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INTERVISTE

Pia Pera: in “Diario di Lo”, Lolita rompe il silenzio cui l’ha costretta Nabokov. E raccoglie idealmente il testimone di Moll Flanders e Manon Lescaut

  • 15 settembre 2015
  • 17:09

“Impossessatasi” della ninfetta di Nabokov,
la scrittrice lucchese le ha restituito un punto di vista.
L’ha nominata io narrante e 
le ha intestato un “Diario”.
In poche parole, 
ha fatto di lei un’eroina che –
questa volta – 
non si rassegna a venir raccontata da altri.
“Diario di Lo”, dice la sua autrice, è anche 
un manuale
che insegna a sopravvivere in un universo popolato da orchi


“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta!”. La viva voce e la confessata passione di Humbert Humbert, rendono unico e riconoscibile questo incipit dal quale prende avvio lo “scandaloso” romanzo di Nabokov. Fin dalle prime righe di “Lolita”, come in una travolgente rivelazione d’amore, ad Humbert viene affidato il compito di  stabilire le regole letterarie del lungo gioco seduttivo: lui è il personaggio principale, la presenza onnisciente che fonde nella prima persona protagonismo narrativo e regia stilistica. Cosa accadrebbe, però, se fosse proprio Lolita a rivelarci le vicende dal suo punto di vista?

Pia_Pera

Pia Pera: “La riscrittura di Lolita è anche concessione di asilo politico a un personaggio che, al momento della nascita, non è stato dotato di voce propria e, se ha potuto occupare per intero lo spazio del titolo, è stato solo come proiezione passiva di un desiderio estraneo e in ultima analisi ostile. La mia Lolita sbugiarda a più riprese Humbert. Rifiuta di morire quando e come farebbe comodo a lui. Il suo è un lieto fine di protesta”

È questo il tentativo e, al tempo stesso, la scommessa letteraria di Pia Pera (nella foto) che, con “Diario di Lo” (Marsilio 1996), ha voluto scardinare l’ordine estetico di Nabokov e prestare la voce narrante a Lo-Lolita, per farci osservare quell’intricato mondo di passioni alla rovescia.

Nel romanzo della Pera, Lo, desiderosa di ribellarsi a quello stato narrativo che l’ha costretta ad essere la preda nabokoviana, rivela autonomamente la propria presenza e ci confessa direttamente le sue vere intenzioni. Succede quindi che la bramosia d’amore di Humbert viene così letta e vissuta da Lo: “Povero Humbert, non sa più che pesci prendere. Mentre sono affacciata alla finestra (…) lui mi si avvicina da dietro in punta di piedi, ma poi si vergogna e mi dà uno stupidissimo strattone, ragione per cui lo mando a cagare, specie dopo tutte le sue schifiltosate!”.

Il risultato narrativo è sorprendente. Emerge nel romanzo della Pera una Lolita che mai avremmo potuto leggere così. Scaltra e decisa a sfuggire alle pretese dell’Humbert di Nabokov, Lo rappresenta un personaggio che, prigioniero nella rigida cornice di un desiderio altrui, rompe i bordi stilistici e s’impossessa in prima persona delle vicende che la vedono protagonista.

lo-diary-pia-pera

“Diario di Lo”, l’edizione inglese

Nel riscrivere la storia di Lolita che, da terza persona diventa prima persona narrante, come cambia la regia narrativa e quali sono gli accorgimenti stilistici seguiti?
“‘Diario di Lo’, come indica il titolo stesso, è un documento simulato, una narrazione in prima persona che rispetta l’ordine cronologico degli eventi, narrati nel loro svolgersi, anziché entro la cornice del ricordo e della confessione di Humbert, come nella ‘Lolita‘ di Nabokov.
Al centro del libro c’è la voce dell’eroina costruita attraverso le idiosincrasie del linguaggio, l’intonazione, attraverso quella musica interiore caratterizzata da bruschi mutamenti di tono, da un ritmo spesso sincopato, talvolta disarmonico, preda com’è di umori, rabbie e  delusioni. È la voce di una bambina prima e di un’adolescente poi, prigioniera di un mondo alla cui costruzione non ha partecipato. Il fatto che gli eventi siano, a parte alcune cruciali smentite, gli stessi dell’intreccio della Lolita nabokoviana, serve più di uno scopo: proporre una metafora dell’infanzia con Lolita personaggio-bambino costretto a fare i conti con un testo/universo altrui, ma anche mantenersi filologicamente e quindi criticamente fedeli al testo genitore di un personaggio, Lolita, che ha trasceso la letteratura per entrare nella dimensione del mito ma anche del luogo comune.
In questo modo, la riscrittura diventa commento ma anche ribellione, smentita, dichiarazione di guerra allo status quo ante, ovvero al testo come è stato trasmesso. Ma anche concessione di ‘asilo politico’ a un personaggio che, al momento della nascita, non è stato dotato di voce propria e, se ha potuto occupare per intero lo spazio del titolo, è stato solo come proiezione passiva di un desiderio estraneo e in ultima analisi ostile. La mia Lolita sbugiarda a più riprese Humbert. Rifiuta di morire quando e come farebbe comodo a lui. Il suo è un lieto fine di protesta: la mia eroina non è rassegnata, né a venire raccontata da altri, né a togliersi di mezzo quando ad altri fa comodo”.

La “riscrittura” delle vicende di Lolita l’ha trasformata da oggetto desiderato a soggetto desiderante: quali sono le trasformazioni subite/volute dal/sul personaggio?
“La trasformazione fondamentale è dovuta al fatto che Lolita acquista una voce, strategie e desideri propri. Per lei la conquista del vecchio Humbert è il campo di battaglia su cui affrontare la rivalità con la madre, molto più importante per lei, per la sua crescita, che non una passione più capricciosa che matura. Questa diversa dimensione del personaggio, che cresce insieme al suo diario, permette di vedere in ‘Diario di Lo’ un romanzo di formazione, un Bildungsroman, ma anche e soprattutto un manuale di sopravvivenza in un universo popolato da orchi”.

lolita-sceneggiatura-nabokov

Una pagina originale della sceneggiatura di “Lolita” di Vladimir Nabokov, con le sue annotazioni a penna. Nell’edizione pubblicata in Italia (Bompiani 2001), il figlio dello scrittore, Dmitri, ha spiegato: “Questo testo si presenta come entusiasmante concentrato del libro, basato in parte su materiali finora inediti, e nel contempo più conciso e per certi versi più efficace e divertente (sì, signori benpensanti, divertente) del libro stesso”. Il libro presenta anche un intervento di Enrico Ghezzi (meno criptico del solito) e una nota di Stanley Kubrick: “Il romanzo perfetto da cui trarre un film non è, a mio avviso, il romanzo d’azione, ma, al contrario, il romanzo che si occupa principalmente della vita interiore dei suoi personaggi”

Considera il suo libro una finzione paratestuale della “Lolita” di Nabokov o una vicenda diversa e narrativamente autonoma? Quale scopo o quale risultato ha ottenuto col suo romanzo?
“A mio parere ‘Diario di Lo’ può essere letto in entrambi i modi. Chi già conosce Nabokov può seguire il botta e risposta, la partita a tennis, il duello con la voce di Humbert Humbert. Altri, invece, vi troveranno la vicenda picaresca di un personaggio erede per molti aspetti di Moll Flanders, Fanny Hill, Courage, Manon Lescaut e altre eroine che, non diversamente da Lolita, hanno dovuto destreggiarsi in circostanze avverse senza per questo perdersi d’animo. Anzi, coprendo di ridicolo i loro amanti, ne hanno irriso il compiacimento e l’ironia”.

Cosa ne pensa di questa presunta – quanto suggestiva – corrente letteraria che Giovanni Mariotti ha chiamato transletteratura? Ovvero, la rilettura, e spesso realmente la riscrittura, di celebri personaggi letterari in libri diversi da quelli originari?
“È un modo di interrogare la tradizione letteraria, ma soprattutto di prendere atto della trasformazione in senso mitologico dei personaggi che più hanno colpito l’immaginazione dei lettori, fino a rendersi autonomi dai testi, quando non addirittura a travisarli. Come nel caso di Lolita, un nome che nell’uso comune, è passato a designare un tipo di giovane donna che non ha niente a che vedere con la Lolita nabokoviana. Per me tornare alla Lolita originaria, dandole però corpo e voce, è stato quindi un modo di riflettere criticamente non solo sulla ragazzina, ma anche sul mondo in cui il suo personaggio ha preso forma.
Lolita, bambina spezzata dalla prepotenza di un adulto, viene al mondo insieme agli esperimenti di scissione dell’atomo, alle prime bombe nucleari, ai primi apparecchi televisivi. La sua voce, estranea alla mistificazione estetizzante di Humbert Humbert, sconfigge il silenzio assordante della Lolita nabokoviana, dileggia un potere, una scienza e un’arte incapaci di rispettare la vita”.
(Enrico Cinotti)


Letture
V. Nabokov, “Lolita”, Adelphi 1993
P. Pera, “Diario di Lo”, Marsilio 1996


Pia Pera  è nata a Lucca nel 1956. Ha pubblicato il saggio “I vecchi credenti e l’anticristo” (Marietti 1992) e la raccolta di racconti “La bellezza dell’asino” (Marsilio 1992). Ha tradotto in inglese molti classici russi, da Puškin a Afanas’ev e ha collaborato con numerosi quotidiani, periodici e riviste sia in Italia che all’estero.


Da Storie 41/2001 – Terza, quarta, quinta persona

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