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LOMBARDIA

Uno schianto alla Regione Lombardia. Il Pirellone vacilla, intorno il caos e il terrore

(Genoveffa Simonetta Naldi) – Ricorre quest’anno il quindicennale di quel tragico giorno. Sono passati tanti anni ormai ma per molti il tempo si è fermato nonostante i numerosi cambiamenti che si sono sovrapposti nella vita di questa metropoli e che sono ben visibili, come il nuovo grattacielo e la linea lilla del metrò cittadino.

La ferita oggi non è più visibile, soltanto all’interno al ventiseiesimo piano la lapide ricorda l’avvenimento a chi voglia salirvi con l’ascensore. Anche i lavoratori sono cambiati, molti di loro sono attivi presso la nuova sede della Regione Lombardia, ancora più alta, ma più stretta e lunga, da sembrare da lontano quasi l’antenna di una radiolina.

pirellone

Nel 2002, all’epoca dell’incidente, il Pirellone era l’unico grattacielo che svettava su Milano e il Commander guidato da Luigi Fasulo lo centrò in pieno. Il fascicolo dell’indagine condotta dal pm Bruna Albertini definiva “ragionevolmente improbabile l’ipotesi di un’azione autodistruttiva del pilota dell’aereo HB-CNX”, preferendo l’ipotesi secondo cui Fasulo perse il controllo del velivolo proprio nel momento peggiore, forse mentre si era chinato per tirare fuori il manuale di istruzioni da sotto il sedile. Ipotesi che non teneva conto del profilo dell’anziano pilota, un uomo disperato, in gravi difficoltà economiche e minacciato dalla ‘ndrangheta che pare avesse confidato a un’amica che “se non avesse risolto i suoi debiti si sarebbe lanciato contro il Pirellone”. Un suicidio annunciato, dunque, che si andrebbe ad aggiungere a una già corposa lista di torbidi disastri aerei. Un suicidio, sospettano alcuni, a cui era meglio non credere per ottenere più agevolmente il risarcimento da parte dell’assicurazione…

Che cosa sia successo quel 18 aprile del 2002 lo sappiamo in molti, sia i testimoni che come me trascorrevano la giornata nelle vicinanze, sia gli spettatori televisivi o i lettori dei quotidiani milanesi. È la causalità dell’avvenimento che ci lascia ancora oggi mille dubbi, l’incidente sarebbe stato provocato dal pilota mentre perdeva il controllo di un piccolo velivolo che terminava quindi la corsa con uno schianto contro i piani alti del grattacielo Pirelli costruito da Gio Ponti.

Quel tardo pomeriggio ero in anticipo rispetto all’inizio del corso di acquerello. Così mi diressi in un primo momento verso via Filzi con l’intento di fare una sorpresa. La contentezza non mi spinse però a portare a termine quanto mi ero proposta, un presentimento mi suggerì che fosse più saggio non salire al ventitreesimo piano.

Fui la prima ad attraversare il corridoio e ad arrivare in aula. Ben presto incontrai gli occhi dell’insegnante mentre cercavo di appendere la mia giacca con un movimento insolitamente troppo lento e visibilmente contrario alla reale intenzione. Entrarono quasi subito le “compagne”. Non saprei dire se a scuola ancora oggi ci si possa definire tali, trascorsi ormai decenni dagli anni settanta che hanno contrassegnato il percorso scolastico di una generazione decisamente a sinistra.

Lo schianto avvenne alle 18.30, così potente da far pensare a una bomba, ma fu peggiore il silenzio che lo seguì e l’urlo femminile successivo e raggelante che mi portai dietro per molti giorni fino a dimenticarlo con il tempo. Non chiesi mai di chi fosse, forse della vittima o più probabilmente di una testimone per strada. Non attesi per molto tempo l’insegnante come invece ci aveva chiesto, salii lentamente al piano superiore per incontrare una persona, forse un docente che mi confermò che si trattava della Regione.

Il grattacielo era squarciato in alto e usciva fumo nero. Non pensai a un aereo, non seppi subito di cosa realmente si trattasse. Mi dissero soltanto di andare piano a casa. Ero preoccupata, i cellulari non funzionavano, non c’erano segnali. Mi vennero incontro alcune ragazze piangendo. Quando aprii il portone della scuola mi volsi prima indietro verso i ragazzi e le ragazze vicini ai telefoni pubblici del piano terra, poi mi diressi in fretta verso la strada.

Quello che vidi fuori sembrava una variazione immaginaria dell’11 settembre 2001. Il fumo del grattacielo continuava ad uscire come si trattasse di un grosso sigaro appena acceso. Camminando veloce verso la piazza Duca D’Aosta mi convincevo che il fumo stesse diminuendo, ma era lo squarcio frontale che non riuscivo a comprendere. Pensai in un primo momento che la situazione non potesse essere grave, ma poi mi resi conto che tutta l’area intorno al Pirellone era chiusa e coperta da una quantità non contabilizzabile di fogli che apparivano bianchi. Erano pacchi di carta formato A4 che qualcuno aveva lanciato dall’alto come per divertimento? Erano documenti? Capii che era avvenuto qualcosa di molto grave.

L’area era chiusa quasi fino al colonnato della stazione centrale. Di fronte al palazzo erano fin troppo evidenti i segni lasciati da quell’aggressione inspiegabile e il fumo continuava ad uscire anche se più lentamente. Un poliziotto mi sorrise forse intuendo che anch’io come altri avevo qualcuno lì dentro. Non si poteva oltrepassare, mi ripeterono, dovevo andare via di lì, non potevo restare.

L’unica soluzione era lasciare alle spalle l’immagine spettrale della piazza raggiungendo qualche mezzo pubblico che potesse accogliere tanti passeggeri impauriti. I cellulari erano inutilizzabili anche lì fuori. La zona della stazione centrale era ancora attraversata da molti mezzi pubblici, più di quanti se ne contano oggi. Si alternavano i tram 2 e 11 e l’autobus 42, le linee automobilistiche dirette ai comuni limitrofi di Cinisello, Sesto e Monza. Non era possibile scorgere un tram proveniente dalla via Filzi ancora bloccata.

Chiesi, ma nessuno sapeva immaginare quanto occorresse aspettare. Poi, rivolgendo lo sguardo verso i capolinea, vidi i pullman in fila fermi con il primo mezzo intento a riscaldare il motore per portarci via. A casa immaginai che dovevano sapere già tutto e quanto gravi fossero le conseguenze di una tragedia il cui impatto visivo mi sembrava una riproduzione onirica di un 11 settembre a Milano.

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