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Terry Gilliam: i 10 film che hanno ispirato il suo stile barocco e grottesco, da “Pinocchio” a “Orizzonti di gloria”

  • 19 novembre 2014
  • 11:11

Da dove viene lo stile immaginifico e paradossale che, come capita a tutti i grandi, ha fatto di Terry Gilliam un aggettivo (“gilliamesque”, dicono gli inglesi) oltre che un regista? È sostanzialmente questa la domanda a cui l’unico Monty Python americano (ma britannico d’adozione) è chiamato a rispondere durante un’intervista disponibile sul sito della BBC.
Lì per lì Gilliam afferma che la sua sensibilità cinematografica è stata plasmata da qualsiasi film gli sia capitato di vedere, poi regilliam-internostringe il campo ed elenca alcune pellicole cardinali per la sua formazione, pellicole alle quali si è ispirato o, per dirla con parole sue, “dalle quali ho rubato senza accorgermene, perché di solito realizzo solo dopo di aver fatto miei certi elementi di altri film”.

Così è capitato con la celebre citazione de “La corazzata Potëmkin” in “Brazil”, con un’aspirapolvere che sobbalza giù per la scalinata al posto della carrozzina di Ėjzenštejn o, sempre in “Brazil”, con la carrellata lungo i corridoi del Ministero dell’Informazione che si rifà all’avanzata in trincea del colonnello Dax di “Orizzonti di gloria”. Che, non a caso è uno dei film che compone l’eclettica lista dei preferiti di Gilliam. Si va dai cartoni della Disney – che insieme ai fumetti hanno alimentato la sua passione per l’animazione e l’illustrazione – al cinema espressionista tedesco (da qui deriva la predilezione per le inquadrature sghembe e l’uso esasperato del grandangolo), passando per Mad Magazine, la rivista fondata da Harvey Kutzman che, oltre ad averlo educato alla satira (tanto che Gilliam considera lo stesso Kutzman “il padrino dei Monty Python”), ha contribuito a definire l’estetica barocca e debordante di dettagli e riferimenti iconografici o architettonici che caratterizza la sua cifra espressiva. Rimane comunque il cinema la miniera più preziosa per uno come Gilliam, uno “per cui il piacere di girare film è pari solo a quello di guardarli”.

Ecco i dieci film che hanno ispirato Terry Gilliam:

1. “Pinocchio”: “il mio cartone Disney preferito”;
2. “Biancaneve e i sette nani” di David Hand: “il primo film che ho visto”;
3. “Il ladro di Bagdad” di Ludwig Berger, Michael Powell e Tim Whelan. “Un film che mi terrorizzava. In particolare me la facevo sotto alla scena in cui il ladro è sulla ragnatela e sta per cadere. Mi svegliavo sempre nel cuore della notte tutto attorcigliato nelle lenzuola, era terribile. Però mi piaceva provare quella paura, il che credo mi abbia influenzato nella realizzazione di alcune sequenze de “I banditi del tempo” con le quali volevo spaventare la gente”;
4. “Orizzonti di gloria” di Stanley Kubrick;
5. “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman, “a questo punto, erano i tempi del college – ricorda Gilliam – avevo scoperto film stranieri e, guardando Bergman, Kurosawa o Buñuel, ho cominciato a muovermi su un territorio nuovo, più intellettuale”;
6. “I sette samurai” di Akira Kurosawa;
7. “Bella di giorno” di Luis Buñuel;
8. “Il gabinetto del dottor Caligari” di Robert Wiene;
9. “La corazzata Potëmkin” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn;
10. “Da qui all’eternità” di Fred Zinnemann, “la scena con Deborah Kerr e Burt Lancaster che si baciano tra le onde per me rappresenta un momento iconico nella storia del cinema, non riesco a pensare alla spiaggia senza pensare a quel film – rivela Gilliam. Dovevo farlo anch’io”. Ed ecco spiegata anche la genesi della scena con Christoph Waltz e Mélanie Thierry in riva al mare nell’ultimo lavoro di Gilliam “The Zero Theorem”.
(Maria M. Reed)

Guarda il piano sequenza lungo i corridoi del Ministero dell’Informazione in “Brazil”:

Guarda l’avanzata in trincea del colonnello Dax in “Orizzonti di gloria”


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