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Paranormale: una giornata con Alfano e gli alfaniani

(Joao De La Suerte) – C’è qualcosa peggio di Alfano? Sì. Stare in mezzo agli alfaniani. L’irripetibile occasione capita all’umile cronista in un tardo pomeriggio di gennaio. alfano-alfanianiPresentazione a Roma al Tempio di Adriano de “I moderati”, manifesto del nuovo centro destra, scritto da Gaetano Quagliariello, Eugenio Roccella e Maurizio Sacconi. Con baffetto d’alemiano e indubbio mestiere modera l’incontro con il Ministro dell’Interno, autore della prefazione del libro, l’editorialista del Corriere della Sera nonchè ex direttore del Riformista Antonio Polito.

Non ci vuole molto perché Angelino affondi il primi colpo: “Se si parla ancora di matrimoni gay – tuona – facciamo cadere il governo!” Applausi a scena aperta, ovazione, timido accenno di standing ovation, gongolano in prima fila Roberto Formigoni, panza d’ordinanza da prima, seconda, terza e quarta repubblica, e Gaetano Quagliariello, fra gli autori del manifesto NCD, e l’ex ministro missino Altero Matteoli.

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Nunzia De Girolamo aveva lasciato Berlusconi per seguire Angelino Alfano nel Nuovo Centrodestra. È stata ministro nel governo Letta (pur non indagata, si è dimessa per una faccenda legata a certe nomine nella sanità locale). Poi è rientrata in Forza Italia dopo vari dissapori con Alfano e il suo partito rei di “aver virato troppo a sinistra” per seguire Matteo Renzi. In un’intervista a Panorama ha giudicato senza sconti i suoi ex sodali: Ncd: “Il Nuovo centro destra è ormai una costola, anzi una costoletta del Pd, il progetto è fallito. Sia chiaro, mi ci metto anche io tra quelli che hanno sbagliato qualcosa. Però un appiattimento così supino su Renzi era inimmaginabile alla vigilia”. Angelino Alfano: “Ha il difetto della vanità. Il problema è tutto lì. Pur di non spegnere il riflettore sul Viminale, ha indotto il partito a farsi renziano.” Gaetano Quagliarello: “Un individualista. Anche per questo non può più sopportare mortificazioni” (Quagliarello il 14 ottobre, con una lettera inviata ad Alfano, ha abbandonato il ruolo di coordinatore nazionale del partito per via della “linea filo-governativa del Nuovo Centrodestra”). Beatrice Lorenzin: “Coerente, ha il coraggio di dire apertamente che è renziana. Ed è l’unica che si salverà, rimane la più furba”. Maurizio Lupi: “Come Alfano ha scelto l’io e non il noi. Eletto europarlamentare, doveva dimettersi da ministro e prendere in mano il partito. Ma invece di sfidare Angelino ha preferito rimanere alle infrastrutture…” Renato Schifani: “Lo vedo infelice. Non credo finirà la sua carriera politica nel Pd”. Fabrizio Cicchitto: “Il suo approdo è ideologico. Da ex socialista vede in Renzi la rivalsa sui comunisti che distrussero il Psi e Bettino Craxi. Così lui fa pace con la sua storia”.

Polito insiste sul tema dei diritti civili, Alfano coglie al volo l’occasione e torna a colpire presunti tentativi di riforma del Pd su liberalizzazione delle droghe (le chiama direttamente canne, evita alla platea espressioni troppo impegnative), adozioni gay (figuriamoci), immigrazione. I diritti civili – dice – per ora non contano, conta solo affrontare la crisi economica. Altri applausi, cronisti d’agenzia freneticamente al lavoro.

Perchè si continua a parlare incessantemente della violenza e della volgarità verbale di Grillo e non di quella di chi vuole stabilire cosa sia o meno normale? Come può governare un partito auto-proclamatosi democratico con una forza politica evidentemente ancora animata da un’ideologia medievale? È lecito e costituzionale che un Ministro della Repubblica utilizzi in qualsiasi occasione toni accesissimi da campagna elettorale permanente? Le tre ingenue domande restano mute, soffocate dall’elettrizzante atmosfera dell’incontro. Continuano gli applausi, i sorrisi ammiccanti dei politici di lungo corso, il lavoro sempre frenetico delle agenzie di stampa. “Renzi? Jobs Act? The same old soup”, sorride obliquo Alfano, mentre rapida comincia a circolare la voce di notizie anche da Arcore. “Forza Italia, Berlusconi: pronta la fase 2 dei Blow Jobs Act”. Una battuta di spirito, pura goliardia, ma mica tanto in fondo. Intanto qui, al Tempio di Adriano, si è cominciato a costruire l’Italia del futuro. La domanda qualche anno fa era: “Cosa c’è dietro l’angolo?”. Adesso lo sappiamo.

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