rivista internazionale di cultura

d'Italia

INTERVISTE

Simone Cristicchi racconta “Santo David” Lazzaretti, “Il secondo figlio di dio” che predicava sul Monte Amiata

‘Il secondo figlio di dio’, spettacolo e romanzo omonimo, nascono da una serie di coincidenze: sei anni fa ero sul Monte Amiata per una ricerca di testimonianze sui minatori, e in quell’occasione sentii parlare del ‘Santo David’simone cristicchi il secondo figlio di dio2. Poi venne l’incontro con il drammaturgo e regista Manfredi Rutelli che mi propose un testo teatrale. Infine, con la scoperta di quel posto magico che è il Monte Labbro (Arcidosso), tra i ruderi dell’eremo e della torre di David, ho sentito di essere pronto per questa storia incredibile: una storia che se non te la raccontano, non la sai”. Con queste parole Simone Cristicchi introduce “Il secondo figlio di dio”, spettacolo teatrale dedicato alla figura di David Lazzaretti, mistico e visionario dell’800 in scena da giovedì 16 febbraio a domenica 26 al Teatro Vittoria di Roma. Tra canzoni inedite e recitazione Cristicchi, il narratore-protagonista, ricostruisce la parabola di Lazzaretti, personaggio discusso, citato e studiato da Gramsci, Tolstoj, Pascoli, Lombroso. Il suo sogno, rivoluzionario per i tempi, è culminato nella realizzazione della Società delle Famiglie Cristiane, una società più giusta, fondata sull’istruzione, la solidarietà e l’uguaglianza, in un proto-socialismo ispirato alle primitive comunità cristiane.

Cosa ti ha incuriosito di David Lazzaretti?
Inizialmente mi colpì il suo essere precursore dei tempi, la sua idea di società: una sorta di socialismo ante litteram fondato su uguaglianza, istruzione e solidarietà. In secondo luogo, la sua teologia “eretica” intrisa di gnosticismo cristiano ed ermetismo, il suo proclamarsi “secondo figlio di dio”, che gli valse la scomunica del Vaticano. Per David, la “divinità” è solo un’umanità all’ennesima potenza, e tutto è scritto nel “Sapientissimo Libro della Natura”, unico libro non mediato dalla mano dell’uomo.
Santo, eretico, pazzo o precursore, Lazzaretti arrivò troppo tardi in un mondo troppo vecchio che non comprese la portata del suo messaggio universale: un uomo troppo scomodo perché potesse continuare a vivere. Eppure, credo che il suo messaggio sia ancora attuale: molte delle sue teorie le ho ritrovate nell’enciclica “Laudato sii” di Papa Francesco.Puoi raccontare in estrema sintesi la sua storia e cosa rappresenta per te un personaggio come lui?
Lazzaretti nacque nel 1834 ad Arcidosso, sul Monte Amiata, in una Toscana più vicina al Medioevo che al Rinascimento. Barrocciaio per necessità, fin da ragazzo venne assalito da febbri e visioni mistiche che lo portarono a elaborare un personalissimo percorso spirituale. La sua predicazione richiamò migliaia di persone tra la Toscana e la Sabina. Se da una parte fu perseguitato dalla legge e considerato un pazzo sovversivo, dall’altra l’”Uomo del mistero” conquistò protettori tra nobili, intellettuali e alti prelati – anche in Francia – godendo del sostegno sia di Don Giovanni Bosco che del pontefice Pio IX.
Ma il suo messianesimo intriso di ermetismo e il carattere inedito della sua comunità misero in allerta sia la Chiesa di Roma che il neonato Stato Italiano, i quali per la prima volta si trovarono in accordo: il 18 agosto del 1878, la pallottola di un carabiniere pose fine alla sua esistenza.
Lazzaretti per me è una sorta di San Francesco sconosciuto, un carismatico che riusciva a parlare sia alle masse contadine che agli intellettuali; un uomo a metà tra la terra e il cielo, tra lo spirito e la materia. Sono uomini straordinari che arrivano in un determinato momento della Storia, a indicare nuove strade all’umanità… Il 16 febbraio il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari dedicherà a David una mostra, esponendo rari cimeli ritrovati nei magazzini. Un modo bellissimo per rendere omaggio alla sua figura ingiustamente dimenticata.

simone cristicchi il secondo figlio di dio

► Simone Cristicchi in una scena dello spettacolo dedicato a David Lazzaretti: “santo, eretico, pazzo o precursore, arrivò troppo tardi in un mondo troppo vecchio che non comprese la portata del suo messaggio universale: un uomo troppo scomodo perché potesse continuare a vivere”

Che differenza c’è per te fra lo scrivere testi teatrali e canzoni?
Credo di aver trovato nel “musical civile” il mio habitat perfetto per raccontare tra canzoni e narrazione: come una sorta di “antiquario”, mi avventuro negli scantinati della memoria, trovo del materiale prezioso e lo restauro per portarlo in superficie. L’ultimo spettacolo “Magazzino 18” ha avuto circa 150 mila spettatori e 210 repliche: un vero miracolo.

Forse la canzone ha un’immediatezza maggiore rispetto al teatro, e gode di canali privilegiati, radio e tv. In questi anni ho dedicato tanto al palcoscenico, conquistando sera dopo sera la credibilità del pubblico, che mi permette di vivere questa avventura straordinaria. E poi cerco di dare al pubblico sempre spettacoli di grande qualità, mai fregature!

Con sempre maggiore frequenza ti proponi come autore e interprete di (tuoi) testi teatrali: stai ancora coltivando il tuo talento di compositore di canzoni?
Come per “Magazzino 18”, anche ne “Il secondo figlio di dio” ho scritto delle musiche e canzoni inedite. Arriverà il tempo di scrivere un nuovo album, perché mi rendo conto che esiste un pubblico che se lo aspetta, anche se ha compreso bene che il teatro è diventato la mia vita. Non escludo di tornare a Sanremo prima o poi, quando mi verrà un’idea forte, anche se “Ti regalerò una rosa” è un brano irripetibile.

Sei riuscito a vedere qualcosa del nuovo Sanremo? Che idea ti sei fatto? Ti è piaciuto qualcuno in particolare?
Il vincitore Francesco Gabbani mi ha ricordato le filastrocche agrodolci di Rino Gaetano, che hanno ispirato me e tanti altri: è stato una ventata di “pesante” leggerezza, che ci voleva! Mi ha fatto pensare a una frase di Lazzaretti: “Dio è terribile: o ti illumina o ti acceca!”
(Stefano Milioni)

Il secondo figlio di dio
scritto da Manfredi Rutelli e Simone Cristicchi
con Simone Cristicchi
regia: Antonio Calenda
musiche originali: Simone Cristicchi e Valter Sivilotti
costumi e scenografie: Domenico Franchi
Produzione: CTB Centro Teatrale Bresciano, Promo Music con la collaborazione del Mittelfest 2016

Guarda il trailer:

ditalia-banner

Approfondimenti >

Storie

altri approfondimenti >
abbonamenti

English dept >

Storie

more >
mimmo-cavallo

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: