rivista internazionale di cultura

d'Italia

ITALIETTA

Una domenica all’italiana, 20 racconti terrestri

(La domenica. Il passo estremo della settimana,
vuoi depressivo, vuoi celebrativo. Ecco, allora,
una sorta di “come eravamo” – e dove – in una
domenica qualsiasi, il 12 febbraio 2010.
Fra mezzogiorno e le due del pomeriggio
)


Marco Montozzi | Forza ciurma, si va!
Ero di istanza in cucina: lotta con pasti e pappe, sise e pannolini. Stoico, ho resistito all’impulso di rifugiarmi in bagno a leggere. Ho infine intonato la sigla di un cartone animato a tema piratesco per tenere alto il morale “Forza ciurma, si va!”


Franc
esco Fario | Le carte buone
Io e mia madre seduti, a tavola, uno accanto all’altro; dall’altro lato, mia nonna e mio padre nella stessa posizione: mia nonna e mia madre si guardano, così come me e mio padre. Il silenzio regna, anche se ogni tanto sul tavolo vengono dati dei leggeri pugni. C’è troppa tensione nell’aria… Tra dieci minuti dobbiamo alzarci ed andare a una festa di famiglia: dobbiamo sciogliere questa tensione. Un domenica-italianaaltro colpo viene dato da mio padre sul tavolo. Mia madre fa una smorfia, mia nonna la segue; mentre io e mio padre ridiamo soddisfatti. “E va bene” dice mia nonna “Avete vinto voi”. “Perché siamo forti” aggiunge mio padre. “Ma quali forti?” ribatte mia madre “Con le carte buone in mano, siamo tutti bravi a vincere. Andiamo và, sennò facciamo tardi”.


Sara Greco | Partenza e ritorno sulla terra
Seduta alla scrivania: occhi aperti, cervello sulle nuvole. M’immagino prima un po’ più a nord: professionale, elegante, intellettuale ma non troppo. Ma poi lì non farà troppo freddo? No, no… cambio idea! Mi trasferisco un po’ più in là, sull’oceano: un terrazzo, il sole caldo, un vestito di quelli leggeri, in lino bianco, con una macchina da scrivere sulle ginocchia, una di quelle vecchie… foglio bianco, sguardo sognante! Aspetta (ritorno sulla terra) sono le due??? Mi devo muovere cavolo!


Loris Magro | Il tabacco
Ero a Parigi. Mi stavo spostando dall’ostello in cui avevo alloggiato la prima notte al residence assegnatomi dalla scuola di lingua che sto frequentando. Arrivato al residence, scopro di dover aspettare due ore prima di poter fare il check-in. Lasciati i bagagli nel luggage del residence – almeno questo mi è stato concesso – decido di fare un giro nel quartiere per fare la spesa e mangiare qualcosa ma, colpo di scena: a Parigi la domenica mattina basta spostarsi un po’ dal centro ed è tutto chiuso. Disperato – ma non troppo – decido di fumare una sigaretta ma, altro colpo di scena, scopro di aver dimenticato il tabacco all’ostello – non al residence, eh, all’ostello – la disperazione diventa così totale.


Antonia Leonardis | Un goal del Napoli
Meditavo sulle parole del Vangelo e su come lavorare nella quiete dell’anima, come seguire le vie della serenità tanto vana e lontana, mentre la TV passava scene di guerra e di violenza. Sognavo un goal del Napoli, ragionando sul dolce da preparare per profumarne la vittoria; dal forno saliva l’odore del pollo con le patate, diffondendo un meraviglioso aroma di rosmarino nella piccola cucina…

Francesco Fario: “Tra dieci minuti dobbiamo alzarci ed andare a una festa di famiglia: dobbiamo sciogliere questa tensione”

Alfonso Giangrande | Sigarette (e vino rosso)
Sono sveglio da poco, alzo le persiane, la luce mi acceca. Vado in bagno, mentre sto seduto mi fumo una sigaretta, termino il tutto e mi dirigo verso la cucina. Preparo il caffè, dopo mezz’ora finalmente esce, da una stanza arrivano Albe… e la sua ragazza, beviamo il caffè, ci fumiamo una sigaretta e suona il citofono. Sale un’amica, le offro un bicchiere di rosso, forse due, o tre, e tra una chiacchiera e l’altra, fumo un’altra sigaretta. Le 14.


