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Niccolò Fabi: “La canzone è un farmaco contro il disagio sociale”

  • 21 luglio 2016
  • 15:02

ROMA – “Nella sua apparente semplicità ‘Una somma di piccole cose’ è un album ricco di punti di vista. L’intensità e la liricità sono la componente predominante. Emerge proprio la necessità di usare la canzone come farmaco contro il disagio sociale e come spinta verso la condivisione”. Queste le parole di Niccolò Fabi, una delle più autorevoli e creative firme della canzone d’autore italiana, per presentare “Una somma di piccole cose”, album al centro del suo tour estivo che stasera arriverà a “Roma Incontra il Mondo”, rassegna musicale in programma da diversi anni, nelle notti calde romane di giugno e luglio, a Villa Ada.

niccolò fabi

Figlio d’arte (il pianista e arrangiatore Claudio Fabi, produttore di PFM, Alberto Fortis, il primo singolo di Demetrio Stratos, “Un gelato al limone” di Conte, fra gli altri, oltre che direttore artistico della Numero Uno), Niccolò Fabi si affaccia alla canzone d’autore con “Dica” (1996) e dà notizia dei suoi “Capelli” a Sanremo 1997 vincendo il Premio della Critica fra le Nuove Proposte. Formatosi nei club romani e nelle esibizioni dal vivo, abbina la preparazione universitaria (è laureato in filologia romanza) a una originale levità riflessiva anche nel rileggere canzoni altrui (“Il male minore”, 1998, cover di “Barely Breathing” di Duncan Sheik). Dal suo penultimo album solista, “Ecco”, l’inedito “Una buona idea” è stato premiato nel 2013 con la Targa Tenco come migliore disco dell’anno

Uscito lo scorso aprile, l’album è stato registrato in totale autonomia dal musicista romano in una casa di campagna adibita a studio di registrazione, ed è stato anticipato dall’omonimo brano e da “Ha perso la città”, una struggente e tagliente ballata sull’alienazione della vita metropolitana. “Le canzoni – spiega Fabi – non sono l’articolo di un giornale, non sono cronaca. Nel brano non volevo parlare male di Roma, ma più in generale della vita delle grandi città. A me sembra che dal passaggio dalla società agricola a quella urbanizzata si è guadagnato e perso qualcosa. Prima c’era un altro senso di comunità, nella convivenza urbana è più quello che perdiamo che quello che guadagniamo. Detto questo, se vogliamo parlare di Roma, beh certo che è peggiorata. La componente di empatia fra i cittadini va sempre più verso l’ostilità, gli sguardi che ci comunichiamo in mezzo al traffico sono di insofferenza. Alla fine di una giornata si è appesantiti. E la carica aggressiva che si riceve la si restituisce”.

Secondo Fabi il progresso ha portato più di quello di cui avevamo bisogno. “Il senso di frustrazione e competizione si accumulano, c’è un meccanismo che non sta aiutando i nuclei tradizionali della comunità. Il mondo non tutela più i nuclei, si pensa solo a profitto e consumo“.

“Ha perso la città” è un brano nel solco della grande canzone d’autore italiana, quella di cui da tempo sembrano un po’ perse le tracce. “Le emittenti radiofoniche tradizionali – racconta Niccolò – hanno un po’ marginalizzato quel tipo di canzone, e la mia non è in sintonia con il linguaggio medio, con quello che si ascolta normalmente, voglio dire. Ho anche sfruttato la visibilità che ci ha dato il tour con Max Gazzè e Daniele Silvestri, ho potuto prendermi quel rischio. C’è un’atmosfera molto riconoscibile nel disco, è un album monocromatico”.

Con Gazzè e Silvestri Fabi è cresciuto artisticamente, condividendo nei primi anni ’90 l’esperienza de Il Locale, club di via del Fico, vero e proprio trampolino di lancio per moltissimi nuovi cantautori. “Nei primi anni ’90 – continua Fabi – esisteva la discografia, c’era scouting e ricerca. forse la situazione era in fase calante, ma tutti noi abbiamo avuto contratti per cinque dischi. Oggi sarebbe impossibile. Al Locale suonavamo magari davanti a settanta persone, e qualcuno di noi forse era anche bravino, ma c’era quella possibilità. Adesso questa prospettiva non c’è. In assenza di un programma tv, un giovane non sanno come ‘lavorarlo’. All’interno delle tre multinazionali che sono rimaste il diktat è quello, non ci sono alternative promozionali. Rimangono i club, che ad esempio a Roma sono ancora molti. Ma puoi suonare in tanti locali, senza avere però poi prospettive discografiche”.
(Stefano Milioni)


Info: Villa Ada – Roma Incontra il Mondo

Guarda il video di “Ha perso la città”


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