rivista internazionale di cultura

INTERVISTE

Pippo Pollina: “Giuseppe Fava era un giornalista romantico e anche il grande scrittore di una Sicilia reale e metaforica”

  • 28 febbraio 2017
  • 12:03

Pippo Pollina (con l’ormai consolidato accompagnamento del Palermo Acoustic Quintet) porta nei teatri uno spettacolo che celebra a suo modo i 25 anni delle stragi di Capaci e Palermo in cui morirono i giudici Falcone e Borsellino. Il cantautore palermitano – già responsabile del folk-ambient filologico dei bravi Agricantus – ha lasciato l’Italia nel 1985, oggi vive a Zurigo. In gioventù ha collaborato con I Siciliani, la rivista pensata e diretta da Giuseppe Fava a conferma di un talento musicale con precise radici ideologiche.

pippo-pollina

Pippo Pollina: “Mi sono accorto che il confronto con le esperienze di vita altrui era fondamentale e che grazie a questa mia naturale propensione a chiedere agli altri come stanno e che cosa fanno, di cosa si occupano o cosa gli interessa poi inducevo gli altri a essere curiosi nei miei confronti e in questo senso la musica è veramente l’arte dell’incontro”

Da giovanissimo hai collaborato con “I Siciliani” e hai lasciato la Sicilia dopo l’omicidio del direttore e fondatore della rivista Giuseppe Fava: cosa ti ha spinto a lasciare la tua terra?
Cosa mi ha spinto a lasciare la mia terra: diciamo che io sono sempre stato uno curioso, ho sempre avuto desiderio di scoprire nuovi territori, nuove culture, nuove lingue, ero bramoso di capire come funzionasse il mondo e come funzionassero le altre culture, le altre mentalità, le altre persone. Ovviamente l’Italia in quel frangente lì viveva un periodo di grande difficoltà e all’orizzonte secondo me non c’erano le volontà politiche per un cambiamento reale, cosa che poi, con il senno di poi, si è rivelata fondata perché l’Italia è andata proprio in quella direzione lì e l’omicidio di Fava è giunto in un momento personale di difficoltà per cui ho pensato che dovevo prendere una pausa di riflessione. Attraverso quel viaggio di tre mesi credevo che sarei riuscito a trovare gli stimoli giusti per ritornare e ricominciare da capo. Cosa che poi non è accaduta perché durante il viaggio mi sono accorto che la scelta era stata quella giusta e che effettivamente non sarei più tornato.

Cosa ti è rimasto dell’esperienza de “I Siciliani”?
L’esperienza de I Siciliani è stata molto importante perché ho conosciuto non solo un grande giornalista ma un manipolo di giovani impegnatissimi cronisti che con grande spirito idealista descrivevano tutto ciò che accadeva in Sicilia incuranti dei pericoli che potevano correre. Quindi diciamo che quell’esperienza mi ha insegnato tante cose e, soprattutto, quello che mi manca è il romanticismo di quel periodo . Giuseppe Fava era un giornalista romantico, uno che amava la sua terra, amava il suo popolo e si sentiva, si avvertiva fortemente da tutto quello che scriveva e dal piglio con cui conduceva le indagini che poi lo portavano a scrivere quegli articoli meravigliosi e quei libri meravigliosi, perché Fava è stato anche un grande scrittore di una Sicilia reale e metaforica.

Dopo aver girato il mondo ti sei fermato in Svizzera. Come sei riuscito a superare con le tue canzoni la naturale barriera linguistica?
La naturale barriera linguistica l’ho superata imparando il tedesco, ovviamente, ma io sono sempre stato uno che comunque era interessato alle lingue straniere e quindi parlavo inglese, viaggiando, poi ho perfezionato anche il tedesco e così via. E quindi mi sono accorto che il confronto con le esperienze di vita altrui era fondamentale e che grazie a questa mia naturale propensione a chiedere agli altri come stanno e che cosa fanno, di cosa si occupano o cosa gli interessa poi inducevo gli altri a essere curiosi nei miei confronti e in questo senso la musica è veramente l’arte dell’incontro.

giuseppe-fava

“Giuseppe Fava era un giornalista romantico, uno che amava la sua terra, amava il suo popolo e si sentiva, si avvertiva fortemente da tutto quello che scriveva e dal piglio con cui conduceva le indagini che poi lo portavano a scrivere quegli articoli meravigliosi e quei libri meravigliosi, perché Fava è stato anche un grande scrittore di una Sicilia reale e metaforica”

Stai portando nei teatri uno spettacolo che celebra i 25 anni della strage di Capaci e di Palermo: come hanno cambiato la vita del nostro paese le morti di Falcone e Borsellino?
Il sacrificio di Falcone e Borsellino purtroppo, a giudicare da quanto accade oggi in Italia, è servito a ben poco, la corruzione è diventata sistemica ed è una pratica diffusissima nel nostro paese a tutti i livelli, sia nelle imprese private che nelle amministrazioni pubbliche a qualsiasi livello nazionale, regionale, provinciale, tutti i fatti di cronaca che quotidianamente ci raggiungono ci danno un’idea di quanto sia corrotto questo nostro paese. È una cosa gravissima anche perché il fenomeno si è allargato ulteriormente dopo le varie inchieste di Mani Pulite negli anni ’90, le grandi inchieste su Cosa Nostra e lo Stato Italiano che sono avvenute in primo luogo dopo il lavoro di Falcone e Borsellino e poi grazie all’impegno dei magistrati del pool antimafia nelle ultime varie procure nel sud-italia. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che sebbene ci sia stato un momento di grande scuotimento delle coscienze dovuto all’eclatanza di questi attentati poi di fatto, quando bisognava cambiare effettivamente le cose, in Italia ci siamo sempre trovati di fronte a delle grosse difficoltà nel tradurre in fatti concreti gli intendimenti nobili che c’erano anche grazie agli esempi ecezzionali di Falcone e Borsellino.

Avrai come ospite Giovanni Impastato, fratello di Peppino, assassinato dalla mafia nel 1978. Come è nata la vostra amicizia?
L’amicizia con Giovanni Impastato è nata una quindicina di anni fa quando lui ascoltò un brano che avevo dedicato a suo fratello che s’intitola “Cento passi”, come il film. L’ascoltò per caso, io non gli feci avere il disco perché speravo che nel caso l’avesse ascoltato fosse poi lui stesso a farsi vivo, e fu così. Mi coinvolse nel festival che lui dedica a Peppino ogni anno nella Piazza di Cinisi, per cantare e suonare e da quel momento è nata una bella amicizia perché poi ci siamo incontrati diverse volte e lui è anche venuto a Zurigo a parlare di Peppino e della sua esperienza familiare.

Non hai mai nostalgia della Sicilia, non vorresti tornare a viverci? Quanto la vedi cambiata rispetto agli anni ’80?
La mobilità di questi tempi moderni fa sì che io vada in Sicilia molto spesso e quindi non ho neanche il tempo di averne nostalgia che subito ci torno, infatti ci vado sette o otto volte l’anno. La Sicilia è una regione dalle connotazioni forti e se la vivi intensamente poi non ti abbandona più, qualsiasi siano le esperienze che ti legano a quella terra, anche in termini negativi. Certo ho nostalgia soprattutto del mare perché il mare è un elemento talmente forte che ti coinvolge, che ti è impossibile separarti da quella dimensione. Come la vedo cambiata rispetto agli anni ’80? Indubbiamente è cambiata soprattutto la mia città, Palermo, per fortuna ha subito una grande trasformazione nel senso che la gente si è riappropriata delle piazze, è un fiorire di locali e di situazioni che finalmente inducono le persone a non chiudersi in casa. Mi ricordo che quando avevo 18 anni a Palermo dopo le ore 20 c’era una specie di coprifuoco, tutto si spegneva, non c’era più nessuno in giro, la città era in preda alla piccola e grande delinquenza che faceva quello che voleva, intimorendo la popolazione, impedendogli di fatto di vivere la propria bellissima città come si deve, da questo punto di vista Palermo è cambiata.
(Stefano Milioni)


Approfondimenti >

Storie

altri approfondimenti >
leMAG

English dept >

Storie

more >
momentismo-banner

Storie da leggere >

Storie

altre Storie da leggere >

A FUOCO | l'eccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: