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FUMETTI

Il destino di Capitan America: da simbolo della propaganda antinazista a coscienza critica dell’imperialismo statunitense

  • 21 aprile 2015
  • 12:59

NEW YORK – Ha 74 anni ma è ancora attualissimo e, nonostante tutto, continua a rappresentare gli ideali di libertà e democrazia da sempre ostentati dagli Stati Uniti: è Capitan America (detto affettuosamente “Cap”), uno dei personaggi dei fumetti più longevi della Marvel Comics, casa editrice fondata nel 1939 a New York da Martin Goodman (all’epoca l’azienda si chiamava “Timely Comics”, poi “Atlas”) e attualmente di proprietà della Marvel Entertainment che, dal 2009, è a sua volta gruppo sussidiario della Walt Disney Company.

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La copertina del primo numero di “Captain America Comics” (1941). “Cap è stata una creazione consapevolmente politica”, hanno dichiarato Joe Simon e Jack Kirby, rivendicando l’animo interventista della loro creatura: “gli oppositori della guerra erano tutti ben organizzati. Anche noi volevamo dire la nostra”.

Siamo nel 1941, in piena seconda guerra mondiale. Una coppia di giovani artisti ebrei dell’allora “Timely Comics”, moralmente disgustati dalle azioni dei nazisti in Europa, creano il personaggio di Capitan America. Si tratta di Joe Simon e Jack Kirby, quest’ultimo già noto per i cartoni animati di Betty Boop e Popeye. Figli di immigrati, entrambi si identificavano con il nazionalismo americano e pertanto, come ha osservato lo storico Gerard Jones, “conferirono al loro eroe la passione dell’immigrato, dell’ebreo. […] Captain America ampliò le metafore del mascherarsi. In un laboratorio segreto lo scheletrico Steve Rogers si trascina, con fare dimesso e spalle cadenti. Basterà una provvidenziale iniezione a trasformarlo in un Adone… Da denutrito ragazzino del ghetto newyorkese a dirompente e implacabile forzuto che afferra le opportunità offerte dalla sua nuova patria. L’esausto superstite di un vecchio paese assurge a nuovo combattente ebreo forgiato dal crogiolo della libertà e della violenza americana. E proprio attraverso la passione dell’immigrato, Simon e Kirby riescono a cogliere (e trasferire su carta) il risveglio di un’intera nazione: la provinciale America si inventa potenza mondiale”.

Il primo volume delle avventure di Cap è datato marzo 1941 (dieci mesi prima dell’attacco a Pearl Harbor e dell’ingresso in guerra degli Stati Uniti) ed è intitolato “Meet Captain America”. Molto significativa l’immagine di copertina: Cap, con un costume a stelle e strisce (bianche rosse e blu) che richiama esplicitamente la bandiera americana, il volto nascosto da una maschera che lascia però intravedere i suoi occhi azzurri e uno scudo triangolare (poi diventerà rotondo) nella mano sinistra – dono del presidente Roosvelt in persona –, immortalato mentre sferra un magnifico pugno sulla mascella di Adolf Hitler con la mano destra coperta da un guanto rosso. Le vendite della casa editrice schizzarono vertiginosamente: quasi un milione di copie.

Siamo nella cosiddetta “età dell’oro” del fumetto americano, quando gli albi assumono la forma moderna del comic book (prima venivano pubblicate solo le cosiddette “strisce”) e godono di una popolarità tale da alimentare un nuovo mercato. È sempre in questo periodo che viene definito il profilo del supereroe attraverso creature archetipiche come Sub-Mariner, Human Torch, Batman e Superman. Le caratteristiche essenziali sono: una forza infinitamente superiore a quella umana, il costante impegno per proteggere il segreto della doppia identità (il vero nome di Cap è Steven “Steve” Rogers) e la completa dedizione alla missione contro l’illegalità e la malvagità, portata avanti in battaglie dai contorni fantascientifici, ambientate in un futuro misterioso e affascinante.

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All’indomani dell’11 settembre la Marvel affidò allo scrittore John Ney Rieber e al disegnatore John Cassaday la serie mensile dedicata a Capitan America. Ne emerge un eroe inedito, antagonista, amico del popolo più che del governo e impegnato in azioni di stampo spesso critico verso l’imperialismo che ispira la politica estera americana.

