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INTERVISTE

Erica Jong, da “Paura di volare” al nuovo “Paura di morire”: “nei miei libri vedono la sessualità, non vedono la satira”

  • 18 giugno 2015
  • 12:00

(Il poeta e scrittore E.L. Freifeld intervista
Erica Jong. Il nuovo libro, il film da “Paura di volare”
in arrivo e soprattutto i moventi più intimi
di una scrittrice 
in parte malintesa,
di una poetessa persino sottovalutata
)


TEL AVIV – Con la pubblicazione del romanzo “Paura di volare” nel 1973, Erica Jong è emersa da un relativo anonimato per diventare un’icona americana della liberazione delle donne e della sessualità femminile. Scrive: “La scopata senza cerniera è assolutamente pura. Non ha motivazioni recondite. Non ci sono giochi di potere. L’uomo non ‘prende’ e la donna non ‘dà’”. E ancora: “…quando ci si incontrava, le cerniere cadevano giù come petali di rosa, la biancheria intima era dispersa d’un fiato come bambagia di un soffione”.

Molto meno conosciuto e osannato è il fatto che Erica Jong sia anche una grande poetessa e che ha scritto e continua a scrivere belle poesie. La sua produzione ha radici salde nel gergo, non è soltanto un sottoprodotto della tradizione ‘letteraria’. Quando le ho erica-jong-slidechiesto alla fine di questa intervista se le sarebbe piaciuto aggiungere qualcosa, ha risposto: “L’unica cosa che vorrei aggiungere è lo stupore per il fatto che i miei libri siano considerati erotici. Io ritengo che documentino l’assurdità del sesso e che non siano in alcun modo pruriginosi. Sono stupita che la gente veda la sessualità e non colga la satira”.

Abbiamo parlato di  “Paura di morire” (“Fear of Dying”, in uscita nei prossimi mesi) e del suo classico, “Paura di volare”, di prossima lavorazione per la regia di Gabriele Muccino. Non volevamo solo trasmettere le vette del successo di Erica Jong in ‘Volo’, ma anche la profondità, la larghezza e il respiro di un’anima gentile.

Sembra che ci sia una miscela ironica di passato e presente nel percorso che hai fatto a cavallo fra romanzo e poesia. Il successo di “Paura di volare” ha in qualche modo messo in ombra i tuoi primi sforzi di poetessa? Hai detto: “Se non avessi scritto quel libro, sarei impazzita o morta”. Da che cosa esattamente ti ha salvato?
“Se non avessi scritto poesia, non avrei potuto scrivere romanzi. È stata la poesia che mi ha messo in contatto con l’inconscio e l’immaginazione. Ho notato che molti dei miei romanzieri preferiti hanno iniziato con la poesia: D.H. Lawrence, Thomas Hardy. La poesia ti porta nel regno del mondo onirico e anche questo è un bell’inizio per la narrativa”.

Sì, T.S. Eliot nella sua analisi di D.H. Lawrence scrisse che non poteva verosimilmente essere un grande romanziere e poeta, allo stesso tempo. Si sbagliava. Anche la tua produzione bilaterale dimostra il contrario… Lawrence odiava i film perché sapeva l’effetto negativo che avrebbero determinato sulla letteratura, nel suo complesso.
In che modo “Paura di volare” ha sconvolto i tuoi rapporti con la famiglia?
“È impossibile rispondere. A nessuno piace avere uno scrittore in famiglia. Ogni membro della famiglia vede il mondo in maniera diversa. Non saranno mai d’accordo con l’opinione degli scrittori”.

Una cosa simile succede quando un membro della famiglia va in analisi (qui viene in mente Portnoy). Hubert Selby Jr. aveva un suo suggerimento per gli scrittori in queste circostanze: quando si scrive su ciò che ci ha ferito, lo si deve fare con amore e prima di farlo, dire una preghiera… Qual è il tuo rimedio?
“Selby doveva essere molto più gentile di quanto sia io. Cerco l’onestà prima di tutto, sapendo che ognuno di noi ha la propria definizione di ciò che significhi”.

Quali poeti e scrittori della nostra generazione degli anni ’60 e ’70 ti hanno maggiormente influenzato?
Sylvia Plath ha liberato la mia generazione facendole esprimere la rabbia. Philip Roth ci ha liberato facendoci esprimere la sessualità. La fine della censura ci ha reso possibile scrivere con onestà delle donne”.

Quindi la libertà sembra l’elemento principale. Kurt Vonnegut parlava della “libertà perfetta” come qualcosa che può causare il blocco dello scrittore. Sei una scrittrice prolifica ma ti è mai capitato di rimanere bloccata?
“Certo che mi è capitato. Invidio gli scrittori che non si bloccano mai. Non sono una di loro. In certi casi ho dovuto ricorrere all’ipnosi per sbloccarmi. È un processo affascinante”.

Quali sono le tue origini e quali emozioni e pensieri ti hanno ispirato e spinto a scrivere?
“Vengo da una famiglia di pittori e ho rinunciato alla pittura per fare qualcosa di diverso dalla mia famiglia. Forse non ero incline alla competizione o forse avevo bisogno di trovare un mio modo di esprimermi”.

jong

Erica Jong, con James Baldwin e Allen Ginsberg (1978)

Dell’Italia una volta hai detto che ha un “fascino fatale” che non si può trovare altrove: “il permesso di essere umani”. Probabilmente c’è un aneddoto che ha colpito la tua esperienza personale di Italia in termini così poetici.
“Gli italiani amano rompere le regole e anche a me piace farlo”.

Gabriele Muccino girerà “Paura di volare”. Quali sono i rischi della trasposizione sul grande schermo del best seller che ti ha reso un’icona del femminismo e della scoperta di sé?
“Film e libri sono animali diversi. Saremmo pazzi a pensare che un libro e un film esprimano il mondo nello stesso modo. La cosa migliore che uno scrittore può fare è scegliere un regista di cui apprezza la visione. Gabriele Muccino è quel genere di regista”.

“Fear of Dying”, che sarà pubblicato a settembre negli Stati Uniti, promette di aggiornare i rapporti delle donne con il sesso in età avanzata. Puoi svelarci qualcosa, senza far saltare la copertura, di ciò che il libro è veramente? O il titolo si spiega da sé?
“Il libro è sull’accettazione della mortalità con umorismo e ferocia. Spero che la gente riderà e piangerà”.

Parliamo di un qualcosa di molto radicato nella letteratura ebreo-americana, così come nella commedia all’italiana. Quali sono state le tue fonti di ispirazione (film, libri, persone o altro) nel cercare di far ridere e piangere scrivendo?
E siamo curiosi di sapere anche se “Paura di morire” è stato il titolo fin da subito o ce n’era uno di lavoro?
“A proposito di ridere e piangere, ho sempre amato Isaac Bashevis Singer, che è l’esperto nel far ridere e piangere simultaneamente. La cosa sorprendente degli scrittori ebrei è come sanno vedere la tristezza e l’umorismo simultaneamente. In un certo senso l’ho preso dalla mia famiglia, erano tutti molto divertenti ma malinconici.
Il titolo originale del romanzo era ‘Happily Married Woman’ (Donna felicemente sposata). Ovviamente, era inteso in senso ironico. Poi, ‘Paura di morire’ è diventato il sottotitolo e infine è diventato il titolo”.

Nella poesia “Senza paracadute” hai scritto: 

A volte mi sveglio nuda
a Beverly Hills –
un tavolo per dieci, una cena formale –
un responsabile della produzione alla mia sinistra,
un attore leggendario alla mia destra.

Puoi dirci qualcosa sul tuo rapporto con Hollywood, e quali influssi o influenze ha avuto sulla tua scrittura poetica o narrativa?
“Il romanziere Robert Stone ha scritto una volta che la gente di Hollywood è consumata dai demoni, ma sono demoni ignobili. Ogni volta che ho lavorato a Hollywood, mi sono resa conto che non era il posto per me. Non sono abbastanza motivata a mentire in nome del vile denaro. Vorrei essere una bugiarda migliore e più ossessionata dai soldi, ma è chiaro che non lo sono. Non posso dire che Hollywood abbia influenzato la mia scrittura in alcun modo”.

Cito da un’altra poesia, “Spiegazioni”:

Spinta da passione
o la punta della lingua che si muove sul corpo degli amanti,
o la palpebra che fluttua sul dormiente che sogna… 

Isaac Babel ha scritto “La passione governa l’universo”. Quali sono le tue passioni più grandi e durature? Quale passione governa il tuo mondo?
“Le mie passioni più grandi e più durature sono scrivere, scrivere, scrivere. Sono governata dall’amore per mia figlia e i nipoti. Non riesco a immaginare la mia vita senza di loro”.

Per concludere, cosa stai scrivendo ora? Su quale cresta di quale onda stai volando?
“Sto lavorando a un romanzo storico su una pittrice francese. Fuggì da Parigi dopo lo scoppio della Rivoluzione francese e nonostante avesse ottenuto molto successo professionale, si sa molto poco della sua vita personale. Mi affascina … Sto anche scrivendo poesie come sempre”.
(E.L. Freifeld, trad. di Elena Balbo)


→ L’intervista di E.L. Freifeld a Erica Jong in lingua originale


Erica Jong è internazionalmente conosciuta per il best seller “Paura di volare”. Alla sua uscita nel ’73, il romanzo fu salutato con favore da John Updike e Henry Miller. Da allora la Jong ha pubblicato molti romanzi, saggi e raccolte di poesia: “Come salvarsi la vita”, “Fanny”, “Paracadute & baci”, “Ballata di ogni donna”, “Ricorderò domani”, “Cosa vogliono le donne” e “Il salto di Saffo”, fra gli altri. In Italia i suoi libri sono editi da Bompiani, che pubblicherà anche “Paura di morire” (ottobre 2015).


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