Nadia Palermo | Play. Stop. Rewind. Play
“Devo rifare il letto!” E invece è rimasto sfatto e non mi sono sentita in colpa quando, goffamente, mi ci sono buttata sopra e, davanti lo specchio con la cornice rossa, ho cominciato a ripetere il discorso preparato per la seduta di laurea. Dall’inizio alla fine. Play. Stop. Rewind. Play. Ininterrottamente a ripetere un discorso che, il giorno della laurea, non aveva nulla dell’originale… nemmeno le virgole.


Cristina Tramontana | Il Carnevale di Acireale
È domenica, una delle domeniche del Carnevale di Acireale! La gente esce, gira, fotografa, si traveste, scherza, sta insieme, si emoziona… sarà ma a me quest’anno suscita solo una gran tristezza! Per carità niente in contrario a festeggiare il Carnevale, ma il problema sta dentro di me… è il ricordo di una persona volata in cielo… esco per andare a messa ed ecco incontro il sorriso di una bimba… un modo di comunicare degli angeli? No, solo un piccolo e semplice dono.


Lilith Burton | Timperley addio
A Timperley il 23 passava ogni dieci minuti. Era la mia domenica catartica, il mio ultimo giorno di quell’esperienza che avrei voluto finisse prima possibile. Guardavo dal finestrino, una nebbiolina leggera e un cielo sul grigio fisso facevano da contorno a un viavai frenetico di gente con enormi buste della spesa. Ero arrivata ad Altrincham, contavo con ansia le ore che mancavano al mio rientro. L’ultimo fish&chips, l’ultima birra e l’ultima sigaretta sotto il cielo inglese.

Antonia Leonardis: “Sognavo un goal del Napoli, ragionando sul dolce da preparare per profumarne la vittoria”

Filippo De Fabrizio | Il mio basso nero
Nella stanza osservavo il contorcersi delle fiamme dentro il camino, io con il mio basso nero poggiato sulla gamba. Cominciando ad improvvisare un incalzante riff jazz, sentii bussare alla porta: senza nemmeno alzarmi vidi entrare i miei amici uno alla volta, ognuno con qualcosa da mangiare o da bere in mano. Tutti mi salutavano senza avvicinarsi, li guardavo divertirsi in quella che, evidentemente, era una festa a mia insaputa. Ballavano sulle note del basso che continuavo a suonare. Splendidamente sfocati, lontani, surreali: la musica.


Eleonora Savoca | Matematica
Contavo le ore mancanti al giorno dell’amore, contavo le ore che mi dividevano dal primo colloquio di lavoro della mia vita, contavo i gradini mancanti alla cima di una lunga salita di sogni. Non avevo mai avuto particolare rispetto per la matematica, ma una lunga domenica trascorsa a sommare e sottrarre pensieri, a dividerli per le unità temporali che il mondo ci impone, a moltiplicarle per l’ansia che assale durante le attese mi ha illuminato: bilanci saltuari, contabilità personali e sintesi di lunghi discorsi in numeri spesso aiutano a comprendere meglio il succo del discorso.


Enza A. Moscaritolo | La lattuga
Al Sud è difficile sottrarsi al fatidico pranzo domenicale. “Mamma, siamo a dieta!” aveva affermato mio marito appena sveglio quella mattina, provando – invano – a scoraggiare una mamma meridionale dalla sua missione di cucinare dalle sei del mattino per il pranzo che avremmo consumato di lì a poche ore, annunciato da profumi di soffritti e teglie al forno. “Non ho preparato niente di che!” – ribatté candidamente mia suocera e indicò a riprova della sua sincerità un’insalatona verde. “La lattuga fa dimagrire!”. Ci arrendemmo, alzando un tovagliolo bianco.


Simona Colaiuda | Guanti azzurri
La domenica è solo nostra, mia e di Andrea. È lui a decidere cosa fare, io devo solo seguire la sua fantasia. Quella mattina già immaginavo cosa mi attendeva, quando davanti alla porta, goffamente impegnato a far entrare le manine nei guanti azzurri, mi ha detto “Mamma dai corri!”. E senza neanche darmi il tempo di voltarmi mi ha bombardato con enormi palle di neve, mentre le sue risate già riempivano le mie orecchie ed il mio cuore di gioia.

Michele Teodori: “Ma che è tutta questa frenesia! È domenica”

Elena Samara De Piccoli | La neve
È stata l’ultima domenica che ho passato con lui. Tra le nostre “fughe romantiche” – soltanto mentali, peraltro, non andiamo mai chissà dove, anzi, ma ci basta così – intercorrono sempre troppi giorni. Avevo sempre sognato di vedere la neve imbiancare i tetti, i giardini, le strade, con qualcuno di speciale accanto. Avevamo dormito fino a tardi, e aprendo le imposte, vedemmo quel manto bianco e quei piccoli fiocchi cadere leggeri e impalpabili. Come ogni piacere, anche quello fu effimero, e lo godemmo appieno, fino all’ultimo istante.


Donatella Fiore | I suoi silenzi
Ormai poche ore mi separavano dalla fine del turno. Ancora pochi gesti meccanici ed il mio pomeriggio sarebbe iniziato. L’attesa era snervante. Dopo mesi trascorsi a credere nell’unica cosa per cui vale la pena di rischiare, patire, aspettare; era arrivato il momento di affrontare la realtà. La sorte si scagliava indissolubilmente contro di noi e aggiungeva all’oceano che ci separava, l’ostacolo più insormontabile: il distacco vero e proprio. Non ci credeva più. Non avevo ancora sentito le sue parole, ma la mia anima era già stata investita dalla tempesta dei suoi silenzi.


Ivan Carmelo Fiorentino | Leoncavallo
Quella domenica tra le 12 e le 13 ero a casa di alcuni amici con cui avevo trascorso la serata precedente. Con i ragazzi del centro sociale Rosa Luxemburg. Forse proprio la compagnia mi ha indotto a inserire su facebook alcuni link riguardanti Fausto e Iaio, due ragazzi milanesi che frequentavano il centro sociale Leoncavallo e morti per essersi opposti allo spaccio di eroina nel ’78. Dopo, come tutte le domeniche, sono tornato a casa per il pranzo in famiglia.


Michele Teodori | Il giornale
Le 12. Dove vai? A comprare il giornale. Corro, sennò non faccio a tempo. Io rimango a letto. Ok. Quando torno si mangia? Ma che è tutta questa frenesia! È domenica. Sì ma è mezzogiorno. Di già? Già. Vabbé, aspetto che torni. Buongiorno, il giornale. Finito. Di già? Spiace, ma è mezzogiorno e mezzo, sono aperto dalle 7. Ah, ok. Era finito. Cosa? Il giornale. Ah, anche il frigo è vuoto. Né pane né notizie. Torna qui sotto, è domenica.

Filippo De Fabrizio: “Tutti mi salutavano senza avvicinarsi, li guardavo divertirsi in quella che, evidentemente, era una festa a mia insaputa”

Sara De Vido | Sciare
Silenzio. Finalmente pace dopo una settimana da incubo. Il vento gelido irrigidisce il mio volto e fa lacrimare gli occhi. Perdo il mio sguardo oltre. Posso solo tacere davanti alle montagne che si stagliano, immutate da secoli, davanti a me. Il sole del mezzogiorno le accarezza dolcemente. E mi sento piccola ed insignificante. Ma libera. Indosso gli sci, sistemo guanti, racchette, casco. Respiro. Saluto le montagne con un sorriso – loro sanno – e mi lascio andare lungo la pista.


Chiara Zullian | La famiglia immaginaria
Quella domenica, alle 12, mi trovavo invitata ad un pranzo in via Orfeo, a Bologna, in un ex ospedale psichiatrico in cui da qualche anno abitano giovani famiglie e studenti. In quei giorni la città emiliana era letteralmente sepolta dalla neve ed io di ritorno da un viaggio per un’intervista di lavoro a Berna, ne approfitto per spezzare il tragitto (Berna-Feltre), ospite di cari amici che non vedo da un’eternità. Quasi ogni domenica, i condomini si ritrovano per pranzare insieme ed è come se si preparassero ad affrontare quel lunedì che inesorabilmente arriverà tra cibo, buon vino e canzoni stonate. Il cibo non era davvero sufficiente per tutti ma il senso di appartenenza ad una famiglia immaginaria mi ha lasciato qualche cosa di raro e speciale.


Pietro Mauro Spano | Cartoonito
Tra le urla e le corse di mio figlio Alessandro (4) e del suo amico Samuel (5), italiano di nascita e ghanese di origini, preparavo il pranzo della domenica. Pronto, via, si mangia tutti e tre intorno al tavolo, mentre la tv trasmette Cartoonito, fuori i tetti innevati ed il bianco paesaggio pedappenninico emiliano e dentro una calda atmosfera familiare.

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