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CAMPANIA

Una notte a Bagnoli con l’uomo-cane

(Federica Sposato) – “Magari mi troverai ridicola, ma mi disprezzerei se non osassi esserlo mai”. L’illusione che potesse essere amore mi ha spinta ad accettare l’invito; così che, in uno splendido venerdì di aprile, mi ritrovai a Bagnoli, in una splendida villa occupata.

Illusione d’amore, dicevo, perché questo, o la follia, possono spingere una calabrese trapiantata a Roma a trascorrere una giornata in una villa sul lungomare di Bagnoli, in compagnia di se medesima, per poi dormire sul pavimento della suddetta villa, avvolta da un freddo insaziabile, circondata dall’ossessivo russare prodotto dalla felice commistione tra un uomo e un cane.

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Sul lungomare di Bagnoli Villa Medusa si palesa in tutta la sua eleganza. La villa, che da qualche anno viveva la sua triste vecchiaia in solitudine, è stata riportata in vita; con l’occupazione ha ripreso il suo ruolo di aggregante di giovani anziani felici, e ha avviato una serie di progetti belli e intelligenti”

Il giovane conquistatore partenopeo (di cui sopra), impreziosito da una calda passione romantica per la musica, la poesia, la politica (eccetera, eccetera), abile nella pratica, tanto cara ai napoletani, di sedurre con il sapiente uso della parola, è il reale movente di questo viaggio. La passione politica e la solidarietà di classe di una giovane militante quale sono, è il credibile alibi.

Un vecchio treno stanco e ammalato, che sembra resistere solo per l’orgogliosa ostinazione a onorare la tradizione di un nobile lavoro antico, saluta la terrona massa viaggiatrice che da Roma si sposta verso Napoli (il paese della pizza, la casa di Pulcinella, la roccaforte degli scippi, uè uè cà nisciuno è fesso, ma sempre, comunque, ogni volta, vedi Napoli e poi muori).

Il viaggio non delude le aspettative: zero posti a sedere, zero aria per respirare,zero pulizia, tanta napoletanità (e anche qualche spagnolità). Lo spostamento dalla stazione di Napoli al lungomare di Bagnoli è tutto un susseguirsi di luoghi comuni che riassumono il meglio e il peggio di questo popolo.

Ma la meta tanto agognata ha voglia di farsi trovare, e non passa troppo tempo che subito si palesa in tutta la sua eleganza. Villa Medusa, che da qualche anno viveva la sua triste vecchiaia in solitudine, è stata riportata in vita da quattro mesi; ha ripreso il suo ruolo di aggregante di giovani anziani felici, e ha avviato una serie di progetti belli e intelligenti. Il mare, dalla terrazza di villa Medusa, ha il sapore delle cose belle dimenticate.

È un vecchio pescatore stanco a cui è stata distrutta la casa per far spazio a grandi fabbriche puzzolenti. Ora le fabbriche hanno chiuso, e il vecchio pescatore è malato e stanco; la sua nuova casa è senza giardino e i pesci del mare hanno un sapore diverso, un sapore che non riconosce.

Provvidenzialmente assorbita dallo spettacolo del tramonto che sembra essere stato allestito solo per me, trascorro le prime ore in terra straniera tra ragazzi e ragazze più e meno socievoli.

Il mare, dalla terrazza di villa Medusa, ha il sapore delle cose belle dimenticate

Il belloccio e cattivo iniziale viene felicemente rimpiazzato da una veloce militante conoscenza. È tutto perfetto. Questo giovane compagno rivoluzionario ha tutto il potenziale per diventare il nuovo aspirante partenopeo del mio cuore … se non fosse che, essendo egli al vertice supremo della macchina organizzativa che gestisce e garantisce la sopravvivenza di questa villa, ha l’obbligo fisico e morale di essere sempre reperibile, di sbrogliare i brogli, di scoperchiare il coperchio, di sciogliere la matassa, di vegliare su ogni dettaglio irrilevante che sicuramente non ha bisogno di lui ma non si sa mai.
Non lo rivedrò per tutta la serata.

Raggiunta (con qualche ora di ritardo) da un bislacco gruppo di sostegno messo casualmente insieme a Roma (allo scopo, appunto, di sostenermi durante quella che già si prevedeva una serata di difficile sostenibilità) porto a termine il viaggio e ricordo perché, ogni volta, è faticoso salutare Napoli quando vado via.

Ho passato quasi due giorni in questo posto, e non ricordo più il motivo per il quale sono venuta.

Resta, però, il silenzio che accompagna il sole del mattino a fare il proprio giro, e che gli ricorda di passare di qua; il verso incomprensibile di un dialetto diverso dal mio, ma che sa di casa; la luce negli occhi di un ragazzo che ama così tanto questo posto da perdercisi dentro; tutta la storia del mondo, che sembra passare da Napoli ogni giorno.

“Ma che vi era, poi, di così crudele e orribile a Napoli, che non fosse sparso a dovizia sotto il belletto della religione o l’educazione, che non fosse retaggio di tutti gli uomini (e le donne!) in tutte le città del mondo, che si agitavano incessantemente, e senza scopo, sulla superficie azzurra del globo che ci ha generati?”

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