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EMILIA ROMAGNA

Tutti nudi alla Chiesa dei Beati Increduli

(Fabiana Schianchi) – Durante la mia consueta ed irrinunciabile camminata del mattino, (sono a Cervarezza), mi sono avventurata per una stradina sconosciuta, nel bosco adiacente alla frazione di Talada. Ad un certo punto  forse perché erano le 6.15 del mattino, non mi sono più ritrovata e ho fortemente temuto di essermi persa. “Strano” – mi sono detta – “A Cervarezza e dintorni non ci si perde nemmeno a volerlo fare apposta!”

Fatto sta che guardando l’orologio ho visto che erano le 7.30. Dovevo aver camminato più del solito, non sapevo più dov’ero ed il cellulare (quello nuovo appena ricevuto in regalo…) non aveva segnale. Dopo attimi di sbigottimento e paura di essermi veramente persa, ho visto in lontananza un cartello di legno, con una scritta, incisa, e una freccia “Chiesa dei Beati Increduli” anno 1569 D.C.

Immediatamente ho seguito la freccia e ho visto in lontananza una piccola chiesetta, in sasso, seminascosta dagli alberi, da dove provenivano delle voci che cantavano a voce piena. Ho ringraziato il cielo per avermi dato un’indicazione di umanità e allungando il passo mi sono diretta verso l’entrata nudadella chiesetta, certa che vi avrei trovato qualche anima pronta ad aiutarmi, a ritrovare la strada per Cervarezza.

Madida di sudore, con gli occhi stralunati, il cuore che batteva all’impazzata, sono entrata e mi sono fatta subito il segno della croce. Faccio per sedermi nell’ultimo banco, quando vedo una moltitudine di gente, che ovviamente vedevo solo di schiena, intenta ad ascoltare attentamente la prima messa del mattino. Ho pensato a un’allucinazione, a un capogiro, a uno scherzo della paura e della stanchezza, li guardo meglio ed erano tutti quanti completamente nudi. Vi erano donne, uomini, anziani, ragazzi e signorine, tre suore, riconoscibili per il velo nero che avevano in testa. Ho visto anche un altro parroco, seduto nel penultimo banco, con addosso solo il colletto bianco rigido tipico del clergyman, insomma saranno stati circa una cinquantina di persone, di ogni età, nudi come mamma li aveva fatti. Ho emesso un urlo acuto e il parroco, che diceva messa, si è avvicinato a me e mi ha presa dolcemente sottobraccio, portandomi accanto a lui sul pulpito, dal quale parlava.

Mi ha spiegato, sotto gli occhi divertiti dei fedeli, che non era un’allucinazione la mia, bensì un esperimento programmato già da diverso tempo e autorizzato dal Vaticano. Mi ha subito specificato che, se volevo assistere al resto della messa, avrei dovuto spogliarmi anch’io, altrimenti mi invitava con cortesia, ma con fermezza, a uscire dalla chiesa. Ho temuto di non aver capito bene ma lui insisteva dicendo che davanti a Dio siamo tutti uguali e solo così, nudi come vermi striscianti, potevamo essere tutti fratelli e sorelle, tutti accomunati dallo stesso destino e senza diversità alcuna gli uni dagli altri.

Riconosco che sono curiosa per natura, mi piace andare a fondo nelle cose e dopo alcuni minuti di sbigottimento e vergogna, ho deciso di spogliarmi anch’io e di essere uguale agli altri. Nuda così, oserei dire che da un decennio a questa parte mi ha vista solo mio marito: nemmeno il chirurgo che mi ha operata un anno fa è riuscito a farmi togliere le mutande e a rimanere con addosso solo un telo verde ospedale, altrimenti sarei scesa dal letto operatorio e, visto che l’anestesia era parziale, vi dico con certezza che i miei slip me li sono tenuta addosso!

Dentro quella chiesetta in sasso, sperduta in una frazione (il cui nome per ora non posso rivelare sino a quando gli altri esperimenti non saranno terminati) spoglia di ogni arredo sontuoso, disadorna, umile, abbellita solo con fiori di campo, ma piena di tutti quei corpi, fatti di carne giovane e non più giovane, mi sono sentita per la prima volta una modella.

Perdonatemi, ma mentre ascoltavo con un orecchio il motivo di tale esperimento, davo un’occhiatina qua e là e non vi nascondo che ho fatto mentalmente molti paragoni. Dovevo arrivare quasi a cinquant’anni, per perdermi in un bosco a due passi da casa e vedere una chiesa con gente ignuda? E sentirmi per di più all’altezza della situazione facendo ancora la mia figura!

Non ho visto in nessun sguardo però né malizia e né lussuria, non ho visto scherzi di natura sessuale negli uomini e nemmeno le mani andavano dove si potrebbe pensare, rimanevano giunte. Gli occhi rivolti verso il basso, quasi a voler coprire la loro parte più intima, le cosiddette “vergogne”, solo qualche sbirciatina tra gli uomini, per i soliti triti e ritriti paragoni con dovute misure da prendere.

Il parroco spiegava con calma e serietà – anche se la sua nudità avrebbe portato a farsi due risate – il perché di quella scelta programmata e approvata dalle alte sfere, alla quale hanno partecipato solo volontari, non costretti da nessuno e assolutamente consenzienti. Fieri di poter partecipare a quello che si definirà, religiosamente parlando, “il miracolo umano del secolo”.

Alla fine della Messa, alcuni partecipanti mentre si rivestivano con gli abiti che avevano riposto ben piegati in Canonica, mi hanno detto, felici, che l’evento era stato ripreso da una telecamera, per essere studiato da psichiatri e componenti del Vaticano i quali avrebbero fatto le dovute valutazioni su come l’essere umano si comporta e reagisce quando viene privato di tutto e quando si trova nella stessa identica situazione con altri simili.

Sono caduti tutti i tabù, ho rivisto in pochi minuti tutta la mia stupida vita, ho ripensato alle persone che avevo perso per strada e a quando altre perderanno me. Ma poi mi sono detta che l’uomo nasce nudo, con fatica e solo, mica indossa lo smoking e il papillon! Così si dovrebbe continuare a essere: nudi per tutta la nostra vita, coperti di pelli d’animale solo in inverno con la temperatura sotto zero.

Anche al lavoro, per strada, sui mezzi pubblici, ovunque, tutti nudi e tutti uguali, senza pensare che invece su altre questioni, come l’IMU e le poltrone a Montecitorio, le differenze ci sono eccome e si vedono anche con gli indumenti addosso!

Dopo essermi rivestita anch’io, ho pensato a come ero stata bene. Senza falsi moralismi, senza rivalità alcuna, a parte l’aver visto una signora sui sessanta circa con un corpo levigato in ogni punto, pareva marmo di Carrara!

Non so se fosse merito di madre lifting o solo di madre natura! Lo stupore maggiore, oltre al fatto si per sé strabiliante, è stato apprendere da un nonnetto che il filmato sarebbe stato mandato su tutti i canali televisivi e su Internet. Era molto contento e fiero di essere stato ripreso nudo perché diceva che così i suoi amici della Bocciofila avrebbero finalmente visto di che pasta era ancora fatto, alla rispettabile età di ottantanove anni, smettendo finalmente di prenderlo in giro. È stato proprio lui che mi ha riaccompagnata a casa e solo nel tragitto di ritorno mi sono resa conto che non mi ero persa nel bosco, ma se lo avevo fatto dopo una simile esperienza, mi sono ritrovata.

Il vecchietto mi ha spiegato che succede quando si è molto stanchi e provati dagli eventi della vita, si perde la bussola e si immaginano cose strane, che non sono realmente avvenute, si può credere di aver perso la strada maestra, di non ritrovare più il sentiero conosciuto, ma non è la verità.

Semplicemente avevo girovagato in tondo, girando su me stessa per un’ora buona. Questo ricordo e l’attesa di rivedermi nuda assieme ai miei “compagni di nudità” (“il tempo di montare il filmato e di preparare l’intervista ai volontari” ha detto il Parroco) penso che mi farà trascorrere il più simpatico e diverso Ferragosto di tutta la mia vita.

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