rivista internazionale di cultura

INTERVISTE

Rita Marcotulli omaggia Pino Daniele: “Suonando con lui ho imparato la sintesi”

  • 4 aprile 2016
  • 12:33

ROMA – Si chiama “A Pino” l’omaggio che Rita Marcotulli porterà stasera alle 21 sul palco della Casa del Jazz. Un tributo al genio e al talento di Pino Daniele, scomparso poco più di un anno fa, con il quale la pianista e compositrice romana, una rita-marcotullidelle stelle del jazz del nostro paese, ha a più riprese collaborato, partecipando sia alla realizzazione dei lavori in studio che ai concerti di alcuni tour. Vincitrice del premio Top Jazz nel 2012, promosso dalla rivista Musica Jazz, come miglior artista del 2011, la Marcotulli nel corso della sua carriera ha unito e incrociato il suo talento a quello di altri grandi artisti, fra i quali Chet Baker, Billy Cobham, Pat Metheny, Peter Erskine, Richard Galliano. Alla Casa del Jazz proporrà riletture in gran parte strumentali di brani del grande musicista napoletano, con interventi vocali in alcuni dei brani della cantante Maria Pia De Vito, altra storica protagonista del jazz italiano.

Come è nata la tua collaborazione con Pino Daniele?
“Ho incontrato Pino per la prima volta nel 1990, andai a casa sua con Maria Pia De Vito per fargli sentire un po’ delle nostre cose. È da quel momento che è nata la nostra collaborazione”.

Cosa ha significato per te lavorare con lui da un punto di vista artistico e umano? Qual è l’insegnamento più importante che ti ha lasciato?
“Suonare con Pino è stata una delle esperienze più importanti della mia vita, non solo dal punto di vista musicale ma anche umano.  Pino era una persona speciale, schiva a volte, ma con un grande senso dell’ironia ed un grandissimo intuito. C’era un’immensa sintonia tra noi, forse anche perché siamo dei pesci entrambi, ci scherzavamo sempre. Il giorno del mio compleanno era sempre il primo a farmi gli auguri, era un po’ un gioco tra me e lui a chi faceva prima. Mi manca molto. Dal punto di vista musicale ho imparato molto. Noi musicisti improvvisatori abbiamo molto tempo per esprimerci ad esempio in un solo, e per esprimerci possiamo prenderci il tempo che vogliamo. In una canzone no. Ho imparato la sintesi. Devi essere molto attento a non invadere la voce, a colorare negli spazi, nel modo più minimale possibile. E fai parte di un puzzle, le tue note sono importantissime. Impari a scegliere, a cantarle le note e a non suonare quelle che non serve. Pino amava il jazz, la musica, anche in questo mi trovavo in sintonia. Una persona curiosa, amava ascoltare, ricercare. Era un musicista, chiamarlo cantante è riduttivo. E un grandissimo compositore”.

Pino-Daniele

“Pino è stato un inventore di uno stile (…) raccontava la sua vita attraverso la sua musica, la sua originalità era se stesso”

Che cosa è stato Pino Danele per la musica del nostro paese?
“Pino è stato un inventore di uno stile, è riuscito a mantenere la sua personalità pur spaziando in mondi diversi, sperimentando. Aveva questa grandissima facilità per la melodia e gusto armonico come pochissimi cantautori. Quello che rimarrà è la sua originalità. È quello che ad esempio con i giovani cantanti e tutti questi programmi tv sulle voci mi manca. Sono tutti preparatissimi dal punto di vista tecnico della voce, ma a me sembrano tutti uguali, non c’è mai qualcosa di veramente  originale. Cantare non è un esercizio di stile, dal mio punto di vista, ovviamente, ma esercitarsi e studiare è solo un mezzo per raccontare la vita, le emozioni. Non solamente ‘sentite che acuto pazzesco’. Ecco, Pino raccontava la sua vita attraverso la sua musica, la sua originalità era se stesso”.

Qual è stato il suo migliore momento creativo dal tuo punto di vista?
“Pino ha continuato ad essere creativo per tutta la sua vita e ha cercato sempre altre strade. A volte una strada è meglio dell’altra, ma non si è mai fermato. Poteva essere amareggiato, sì, semplicemente perché nel mondo discografico si predilige sempre la quantità invece che la qualità e questo penalizza qualsiasi artista. Pino comunque faceva ciò che voleva. Se si scocciava era: ‘faccio come dico io’ (ride). Io sono cresciuta con Pino Daniele con i vecchi cd tipo ‘Nero a metà’, ma ora che stiamo preparando questo omaggio a lui compositore ho scoperto tantissimi pezzi con melodie meravigliose che non conoscevo. Ha scritto così tanta roba magnifica che è difficile davvero scegliere. Mi reputo una privilegiata per averlo incontrato e aver potuto condividere dei bellissimi momenti della mia vita”.

Che musiche/canzoni hai scelto per il concerto di stasera?
“Soprattutto brani che si adattavano di più ad essere solo strumentali. Comunque alcuni dei vecchi e qualcuno più recente che ho suonato anche nei suoi cd. Li abbiamo scelti un po’ insieme ai miei compagni di viaggio. E ognuno di noi ha arrangiato chi più chi meno qualcosa. I miei compagni fantastici sono Nguyen (chitarra), Tore Brunborg (sax), Luca Aquino (tromba), Matthew Garrison (basso), Israel Varela (batteria), Alessandro Paternesi (batteria), Michele Rabbia (percussioni). Qualche titolo: ‘Alleria’, ‘Anna verrà’, ‘Un deserto di parole’, ‘Anima’,  ‘Quando’, ‘Desert in my head’, ‘Terra mia’, ‘Napul’è’, ‘Donna Concetta’. Ma ne ha scritte talmente tante che è davvero solo un assaggio”.
(Stefano Milioni)

Approfondimenti >

Storie

altri approfondimenti >
StorieMAG

English dept >

Storie

more >
momentismo-banner

Storie da leggere >

Storie

altre Storie da leggere >

A FUOCO | l'eccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: