Non discute la tesi di laurea in Medicina, Daniele Luttazzi. La consegna e si rifiuta di discuterla. È una forma di protesta contro le baronie dell’università. Chi lo conosce bene, non si stupisce. Daniele, del resto, agisce sempre in linea con i suoi principi morali e con il suo senso etico. È una persona speciale, rara, coerente: ce ne fossero come lui!
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Street art e la campagna Obama: Shepard Fairey ha violato il copyright?

di VALENTINA NATALE
La faccia è quella nota, seria, concentrata, compunta e un filo accigliata, di Barack Obama. Il poster è quello, altrettanto famoso, della campagna elettorale del 2008: il volto del futuro presidente degli Stati Uniti che campeggia in primo piano, tra colori sgargianti, con una parola scritta in fondo che colpisce forte e chiaro.
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Copioni e copisti
18 FILMATI EQUIVALENTI

(Massimo Troisi, Woody Allen, Lawrence Kasdan, John Sayles, Diego Abatantuono, Aldo Maccione, Alberto Sordi, Gus Van Sant, Alfred Hitchcock, James Cameron, Roger Dean, Arnold Schwarzenegger, Michael Crichton, Massimo Trespidi, Karl-Theodor zu Guttenberg, Silvana Koch-Mehrin, Richard Benson, Zucchero, Maurice Bejart, Frédéric Flamand, Maurizio Cattelan, Amedeo Modigliani...)
guarda





“Las Meninas”: Picasso ha ricreato Velázquez

di VANIA COLASANTI
Dov’è il quadro?” domandò Théophile Gautier quando si trovò davanti a “Las Meninas”. Si sentiva confuso.
Il dipinto che aveva di fronte sembrava piuttosto una rappresentazione dell’invisibile, un riflesso appena percettibile. Un’opera tridimensionale, quella eseguita nel 1956 da Diego Rodríguez de Silva y Velàzquez, dove lo spettatore si ritrova catapultato all’interno della tela. Non ha scampo, è costretto a entrarvi.

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La “Sant'Anna”: gli allievi hanno copiato Leonardo

di GABRIELLA MONTANARI
Non c’è dubbio: copiare è un’arte. Ma a che serve la copia nel mondo dell’arte? In linea di massima a saziare tre tipologie di fame: quella delle budella, quella del mercato e quella di conoscenza.

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Novelization: i romanzi che copiano il cinema
Dall’articolo “Basta col romanzamento” di Tullio Kezich, pubblicato su “Sette/Corriere della Sera” n. 15/’93.

Ho ricevuto l’ennesimo romanzo ‘tratto da un film’ e rivolto un’accorata supplica a chi di dovere: questi finti libri, ve ne scongiuro, smettete di inviarmeli.
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Cina: il villaggio dei copisti
di GABRIELLA MONTANARI
Con la metro e un visto per la Cina continentale, si passa, in appena quarantacinque minuti, dalla grattacielesca Hong Kong all’onnivora Shenzhen, metropoli fungina del sottobosco cantonese. Sotto il suo cappello brulicano circa dieci milioni di laboriosi insetti.
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Rembrandt si è copiato bene

di FABIO INSENGA
Il 28 settembre 1583 Domenico Scandella, detto Menocchio, viene denunciato al Sant’uffizio per eresia. Fa il mugnaio a Montereale, un paese fra le colline friulane, venticinque chilometri a nord di Pordenone. Menocchio divide le sue giornate fra il lavoro duro al mulino e la sua passione per i libri.
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“La belle ferronnière”: chi copia chi?
di VANNI PORTELLA
È ancora tinto di giallo il caso “Leonardo - La belle ferronnière”. Attorno al capolavoro dell’artista italiano è dagli anni ’20 che va avanti una polemica che sembra non trovare soluzioni definitive.
I fatti: la signora Anurée Hahn negli anni ’20, appunto, era proprietaria del quadro che riteneva fosse autentico...
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“Avatar” ha copiato Roger Dean (e pure Moebius)?

di VALENTINA NATALE
Osservando i virtuali paesaggi mozzafiato di Pandora, pianeta futuristico su cui James Cameron ha ambientato “Avatar” (il suo ritorno al kolossal dopo i bagni e l’umidità del Titanic), più di qualcuno si è detto: ma io qui ci sono già stato. Immediatamente è partita la caccia al plagio (o all’onorevole omaggio)
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Architettura: le finestre finte
di VANIA COLASANTI
Singolare rarità nella storia dell’architettura, le finestre finte hanno inquietato e interrogato pochi studiosi. Al di là della scontata forza metaforica, queste false aperture sono all’origine di numerosi aneddoti della Roma più classica, e non soltanto.

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Francesco De Gregori ha copiato “Zingara”
?
di VALENTINA NATALE

Se c’è un campo in cui la nozione di plagio (riproduzione totale o parziale, da parte di un autore che fa passare per propria un’opera frutto del lavoro altrui) regna sovrana è sicuramente quello musicale: tenere il conto del gran numero di casi accertati, denunciati, dichiarati o solo presunti potrebbe conciliare il sonno anche alle menti più instancabili e operose.
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