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Il caso “Dragonero”: la prima serie fantasy della Bonelli segna la svolta crossmediale della storica casa editrice di Tex

  • 20 marzo 2015
  • 12:06

È il lontano 1995. L’incontro tra Stefano Vietti e Luca Enoch segna la nascita di una nuova  avventura, il germe di un’intuizione si insinua nella mente dei due autori. Molti anni dopo, quell’idea si chiamerà Dragonero ed entrerà a far parte dell’universo di una delle case editrici per fumetti più amata e conosciuta.

dragonero numero zeroIl progetto prende corpo lentamente. Fogli sparsi si accumulano uno sull’altro: prendono vita l’orco Gmor e Myrva la tecnocrate, alcuni personaggi vengono abbandonati, mentre una nuova terra ricca di magia e potenti forze delinea la sua mappa. È la nascita dell’Ecumene e del suo eroe: Ian Arànill l’Uccisore di Draghi bussa alla porta della Sergio Bonelli Editore.

Il 2007 segna l’ingresso ufficiale di Dragonero nella schiera dei grandi personaggi bonelliani, pronto a dare nuova linfa all’immaginario dei lettori. La casa editrice pubblica il primo volume dei suoi “Romanzi a fumetti” e l’onore di inaugurare la collana spetta alla prima grande impresa di Ian e compagni: 296 pagine per introdurci nell’universo creato da Vietti ed Enoch, una storia autoconclusiva raccontata attraverso i disegni di Giuseppe Matteoni.

Il successo è immediato. Senza indugiare oltre, si pensa alla realizzazione di una serie mensile, si chiamano a raccolta i disegnatori, si elabora un piano di lavoro. Nel giugno 2013 il numero zero di Dragonero raggiunge le edicole, piazzandosi accanto ai grandi nomi della tradizione bonelliana (Tex, Dylan Dog e molti altri personaggi che da decenni raccolgono una folta schiera di appassionati).

Prende così il via un progetto su vasta scala, elaborato con cura e ricco di novità. Una prima sferzata alla tradizione si rivela essere la scelta del genere: Dragonero è il primo fumetto edito da Bonelli a poter essere definito fantasy in senso classico. Una svolta che porta con sé l’apertura ad un nuovo bacino di utenza ampio ma molto esigente e l’inserimento in un filone dalle grandi potenzialità (nonostante il passare degli anni, il boom del genere non sembra esaurirsi): un passo necessario e una mancanza da colmare. Tuttavia, l’ingresso in un genere strutturato come il fantasy, con le sue regole e la sua forte storicità, rende imprescindibile valutarne la possibilità di coabitazione con il linguaggio fortemente caratterizzato, conosciuto e amato delle pubblicazioni della casa editrice.

vietti

 Stefano Vietti accanto al personaggio creato con Luca Enoch e disegnato da Giuseppe Matteoni. “C’è un sacco di avventura in Dragonero e c’è un protagonista tosto con un bel gruppo di amici attorno, che storia dopo storia ci siamo divertiti a infilare in un mare di pericoli”

È Stefano Vietti a svelarci quanto il cuore e l’ideale profondo delle due realtà non siano poi così distanti: “C’è un sacco di avventura in Dragonero e c’è un protagonista tosto con un bel gruppo di amici attorno, che storia dopo storia ci siamo divertiti a infilare in un mare di pericoli; ci sono faccende di acciaio e arti oscure, intrighi politici, duelli, battaglie e viaggi dentro un mondo di paesaggi incredibili. E tutto questo a noi pare molto ‘bonelliano’”. E molto fantasy, aggiungiamo noi: perché l’immagine di un gruppo affiatato alle prese con le mille peripezie di un viaggio avventuroso riporta alla mente più di una grande saga.

Proprio le caratteristiche strutturali della narrativa fantastica regalano ancora maggiore respiro e potenzialità alla seconda grande novità che questo progetto porta con sé. Dragonero nasce come vera e propria opera multimediale, anzi crossmediale: sviluppata su più livelli, amplia il proprio orizzonte narrativo e paratestuale attraverso l’utilizzo di diversi mezzi di comunicazione che si interconnettono e intersecano tra loro.

Nulla di originale, si direbbe, in un’epoca in cui il supporto elettronico ha permesso al fantasy di fare della crossmedialità uno dei suoi punti di forza. Il caso più eclatante è quello dei romanzi tolkeniani, entrati a tal punto nell’immaginario collettivo (e non solo in quello dei più appassionati fruitori del genere) da permeare ormai ogni strumento di creazione di storie: parliamo non solo delle realizzazioni cinematografiche, ma di giochi di carte, da tavolo, videogiochi, fumetti, canzoni e di un’ampia letteratura di ogni genere che da queste opere trae le sue tematiche.

Nuovo imponente esempio è quello delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco”: portato alla ribalta da un’ottima serie tv, ha dato vita alla creazione di un intero bagaglio di supporti materiali e virtuali. Ma gli esempi sono molti: dai videogiochi di “World of Warcraft” nascono fumetti e romanzi; da uno dei più utilizzati giochi di ruolo, “Dungeons and Dragons”, viene realizzata una serie di film; e l’elenco potrebbe continuare.

Tuttavia, Dragonero non si limita ad essere un trampolino di lancio per approfondimenti successivi, ma un progetto a tutto tondo, definito e pensato a monte: lo scopo è quello di mettere in atto la possibilità di accostarsi da molti punti di vista all’universo dell’Ecumene, nel tentativo di darne un’immagine virtualmente concreta, e sfruttando con forza la diffusione capillare e l’utilizzo esteso di social network e applicazioni.

Non solo un fumetto quindi, ma una serie di narrazioni a più livelli, ognuna con un suo proprio linguaggio. In tema di nuove tecnologie, un’App scaricabile da iTunes permette di visualizzare l’Ecumene in 3D, fornisce delucidazioni sui personaggi e un glossario dei termini; ulteriori approfondimenti sono disponibili anche sul blog Diario di viaggio, in cui Ian Arànill in persona illustra i tratti culturali dei popoli che abitano il suo mondo e narra alcuni episodi e incontri; infine, gli aggiornamenti della pagina facebook permettono ai lettori di rapportarsi direttamente con gli autori.

Non solo, nel solco di una consolidata tradizione, la Wyrd Edizioni propone il gioco di ruolo: presentato nel 2013 al Lucca Comics & Games, presto sarà possibile ampliarne la realtà di gioco scaricando online gratuitamente l’espansione “Echi di Guerra”. Ultimo, non certo per importanza, il romanzo pubblicato da Mondadori Chrysalide: “Dragonero – La maledizione di Thule” (2014), scritto da Stefano Vietti, una narrazione che mette in scena gli stessi personaggi senza interferire nella continuity del fumetto, rendendone possibile una lettura autonoma. Insomma, indubbiamente un progetto che fa della crossmedialità uno dei suoi punti di forza. Ma quali sono le ragioni dietro a tale scelta?

Stefano Vietti ci rivela quanto all’origine dell’idea si trovasse già questa necessità di estendersi in svariati settori: “Fin dal principio Luca Enoch ed io pensammo al progetto in modo che fosse crossmediale; non avevamo in mente solo un fumetto, vedevamo le nostre idee potenzialmente adatte ad essere sviluppate in più ambiti narrativi, cercando di mantenerne sempre il controllo. In seguito la Bonelli accolse le nostre proposte con entusiasmo. Oggi, con l’editore alle spalle a spingere il progetto in più direzioni, si può invece parlare anche di vera strategia editoriale”.

In un tempo in cui le nuove tecnologie e i supporti elettronici diventano oggetti della quotidianità, una linea crossmediale sembra vincente nel lanciare un nuovo prodotto, soprattutto nel tentativo di avvicinare i fan di un genere pienamente immerso nell’uso indifferenziato dei supporti narrativi. Non solo, il caso Dragonero diviene l’apice di un lavoro di modernizzazione che permea l’intera casa editrice: la Sergio Bonelli Editore, legata ad una propria tradizione e molto lontana dalla patinatura e dal colore dei mondi Marvel o DC Comics (indubbiamente aiutate nella loro scalata al successo commerciale dall’imponente investimento cinematografico), sembra essere apprezzata soprattutto dalle vecchie generazioni. Per rispondere, allora, all’esigenza di raccogliere un nuovo interesse da parte dei cosiddetti nativi digitali, ma senza abbandonare i tratti caratteristici della sua linea editoriale (in primis, la pubblicazione in bianco e nero, che privilegia i contenuti e mantiene i prezzi abbordabili), Bonelli crea una serie di strutture parallele per facilitare l’accesso alla propria produzione: pagine facebook per ogni fumetto, un’App anche per Martin Mystère, la possibilità di scaricare iBooks dallo Store Apple e la creazione di un canale YouTube.

Tuttavia, l’opera di Vietti ed Enoch sembra non poter essere contenuta in una mera definizione di marketing, né in una strategia di rilancio aziendale. Dragonero porta con sé una svolta all’interno dell’editoria, una nuova visione su un possibile futuro. Tanto si è parlato di quanto le nuove tecnologie potessero danneggiare l’editoria tradizionale e allontanare il lettore dalla pubblicazione cartacea e tanto si è pensato a come poter integrare le due realtà: il progetto di Bonelli offre una possibile e tanto auspicata soluzione, in cui la parola chiave è integrazione, anzi crossmedialità. Si prospetta una nuova visione in cui supporti così diversi si legano, convivono, si intrecciano e danno modo di ampliare una stessa storia su infiniti livelli, portando alla luce mondi in cui la narrazione si moltiplica.

Allora, possiamo forse interpretare il progetto Dragonero come rilettura dell’Incantesimo tolkeniano. In un suo saggio sulla Terra di Mezzo, Wu Ming 4 riferisce quanto Tolkien fosse consapevole che raccontare “soltanto una parte della storia, infarcendola di riferimenti e allusioni ad altre vicende, luoghi, epoche, contribuiva di gran lunga al successo della sua narrazione”: è quell’effetto di profondità ampiamente ricercato dall’autore. Nelle intenzioni di Tolkien, come nel progetto bonelliano, la moltitudine di approcci e spunti dà il via ad un gioco in cui il lettore è chiamato a prendere parte all’esplorazione di una nuova realtà, con la consapevolezza che ogni riferimento, ogni approfondimento, ogni accenno nasconde al di là dell’orizzonte visibile una serie infinita di storie altre, nuove avventure e personaggi ancora sconosciuti. Con una potenzialità in più: nell’era informatica, questo nuovo mondo sconosciuto prende una forma e una definizione che possiamo, non solo immaginare, ma vedere.
(Barbara Tosini)


Stefano Vietti inizia la collaborazione con Sergio Bonelli Editore nel 1995, scrivendo sceneggiature per Nathan Never, Legs Weaver e Martin Mystère, fra gli altri. Autore anche per Il Giornalino e Disney, insieme a Luca Enoch e Giuseppe Matteoni realizza la graphic novel “Dragonero” (2007) da cui ha origine la omonima serie a fumetti (2013). Luca Enoch, grafico e illustratore, ha dato vita a diverse storie prima di approdare in Bonelli: tra gli altri lavori, per la casa editrice crea la miniserie Gea (1999) e Lilith (2008).


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