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Dorothy Parker: 8 micidiali esempi dell’umorismo impietoso dell’ape regina della letteratura americana

  • 20 gennaio 2015
  • 11:37

Si dice che Dorothy Parker nella camera mortuaria di Francis Scott Fitzgerald, deserta e senza fiori, abbia mormorato “Povero figlio di puttana”, in un estremo quanto ruvido omaggio all’amico scrittore (le parole sono le stesse che vengono pronunciate al funerale di Gatsby). dorothy-parker2All’Algonquin Hotel di New York, dove si riuniva intorno agli anni ‘20 un manipolo di ingegni tra i più vivi dell’epoca (il “circolo vizioso”), c’era anche Dottie. Che fu un mucchio di cose, sceneggiatrice e poetessa fra l’altro. Un talento corrosivo della conversazione, che precipitò per caso sulla scrittura. Ecco alcune schegge del suo eloquio e qualche stilla del suo inchiostro indelebile.
(E.B.)

1. La didascalia a una foto di biancheria femminile: “Da ciò che si vede in questa collezione autunnale si deve dedurre che la sintesi è anche l’anima della biancheria” (“La sintesi è l’anima dell’umorismo” diceva Shakespeare)

2. La didascalia alla foto di una camicia da notte provocante: “C’era una ragazza con un ricciolino in mezzo alla fronte. Quando era buona era davvero molto buona, ma quando si sentiva cattiva indossava questa divina camicia da notte di mussola di seta”

3. Di una commedia scrive che è una splendida occasione per esercitarsi nel lavoro a maglia. Se non siete interessati al lavoro a maglia, aggiunge, portatevi un libro

4. In un’altra occasione recensisce, invece dello spettacolo, l’attività della signora nella poltrona accanto che passa gran parte del tempo a cercare i guanti scivolati sul pavimento

5. Sulla scrittrice Edna Ferber: “Mi riferiscono che Edna Ferber quando è alla macchina da scrivere fischietta. E quel povero coglione di Flaubert che si rotolava per tre giorni sul pavimento prima di trovare la parola giusta”

6. Mr Goldwyn (quello della Metro Goldwyn Meyer, per la cronaca) ha appena finito di scorrere una sceneggiatura della Parker e non ne è rimasto molto convinto: “Non si fanno i soldi con i motti di spirito. La gente vuole il lieto fine”. “Mr Goldwyn, non so se la sorprenderà ciò che sto per dirle, ma in tutta la storia dell’umanità, miliardi e miliardi di persone, non ce n’è stata una che abbia avuto un lieto fine”

7. Un poemetto: “I rasoi fanno male/ I fiumi sono umidi/ l’acido lascia tracce/ Le pillole danno i crampi/ Le pistole sono illegali/ i cappi si rompono/ il gas ha una puzza tremenda./ Tanto vale vivere”

8. Una poesia d’amore: “Solo ti chiedo/ per le notti che furono,/ soldato, e per le aurore che vennero,/ quando nel sonno ti giri verso di lei,/ chiamala col mio nome”

Le recensioni, le poesie, i motti di Dorothy Parker citati sono tratti da “I segreti di New York” (Mondadori 2000) di Corrado Augias


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