rivista internazionale di cultura

FUMETTI

Tiziano Sclavi racconta la vita privata di Dylan Dog

  • 2 dicembre 2013
  • 12:09

Cosa fanno i personaggi dei fumetti nella vita quotidiana? Dove abitano, come si vestono,
insomma cosa fanno quando non lavorano? Ovvero quando non vivono nelle strisce? A queste domande risponde il saggio “La vita privata dei fumetti” (Leconte 2003) grazie alle preziose testimonianze degli illustri creatori, sceneggiatori e disegnatori di albi quali tiziano-sclaviMartin Mystere, Diabolik, Tex, Nathan Never, etc. Da Sergio Bonelli a Tito Faraci, ad Alfredo Castelli, fra gli altri. Perfino il notoriamente schivo Tiziano Sclavi ha accettato di spifferare alcuni dettagli della quotidianità dell’indagatore dell’incubo. Sapevamo che Dylan Dog vive a Londra al numero sette di Craven Road, che divide l’appartamento al pianterreno con l’assistente e amico Groucho, che è un fobico e un ossessivo e lavora da tempo immemorabile a un modellino di galeone spagnolo, più volte distrutto e ricostruito. Ora sappiamo anche che non guarda la tv ma la usa come monitor per il videoregistratore, che ascolta musica di ogni genere, dalla classica, al jazz, all’heavy metal e che nell’armadio ha solo giacche nere e Clarks.

Ebbene, ecco come Tiziano Sclavi racconta in esclusiva a Storie e Leconte “La vita privata di Dylan Dog”:

“A dire il vero, dovendo risolvere un caso ogni mese non credo che Dylan abbia tanto tempo libero. Comunque, a parte suonare il clarinetto e costruire l’eterno galeone, lo immagino un po’ pigro e abitudinario. Si concede lunghi tempi morti, in cui gode dei piccoli piaceri quotidiani, come il classico tè. Legge molto e di tutto, ma spesso gli capita di non finire un libro iniziato. Non guarda la tv, ma la usa come monitor per il videoregistratore, vedendo e rivedendo (anche decine di volte) film di ogni genere. E di ogni genere, dalla classica, al jazz, all’heavy metal, è anche la musica che ascolta. Va al cinema, passeggia nei parchi, passa a trovare l’amico Bloch. Sopporta le battute di Groucho, ritaglia notizie curiose da giornali e riviste, attraversa giorni cupi quando finisce una storia d’amore iniziata nell’albo precedente. E poi, naturalmente, scrive. Con la sua penna d’oca tiene una specie di diario delle sue avventure. E mi piace pensare che gli unici a leggere quel diario siamo noi, io e gli altri sceneggiatori di Dylan, che poi lo trasformiamo in storie a fumetti.

IL POSTO PREFERITO
Non sono mai stato a Londra e probabilmente non ci andrò mai. A parte le classiche immagini da cartolina (il Big Ben, Piccadilly, eccetera) la “mia” Londra è totalmente inventata. È un collage di varie locations, un po’ come faceva Dario Argento nei suoi film, mescolando scene ambientate un po’ dappertutto nel mondo e creando città surreali e senza nome. Quando devo inserire qualche scena in posti veri, mi affido alle guide turistiche e ai libri fotografici. Immagino Dylan in giro in luoghi non troppo affollati, perché anche io li detesto. Poi, sfogliando una guida, lo posso vedere lungo il Tamigi, alla Tate Gallery, a fare spese nei mercati dell’East End, a bere tè nei pub dei Docks, a comprare dischi alla Tower Records e libri nelle tantissime librerie grandi e piccole sparse per la città.

I GENITORI 
Non so se da qualche parte Dylan ha una famiglia. O almeno non ancora: quando ne saprò qualcosa lo scriverò, magari in un albo speciale della serie. Quel che è certo è che non ha una vita, ma due: quella reale, di cui appunto sono all’oscuro, e quella del sogno, che è stata raccontata nel numero cento della serie. In vari altri albi sono affiorati ricordi dell’infanzia e della giovinezza di Dylan, ma anche io mi pongo spesso la stessa domanda: che ne è dei suoi veri genitori? Com’era da bambino? Quali scuole ha frequentato? Che tipo era in classe? Mah… Fortunatamente per chi scrive le sue storie, e spero per
i lettori, c’è ancora molto da scoprire.

LA VITA SENTIMENTALE 
Mi sembra che Dylan si consoli benissimo quasi in ogni numero. Che poi le sue storie d’amore vadano a finire spesso male è un’altra faccenda. Comunque non è certo un seduttore, direi piuttosto un eterno innamorato. Amore e morte sono sempre andati di pari passo. Forse perché, citando Guccini, “sembra sempre un poco di morire nell’atto eroico dell’amore”. È anche un luogo comune del romanticismo, e Dylan non ha paura di essere definito romantico.

LA POLITICA 
La politica è o dovrebbe essere una cosa serissima, sono alcuni uomini politici a essere dei buffoni. Come anarchico più o meno dichiarato, Dylan non dovrebbe votare, però non so, non conosco bene la situazione inglese… In ogni caso, il suo cuore è a sinistra.

SOGNI
Le notti insonni passate a rincorrere fantasmi e vampiri sono molte, ma anche nei momenti di relax immagino il sonno di Dylan un po’ agitato, com’è sempre stato il mio (e infatti spessissimo ho sfruttato i miei incubi personali per scrivere le mie storie). Non c’è nessun sogno ricorrente in particolare, anche se gli zombi sono un mito onirico che torna parecchie volte e ha un valore fortissimo, nel senso che può rappresentare le più diverse paure.

