rivista internazionale di cultura

d'Italia

Fra dialetto e neologia

SopraNNomen Omen

(Un soprannome è marchio e destino.
Spesso è un piccolo gioiello linguistico
stretto
fra dialetto e neologia.
Si può persino raccontare un paese intero
con i soprannomi.
Ecco un rosario di appellativi
tagliati e cuciti dalle lingue lunghe italiane)


Crocetta | Castellammare del Golfo, Sicilia

Sopraffatta da irresistibile voglia di apparire elegante, zia Pina indossava la catenella dorata della borsetta a mo’ di preziosa collana e non mancavano occasioni mondane perché lei la sfoggiasse orgogliosa. Ma il suo vezzo attirò la curiosità di due balordi che la privarono dell’originale monile e lei, adirata per l’ingiusta sorte subita, si attaccò al collo del ladro su due ruote. Quello scappò col bottino patacca, lasciando lei, nervosa, a stringere tra le dita un crocifisso di grande valore. Come chiamarla da lì in poi se non zia Crocetta? (Antonella Fontana)


Pozza Boy | Bologna, Emilia Romagna

Pozza Boy passa le notti ad annusare l’aria. Se in una giornata da eritema vedi un impermeabile stile “marinaio pesca estrema” in circolazione, avrai due certezze: quello è Poz e pioverà di brutto. Poz non sbaglia. Poz trascinerà i suoi cento chili, creati a immagine e somiglianza di un triplo colesterolico cheeseburger, e li schiaccerà dentro la sua scatola a motore. La ruota della sua mini-rate verrà a cercarmi sul marciapiede, spremerà la prima pozzanghera oleosa accanto alla mia rattrappita figura, mentre un ghigno feroce si innalzerà sulla sua faccia da stronzo. Gode inondandomi così. (Claudio Tosi)


Patecia | Ferrara, Emilia Romagna

In dialetto ferrarese significa ciabatta. Patecia è un simpaticissimo signore ultraottantenne con i piedi piatti. Mentre cammina li tiene rivolti verso l’esterno senza mai sollevarli da terra. La sua andatura ricorda quella di Charlot visto che anche lui porta sempre il cappello e si aiuta con un bastone. Dopo una vita trascorsa nel paese non è al corrente del suo soprannome! Testimoni i compaesani. (Stefania Chiarioni)


Mariola de Culobello | Macerata, Marche

Da giovane Mariola, che ve lo dico a fa’, aveva proprio un bel culo, il più bello del paese. Ormai è difficile valutare la bontà del suo fondoschiena, ma Mariola un primato lo detiene ancora, quello di gestire la trattoria più sudicia della Vallesina: “Da Mariola, vino e cucina”. Forse il sedere non c’entra più nulla, ma una schiera di veterani buongustai siede ostinatamente alla sua tavola, accanto a sporadici avventori curiosi o a orde di giovani alticci. Che sia il mitico Culobello o i vincisgrassi bisunti, di certo Mariola gli uomini li ha sempre presi per la gola. (Giulia Borioni)


Parrapulitu | Sicilia

Era il soprannome di un simpatico vecchietto, morto qualche anno fa, noto in un paesino siciliano per i suoi moniti a chi osava pronunciare una, seppur piccolissima, imprecazione. “Parra pulitu!” era il rimprovero rivolto a chi, incautamente, esclamava anche solo un “caspita!” in una chiacchierata fra amici. Parrapulitu, da molti anni in pensione, trascorreva così le giornate in giro per la piazza a riprendere con il suo caratteristico motto da “purista della parola” lavoratori, turisti, donne e bambini. “Minchia!” che passatempo… (Francesco Ramondetta)


da SopraNNomen Omen, Storie 62-63/2008

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