È sempre in questo periodo che il fumetto assurge finalmente al grado di vera e propria arte dotata di un vocabolario e di uno stile, di un codice, insomma, capace di comunicare. Nasce allora la prima generazione di scrittori, disegnatori ed editori che hanno fatto grande un nuovo mezzo espressivo, stabilendo le convenzioni necessarie a cementare un atto creativo attraverso l’autorevolezza di un un metodo.

Nel periodo bellico il personaggio di Cap, supereroe patriottico per eccellenza, viene usato dunque come elemento di propaganda politica per sostenere l’entrata in guerra dell’America liberale e democratica contro un’Europa imperialista e bellicosa. Cap, la “sentinella della libertà”, è un soldato. Il suo giovane alter ego Steve Rogers vuole arruolarsi per servire la patria ma viene scartato a causa del suo fisico poco prestante. Lo fanno però partecipare a un esperimento segreto volto alla creazione di un esercito di super soldati. Steve beve un preparato chimico che fa sviluppare enormemente le sue caratteristiche fisiche e mentali. Ma una spia nazista infiltrata uccide lo scienziato prima che il preparato possa essere bevuto da altri. Così Cap rimane l’unico esemplare di super soldato. Viene allora arruolato per svolgere missioni segrete oltre le linee nemiche.

Con la fine del conflitto mondiale, l’impatto delle avventure di Cap comincia a ridimensionarsi. Non ha più senso continuare a mandarlo a caccia di nazisti, così per qualche episodio viene riciclato come cacciatore di comunisti durante i primi anni della guerra fredda. Poi, nel 1964, durante la cosiddetta “età d’argento” del fumetto (a causa della sua calante popolarità), Stan Lee – anche lui fumettista e all’epoca anche direttore artistico della Marvel Comics – decide di modificare le caratteristiche del personaggio rendendolo meno nazionalista ma fornendogli al contempo un’umanità nuova. Da quel momento, le sue avventure verranno utilizzate per denunciare le ingiustizie e la corruzione della società e Cap si trasformerà quindi da simbolo del sogno americano a coscienza popolare. Anche perché, nel frattempo, la politica estera americana si era fatta sempre più prepotente, sostenuta dalla convinzione dell’intrinseca bontà dei propri valori e dalla cieca fiducia nel glorioso avvenire da superpotenza globale a cui la nazione era destinata.

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In “Dall’11 settembre a Barack Obama” (Nicola Pesce Editore 2013) Luigi Siviero indaga il ruolo del fumetto nella propaganda politica e la rappresentazione che gli albi più popolari hanno dato di fatti storici come gli attentati dell’11 settembre, la conseguente lotta al terrore condotta dagli Stati Uniti, fino all’elezione di Obama e al caso Assange.

Quello di Lee fu un intervento provvidenziale che negli anni ha continuato ad alimentare la saga, pur tra gli alti e bassi delle vendite, le varie morti e rinascite del rinnovato paladino a stelle e strisce e i diversi compagni che lo hanno affiancato in missioni contro un nemico che, a sua volta, si è sempre aggiornato, rispecchiando le aspettative e le paure del popolo americano. Teschio Rosso, infatti, nato come gerarca nazista agli ordini del Furher è diventato poi, negli anni Cinquanta, un comunista al servizio dell’Unione Sovietica e, ancora, negli anni Settanta, il capo dell’organizzazione terroristica internazionale (di ispirazione nazista) HYDRA.

Dalla carta alla pellicola, troviamo Cap protagonista del serial cinematografico “Captain America” (1944), poi redistribuito nei cinema americani nel 1953 come “Il ritorno di Capitan America”. Si deve aspettare invece il 1990 per vederlo, con il volto Matt Salinger, nel “Capitan America” di Albert Pyun.

Risale infine agli anni 2000 l’esordio Chris Evans nei panni di Capitan America in una serie di pellicole targate Marvel Cinematic Universe: “Captain America – Il primo Vendicatore” (2011), “The Avengers” (2012), “Thor: The Dark World” (2013), “Captain America: The Winter Soldier” (2014) a cui, nei prossime settimane, si aggiungerà “Avengers: Age of Ultron” (esce oggi al cinema). E non finisce qui, dal momento che è già stata pianificata una sfilza di sequel: “Captain America: Civil War” (2016), “Avengers: Infinity War – Part 1” (2018) e “Avengers: Infinity War – Part 2” (2019).
(Annarita Zepponi)

Guarda il trailer di “Avengers: Age of Ultron”:


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