L’ABBIGLIAMENTO
Nell’armadio Dylan ha solo giacche nere e Clarks.

LO SPORT
Il mondo dello sport gli è alieno e poco simpatico.

L’AUTOMOBILE
Il maggiolino cabriolet è stata la mia prima auto, ci ho fatto centotrentamila chilometri e ci sono rimasto affezionato. L’ho cambiata perché l’ho venduta, appunto, a Dylan, e ormai fa parte della sua “divisa” come la giacca nera e le Clarks. In molte storie il maggiolino è andato praticamente distrutto, ma nel mondo della fantasia ci sono meccanici e carrozzieri bravissimi che costano poco.

UN VIAGGIO 
Tendenzialmente, Dylan è pigro e viaggia molto poco, si trova veramente bene solo a casa sua, tra tutte le sue cianfrusaglie. I veri viaggi che fa sono quelli nei sogni, suoi e dei suoi clienti, e quelli sono tutti indimenticabili.

GROUCHO
Gli incubi quotidiani, “banali”, sono una costante della serie. Gli oggetti comuni possono nascondere insidie tremende (per esempio, il computer su cui sto scrivendo mi terrorizza: all’improvviso potrebbe andare in bomba e cancellare tutto). E poi la vita normale è piena di orrori: il traffico che trasforma compassati ragionieri in belve feroci, le persone che stanno dietro gli sportelli ed esercitano il loro piccolo potere, il “grande potere” che ci sorveglia e in ogni istante potrebbe farci precipitare nell’abisso… I mostri di Dylan sono davvero povere e patetiche creature in confronto alla mostruosità della vita. Vita che per fortuna non è tutta orrore, e che tra l’altro ci ha dato una grande arma per combattere la nostra battaglia quotidiana: l’ironia. Ironia e comicità sono una componente fondamentale della serie, e Groucho è indispensabile per attenuare l’angoscia. Groucho è il surreale che sovrasta la realtà. Ma è anche un personaggio, non solo una macchietta. Lui e Dylan sono profondamente amici, anche se Groucho si diverte a fare il rompiscatole e Dylan finge spesso di non sopportarlo. Paradossalmente, un horror come Dylan Dog ha tra i suoi elementi principali proprio il sorriso. Tutto sommato, in mezzo a tanta morte, è un messaggio di vita”.

 

____________________________________________________
Tiziano Sclavi è nato nel 1953 a Broni (Pavia). Negli anni ottanta lavora con Alfredo Castelli a Gli aristocratici e cura numerose serie a fumetti (Altar e Jonson, Ken il trapper, Roy Mann). Ha scritto per Zagor, Mister No, Ken Parker e Martin Mystère. Nel  1986, con i disegni di Angelo Stano, crea Dylan Dog – una ‘commedia horror sofisticata’ (Craven Road è un ironico omaggio al regista americano Wes Craven). Sclavi è autore di numerosi romanzi gotici: “Dellamorte Dellamore”, Camunia 1991; “Nero”, Camunia 1992; “Tre”, Camunia 1998, tra gli altri. Dai primi due sono stati tratti anche dei film,
per la regia di Michele Soavi e Giancarlo Soldi.


Dylan Dog
, l’indagatore dell’incubo, vive a Londra al numero sette di Craven Road. Il suo campanello lancia un urlo agghiacciante. Il detective divide l’appartamento al pianterreno con l’assistente e amico Groucho, ispirato al più famoso dei fratelli Marx. Dylan è un fobico e un ossessivo. Non sopporta di viaggiare in aereo, soffre il mal di mare, le vertigini, la claustrofobia. Lavora da tempo immemorabile a un modellino di galeone spagnolo, più volte distrutto e ricostruito. Ex alcolizzato, ex poliziotto, non beve, non fuma, ma ha il vizio dylan-dogdi flirtare con tutte le donne che incontra, senza amarne nessuna.
Tranne Morgana, che dicono essere sua madre, genitrice idealizzata già dal nome (la fata). Dylan ha due padri. Il primo naturale ma dimenticato e l’altro che è il suo più acerrimo nemico. Xarabas, questo il suo nome, è un anagramma diabolico, un elemento che torna nella targa del maggiolino decappottabile di Dylan, DYD 666, e nel “Trillo del diavolo” di Tartini, il suo brano preferito al clarinetto. C’è dunque questo timore delle parti maligne, sentite come cattive, che non hanno potuto identificarsi positivamente in una figura maschile protettiva. Una scissione che diventa tremendamente reale nelle situazioni oniriche vissute dal personaggio. I mostri saltano fuori direttamente dall’inconscio, e gli incubi si ricollegano al problema centrale dell’Edipo, per cui l’unica donna amata da Dylan è la madre. Non c’è la possibilità di sondare serenamente le proprie origini né la propria infanzia, e questo determina la grave isteria del personaggio, la sua oscillazione tra la norma e la trasgressione, il reale e il fantastico, il sogno e la veglia. Dylan si fida solo del suo “quinto senso e mezzo”. È un moralista sconfessato dalla mostruosità del mondo in cui vive.

“La vita privata di Dylan Dog” è tratto da “La vita privata dei fumetti” (Leconte 2003).
la-vita-privata-dei-fumetti


Approfondimenti >

Storie

altri approfondimenti >
StorieMAG

English dept >

Storie

more >
momentismo-banner

Storie da leggere >

Storie

altre Storie da leggere >

A FUOCO | l'eccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: