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FUMETTI

Diabolik: lo sceneggiatore Tito Faraci svela la “vita privata” del re del terrore

  • 5 marzo 2014
  • 11:54

Cosa fanno i personaggi dei fumetti nella vita quotidiana? Dove abitano, come si vestono,
insomma cosa fanno quando non lavorano? Ovvero quando non vivono nelle strisce? A queste domande risponde il saggio “La vita privata dei fumetti” (Leconte 2003) grazie alle preziose testimonianze degli illustri creatori, sceneggiatori e disegnatori di albi quali Dylan Dog, Martin Mystere, Tex, Nathan Never, etc. Dal notoriamente schivo Tiziano Sclavi diabolika Sergio Bonelli, da Alfredo Castelli a Tito Faraci, fra gli altri. Proprio quest’ultimo ci ha confidato alcuni dettagli della quotidianità del capostipite del fumetto nero italiano. Sapevamo che il re del terrore sopravvive a un naufragio e cresce orfano in Estremo Oriente, che negli anni sessanta incontra Eva Kant e che da allora la spietata coppia di ladri vive a Clerville, nel sud della Francia. Ora sappiamo anche che Diabolik è un tipo serio, un po’ musone, che si è sempre schierato in politica, anche quando nessun altro fumetto osava farlo e che lui ed Eva spendono tutti i loro soldi per comprarsi altre Jaguar e altri rifugi, visto che ne sacrificano in continuazione.

Ebbene, ecco come Tito Faraci racconta in esclusiva a Storie e Leconte “La vita privata di Diabolik”:

La vita quotidiana è una questione centrale, nello scrivere Diabolik. Lui ed Eva Kant, sua compagna e complice alla pari, sono stati la prima coppia di fatto del fumetto italiano. Scelta coraggiosa,trasgressiva. Rileggendo certi articoli di giornale degli anni
Sessanta, ho avuto l’impressione che la loro disinvolta convivenza scandalizzasse i perbenisti quanto le loro imprese criminali, se non di più. Le sorelle Angela e Luciana Giussani hanno sempre dato grande importanza alle scene di vita quotidiana, senza mai spingersi a mostrare l’intimità del rapporto di coppia. Quando li vedi lì, nel salotto della loro casa… anzi, del loro rifugio segreto, intenti a leggiucchiare il giornale o guardare la tv, Diabolik ed Eva ti sembrano una normale coppia borghese. Solo che stanno progettando un colpo a una gioielleria, non le prossime vacanze in Grecia. C’è qualcosa di rivoluzionario, in questo. Diabolik è un personaggio libero dalle convenzioni, anche da quelle che obbligano un eroe a essere sempre eccezionale, in ogni sua manifestazione.
E infatti lui è un anti-eroe. Ha una vita da personaggio, ma anche da persona. Vive il proprio tempo, ne è lo specchio oscuro. Fumetto per molti versi ingenuo, ed è anche un suo merito, ma per altri versi profondo. Ragionato. Del resto, le trame sono equazioni in cui tutti i conti devono tornare. E l’ironia è la grande assente, purtroppo.

IL POSTO PREFERITO
In Diabolik tutti i luoghi sono veri, ma nessun luogo è davvero esistente. Mi spiego. Nessuna città o nazione reale è vista e nominata nello specifico. Addirittura non si parla neppure di “Asia”, ma soltanto di “Oriente”. Eppure, tutti i luoghi hanno una raffigurazione molto realistica, così come le trame.
Vecchia domanda: che cos’è Clerville? Un po’ Parigi. Un po’ Marsiglia. Un po’ Montecarlo. Ma c’è anche, soprattutto, molto dell’Italia. Usare come spunti di storie temi d’attualità (corruzione, mafia, aborto, violenza sulle donne… cito a caso) non è mai stato un pretesto per fare sensazione, ma una conseguenza dell’impostazione del personaggio, così calato nella nostra realtà. Nel nostro mondo.

IL CARATTERE
Diabolik è un tipo serio, un po’ musone. Alfredo Castelli dice che Diabolik non racconterebbe mai una barzelletta, e se gliene raccontassero una non la capirebbe. C’è qualcosa di inquietante in lui, in questa sua freddezza. Nel suo limitare i rapporti umani all’amore per Eva. Nella sua mancanza di scrupoli morali, che non significa però crudeltà. Per Diabolik, la strada più corta fra due punti è una linea retta. Se in mezzo c’è qualcuno, ucciderlo è il sistema più rapido e definitivo per eliminarlo.
Le Giussani vedevano in Diabolik anche un ribelle al sistema, alle convenzioni e alle ipocrisie. Non si può che essere d’accordo. La cattiveria di Diabolik è, in realtà, mancanza di scrupoli morali. Non c’è compiacimento nell’omicidio. A meno che non si tratti di vendetta. Ma, anche in questo caso, la vendetta è un mezzo più che un fine. Se tutti sanno che mettersi sulla strada di Diabolik equivale a una condanna a morte, lui avrà campo libero. Quindi, deve vendicarsi sempre. È la regola.

L’INFANZIA
Nulla si sa della sua giovinezza, neanche quale sia il suo vero nome. Nel leggendario albo “Diabolik, chi sei?” abbiamo saputo che, da bambino, fu l’unico superstite di un naufragio stile Titanic. Poi finì su un’isola abitata soltanto da criminali, governati dal potente King. Il quale fu una sorta di padre per il giovane Diabolik, che però finì per ucciderlo. Una cosa da romanzo d’appendice, insomma. Altro non so dire, per ora. Ma in futuro, chissà… In fondo, ho appena scritto una lunga storia in cui si scoprono le origini e le avventure di Eva Kant, prima che incontrasse Diabolik.

UN EPISODIO FORMATIVO
Certamente l’incontro con Eva Kant, nel terzo numero della serie. È la vera nascita del personaggio, il punto di partenza.

IL TALLONE DI ACHILLE 
L’ispettore Ginko, ovviamente. Così simile a Diabolik da esserne immagine speculare e completamento. Come nella migliore tradizione del noir, il poliziotto cerca il criminale per trovare la sua metà oscura. Questa somiglianza è anche fisica, d’altronde. E Ginko, così tenace nel suo inevitabile destino di sconfitta, è un personaggio titanico, che assume uno spessore drammatico. Come nella sua relazione con la duchessa Altea, tuttora irrisolta. Vivono da eterni fidanzati, ma mai conviventi. Ginko è troppo concentrato sulla caccia a Diabolik, e resta vittima del suo ruolo. Anche in questo un personaggio tragico (ma simpatico).

EVA KANT 
La compagna di Diabolik non è né altera, né glaciale. Più passa il tempo, più tocca a lei dare calore alle storie. Metterci quella passionalità che, altrimenti, Diabolik non si concederebbe. Eterno femminino, ma con autoironia. Donna emancipata, con convinzione. Lei agisce seguendo l’istinto, anche a costo di sbagliare. Credo che il futuro di questa serie sia (almeno) per metà nelle mani di Eva Kant.

LA VITA MONDANA 
Diabolik ed Eva spendono i loro soldi per comprarsi altre Jaguar e altri rifugi, visto che ne sacrificano in continuazione! Non è la ricchezza ad attirare i due. Anzi, in un certo senso la disprezzano, come disprezzano il mondo dei ricchi, il jet set. Ogni colpo è una sfida, resa più difficile e interessante dal valore dell’oggetto da rubare, da quanto sarà protetto. La sfida ha un valore in sé, simbolico. È la sfida al mondo.

LA POLITICA 
Diabolik si è sempre schierato, anche quando nessun altro fumetto osava farlo. Ai tempi del referendum sul divorzio, in seconda di copertina fu pubblicato un appello per il NO all’abrogazione. I politici a volte sono visti come dei buffoni, ma la politica e l’impegno non sono mai state buffonate, anzi.

LA CASA 
Per ovvie ragioni, le case di Diabolik devono essere fuori mano e poco appariscenti. Una casa comoda, ma non lussuosa. Da cambiare spesso, senza troppi rimpianti. In ogni episodio c’è il classico siparietto in soggiorno, durante il quale Diabolik ed Eva organizzano o commentano il loro colpo. Grande assente è la cucina, anche se ricordo una storia in cui si diceva per inciso che Eva è un’ottima cuoca. Camera da letto sì, ma senza mostrare l’intimità del rapporto di coppia. Per rispetto, più che per pudore.

L’ABBIGLIAMENTO
Diabolik porta abiti normali. Eva è più attenta alla moda, ma senza esagerare. Se dovesse fare uno strappo alla regola? Bah! Forse si metterebbe in abiti sexy, con scollature e spacchi. Lei oggi non li indossa più, e anche in passato l’ha fatto di rado.

L’AUTO
Diabolik non ha mai cambiato la sua Jaguar, perché è parte del suo personaggio. E perché le Giussani hanno saputo scegliere un modello d’auto che sembra non invecchiare mai.

 

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Tito Faraci è nato nel 1965 a Gallarate (Varese). Ha scritto su diverse riviste musicali, curando i rapporti con la DC Comics e lavorando per Topolino nella Disney-Italia. Dal 1998 entra nello staff di Diabolik. Faraci ha sceneggiato le storie di Lupo Alberto, Dylan Dog, Nick Raider, uno spin-off di Zagor dedicato a Cico e alcuni episodi di Magico Vento.

Diabolik, il re del terrore, sopravvive a un naufragio e cresce orfano in Estremo Oriente nella banda del misterioso King. Diabolik è un ladro ingegnoso, in grado di cambiare fisionomia grazie a delle maschere di plastica speciale che realizza personalmente. Questa sua particolare abilità, sviluppata fin dalla giovinezza, dimostra però un’identità fragile, e il diabolik-eva-kantbisogno di diventare continuamente altro da sé. Dopo un breve soggiorno a Marsiglia, negli anni sessanta Diabolik incontra Eva Kant.
Da allora la spietata coppia di ladri vive a Clerville, nel sud della Francia, in una sorta di reazione a catena dove più rubano più hanno bisogno di nuovi covi dove progettare altri colpi, sempre più mirabili, per mantenere inalterato il proprio status. La loro è una ricchezza dissimulata tra mille attenzioni, che sono un po’ la parodia della perfetta famiglia borghese (i due ricordano Cary Grant e Grace Kelly, in “Caccia al ladro” di Hitchcock). Ma la loro quotidianità intrude all’interno di una difficoltà – quella di fare coppia a sé, di essere ladri, come avviene per Bonny e Clyde e altri precedenti illustri.
Diabolik è quasi paranoico nella sua mancanza di ironia. Per lui tutti i conti devono tornare, tutto è troppo serio, troppo reale, e questa rigidità si esprime anche nel viso: i capelli sempre perfettamente in ordine, lo sguardo tagliente, le ciglia squadrate. Insomma, per fortuna c’è Eva a salvare la dimensione dell’istintualità del personaggio. Se la contestazione all’ordine costituito, per Diabolik, è una risposta al “furto” della sua famiglia, che gli è stata rubata insieme alla giovinezza, la sua totale assenza di autoironia gli impedisce di ribellarsi fino in fondo al sistema. Quella del ladro è piuttosto una sfida all’intelligenza dei suoi avversari e persecutori. Capostipite del fumetto nero italiano, Diabolik è un criminale meno violento dei suoi numerosi imitatori, per esempio il “Kriminal” di Max Bunker. Uccide, ma lo fa solo quando è necessario. Preferisce rubare e combattere la sua guerra personale con l’ispettore Ginko, suo doppio speculare, anche nei tratti somatici. Come dire, l’ispettore è la maschera fissa di fronte a Diabolik. La presenza delle autrici, infine, del tocco femminile nella psicologia del personaggio, si può desumere dall’arma preferita del ladro, il pugnale, che è un’arma bianca, quindi fallica in una maniera “penetrativa” e non rumorosa (maschile e femminile al tempo stesso). Eva predilige la “sottigliezza” ancora maggiore degli aghi velenosi. Questa complementarità è assai stimolante, se vogliamo erotica, come le tute nere aderenti e sottilissime indossate dai personaggi.

Nel 1961, la milanese Angela Giussani (1922-1987) fonda la casa editrice Astorina. L’anno successivo crea Diabolik, ispirato all’attore Alex Raymond. Dal 1964, ad Angela si affianca la sorella Lucia Giussani (1928-2001). Al successo del personaggio hanno contribuito numerosi sceneggiatori (Mario Gomboli, Alfredo Castelli e Alberto Ongaro, tra gli altri). Sergio Zaniboni, classe 1937, è il principale disegnatore della serie. Le sorelle Giussani volevano un fumetto di avventura tascabile, economico, “da leggere in treno”. Angela – a lei si deve l’idea della maschera – si ispira al feuilleton francese, ai personaggi come Fantomas, che avevano influenzato gli sceneggiati della Rai dell’epoca. Diabolik è un noir, più precisamente appartiene al genere “caper”, la storia della preparazione e della esecuzione di un furto. Per orientarsi tra le varie collane della serie va detto che a partire dal quarto anno la numerazione ricomincia ogni anno da uno. I primi tre anni vengono chiamati “La prima serie”, il quarto “La seconda serie” e dal quinto ci si riferisce all’annata in numeri romani. Due delle ristampe sono in ordine progressivo (Diabolik R e Diabolik Swiss). A queste si devono aggiungere i grandi albi e i volumi speciali, i romanzi dedicati al genio del male – l’ultimo è La lunga notte di Andrea Carlo Cappi (Sonzogno 2002); i film come Diabolik di Mario Bava (1968) e i cartoons (Fabbri 2002).


“La vita privata di Diabolik” è tratto da “La vita privata dei fumetti” (Leconte 2003).
A cura di Roberto Santoro.
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