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FUMETTI

Mafalda: breve storia della contestatrice globale di Quino nata come pubblicità e oggi degna di un monumento

  • 18 marzo 2015
  • 12:12

Mafalda, l’indomita contestataria protagonista dell’omonima striscia a fumetti, da qualche anno può meditare comoda su una panchina e non più solo accanto al suo mappamondo. Lei che si è sempre preoccupata della politica mondiale, del destino dell’umanità e dei progressi della civiltà ha infatti ricevuto un riconoscimento ufficiale per il suo impegno: una statua.

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Quino posa con la scultura dedicata alla sua Mafalda, la bimba paladina della giustizia che il 15 marzo ha compiuto il suo cinquantatreesimo anno di vita. In realtà, sull’età di Mafalda c’è qualche dubbio: Quino creò infatti il suo personaggio il 15 marzo del 1962, ma la striscia rimase inedita; nel 1963 esordì come mascotte pubblicitaria per una ditta di elettrodomestici e solo il 29 settembre del 1964 il fumetto apparve su “Primera Plana”, senza scopi commerciali. Proprio quest’ultima è la data di nascita preferita dall’autore

In fibra di vetro e resina, e quindi inattaccabile da writers e vandali, alta circa un metro, vestita di verde e seduta da sola in una posa riflessiva: queste le caratteristiche della Mafalda “monumentale”, la scultura dedicata alla giovanissima pacifista ribelle e cocciuta dall’enorme chioma nera uscita dalla matita di Joaquín Salvador Lavado Tejón, in arte Quino. L’opera è stata inaugurata il 30 agosto del 2009 nel quartiere San Telmo di Buenos Aires, in occasione dei quarantacinque anni dalla creazione di uno dei personaggi più popolari dei fumetti.

L’idea di celebrare l’arte di Quino e la sua creatura più nota risale in realtà a dieci anni fa. La proposta, infatti, era stata avanzata nel 2005 da un gruppo di blogger attraverso una raccolta di firme online. Inizialmente si era pensato di mettere soltanto una targa di bronzo sulla facciata dell’edificio situato al 371 di Calle Chile dove abitava Quino, che oggi ha 83 anni e vive a Milano, quando disegnò le prime strisce e dove abitava la stessa Mafalda, come dimostra una vignetta della serie in cui la bambina appare seduta proprio sull’uscio del 371. In seguito, grazie all’intervento del Comune di Buenos Aires (la proposta è stata convertita in legge l’anno successivo dal Parlamento regionale), alla targa ricordo che porta la dicitura “Qui visse Mafalda” si è deciso di aggiungere la statua, commissionata allo scultore argentino Pablo Irrgang.

Il personaggio di Mafalda fu ideato nel 1962 per la campagna pubblicitaria di una ditta di elettrodomestici, la Mansfield (da qui il nome Mafalda), che sarebbe dovuta apparire sul quotidiano Clarín. Per ragioni commerciali la campagna fu poi annullata ma Quino continuò comunque a definire il carattere fiero e coraggioso del suo personaggio tanto che, qualche anno dopo, alcuni amici del disegnatore collegarono il nome della protagonista a quello della principessa Mafalda di Savoia, figlia del re d’Italia Vittorio Emanuele III morta nel campo di concentramento di Buchenwald. Non sappiamo se si tratti di un riferimento voluto da Quino che in realtà ha sempre affermato di essersi ispirato alla bambina del romanzo “Dar la cara” di David Viñas, uscito in Argentina nel ’62.

In ogni modo, rifiutata come testimonial, Mafalda debuttò nel mondo dei fumetti su suggerimento di Julián Delgado, che a quel tempo era l’editore del settimanale Primera Plana, oltre che amico di Quino. La prima striscia fu pubblicata a partire dal 29 settembre 1964, con episodi che avevano per protagonisti la bambina e i suoi bravi genitori afflitti dai problemi economici. Il 9 marzo 1965 la pubblicazione fu poi sospesa a seguito di una controversia legale. Una settimana dopo, Mafalda cominciò a essere ospitata sulle pagine del quotidiano El Mundo.

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La statua di Mafalda a Buenos Aires, fissata a una panchina, non ha intorno alcuna protezione in modo da permettere ai passanti di sedervisi accanto e interagire idealmente con il personaggio. Mafalda è stata la prima protagonista del fumetto argentino a cui la città ha voluto rendere omaggio. In seguito, il Comune ha fatto realizzare statue dedicate ad altri personaggi (tra cui Isidoro, Patoruzú, Clemente e Gaturro), tracciando il cosiddetto “paseo de la historieta” che si snoda per i quartieri di San Telmo, Monserrat e Puerto Madero

Da noi Mafalda arrivò solo nel 1968, in piena contestazione, grazie alla casa editrice Feltrinelli che curò un’antologia, mentre l’anno successivo uscì per Bompiani il libro “Mafalda la contestataria” con l’introduzione di Umberto Eco.
Nel 1970 Mafalda esce anche in Spagna, Portogallo e Brasile (dove compare su una rivista specializzata in pediatria e pedagogia). Nello stesso anno, in Italia la striscia comincia a uscire quotidianamente su Paese Sera.

La diffusione di Mafalda diventa presto mondiale e in quel periodo, sulla scia di tanta popolarità, Quino stipula un contratto per la realizzazione di duecentosessanta animazioni a colori, di 90 secondi l’una. I primi cartoni animati saranno trasmessi in Argentina nel 1973.

Dopo un’interruzione forzata tra il 1967 e il 1968 – dovuta al fallimento di El Mundo – Quino decide di chiudere definitivamente il fumetto nel 1973, anche a causa della mutata situazione politica del paese che culminerà con la dittatura militare. È proprio in quel periodo che il fumettista si trasferisce con la moglie a Milano. Ma Mafalda continuerà a vivere grazie a numerose ristampe, al riadattamento di vecchie strisce per campagne umanitarie e sociali. Rispettivamente al 1976 e al 1988, solo per citare le occasioni più rilevanti, risalgono il poster che illustra la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia realizzato da Quino per conto dell’UNICEF e il manifesto per la Giornata Universale dei Diritti umani, commissionato dal Ministero per gli Affari Esteri argentini, in coincidenza con il quinto anniversario della fine della dittatura.

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La targa apposta sulla facciata del palazzo in via Cile 371 nel quartiere San Telmo a Buenos Aires. “Qui visse Mafalda”, vi si legge. Sull’abitazione della famiglia di Mafalda non si sa granché, se non che si trova al palazzo E, in un edificio dove viveva anche l’amico Filippo

Nel 1993 la società iberica D.G Producciones S.A, in collaborazione con Televisiones Españolas, rielaborerà le strisce di Mafalda realizzando 104 episodi animati (della durata di un minuto e diretti da Juan Padrón) che saranno trasmessi anche in Italia su Rai2.

Sempre attualissime – a testimonianza che la critica sociale, per fortuna, non va mai in pensione – ancora ai nostri giorni le strisce di Quino vengono pubblicate con successo in molti paesi, compresa la Cina.

Ma quali sono le caratteristiche del personaggio Mafalda? È una bambina di sei anni che vive a Buenos Aires, ha un fratellino di nome Guille (Nando in italiano), un papà impiegato e una mamma casalinga. Semina disagio intorno a sé con domande tanto semplici quanto disarmanti capaci di mettere a nudo contraddizioni e ipocrisie del mondo degli adulti. La piccola pone questioni con una insistenza tale da provocare negli grandi crisi di mafalda-fumettonervi puntualmente curate con pastiglie di Nervocalm. Molto sensibile ai problemi che affliggono il pianeta come la guerra, la fame, il razzismo e ogni forma di ingiustizia e ineguaglianza sociale, Mafalda si prende cura di un mappamondo con grande devozione, convinta che in questo modo possa guarire i mali della terra e infondere all’umanità un po’ di buon senso. Da grande vuole fare l’interprete e lavorare all’ONU come diplomatica e intermediaria. Paladina di democrazia, uguaglianza e parità di diritti fra tutti gli uomini, in lei l’amore per i Beatles è inversamente proporzionale a quello per la minestra.

Oltre ai genitori travet e al fratellino anarcoide, la vita di Mafalda è contornata da: Felipe, il migliore amico con il quale condivide il suo ostinato idealismo; Manolito, figlio di un commerciante, che mette gli affari e il denaro sopra ogni altra cosa; Susanita, bambina frivola e superficiale che sogna un marito ricco e disprezza i poveri; Miguelito, il personaggio più giovane del fumetto che nutre molto rispetto per la figura di Mussolini, e Libertad, una bambina piccola piccola con un padre che le parla sempre di “rivoluzione sociale”.
(Annarita Zepponi)


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