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Fra eloquenza e resistenza

Librai d’Italia

(Le storie, le opinioni e gli aneddoti dei librai.
Consiglieri solerti o utili censori, sono loro,
nelle grandi città come in provincia,
a raccontare i “modi” di leggere di milioni di italiani)


Libreria Coop Ambasciatori | Bologna
LA BOTTEGA DI MONTRONI

Se volete sapere per quale caso della vita Romano Montroni è diventato libraio, vi conviene leggere la sua autobiografia “Libraio per caso”, uscita qualche mese fa per Marsilio con un’affettuosa introduzione di Michele Serra, che ricorda i tempi in cui la Feltrinelli sotto le Due Torri era la casa pubblica dello stesso Montroni. Ma qui invece ci interessa capire che tipo di libraio sia divenuto, nel corso della sua quasi quarantennale esperienza in Feltrinelli e più di recente nelle Coop. A sentirlo raccontare sfila innanzi mezzo secolo di storia dell’editoria, nonché di marketing librario: “Nel ’63 Feltrinelli è un innovatore: cambia il layout della libreria, essenzialmente copiando il modello tedesco”. Due sono le novità principali, gli scaffali vengono posizionati a livello (ovvero alla portata del cliente) e si comincia a formare il personale. Se fino a quel momento il mestiere si tramandava di generazione in generazione ora si impone un vero e proprio schema di addestramento professionale. Proprio qui sta la differenza tra libraio moderno e libraio tradizionale. Quest’ultimo è “un sacerdote che detiene tutto il sapere e si circonda di ‘preti generici’ al suo servizio”, la sua attività si basa su un principio auto-referenziale di qualità e spesso è ispirata a ideali superati da un mercato che poi, fatalmente, non riesce a gestire. Poiché il mestiere del libraio richiede sì passione ma anche organizzazione. Ecco perché, ci spiega ancora Montroni, in una libreria moderna il personale è composto da “prelati di rango”, tutti competenti e rinforzati da una libertà operativa che consente loro di gestire autonomamente il proprio settore. Peccato che poi l’aria sia cambiata e che l’organizzazione della maggior parte delle catene oggi (Feltrinelli compresa) sia ben diversa, ispirata a principi aziendali: è il buyer che seleziona i titoli e ti dice anche come posizionarli, quali mettere in vetrina e quali in evidenza (scelte peraltro dettate da accordi commerciali più che dal valore delle opere). Chi lavora è un esecutore e non è tenuto a entrare nei meccanismi culturali (conoscenza della produzione letteraria e della realtà editoriale) e imprenditoriali (qualità del prodotto, margini di sconto, etc.) che regolano l’attività. Naturalmente, quando gli fu proposto di pensare le Coop, Montroni portò in questo nuovo progetto tutto il meglio della sua esperienza passata, ridando valore alla formazione e al decentramento del lavoro per garantire efficienza e insieme qualità. La sua conduzione illuminata è svincolata dalle mode, rivolta all’intero mondo editoriale e non solo a quello delle novità e dei Dan Brown. Ovvio che “Mondadori insieme a Dan Brown ti vende anche i suoi autori minori, questo fa parte del mestiere. Ma alla fine alla casa editrice interessa quanto gli fatturi in un anno. Se anche tu snobbi le novità ma vendi un bel po’ di catalogo, i conti tornano comunque”. La Ambasciatori, per esempio, “quanto alle novità, non ha la stessa penetrazione di altre librerie, ma riesce a vendere molte proposte di catalogo”. Ecco allora che la bravura di un libraio sta nella capacità di offrire i cosiddetti “alto vendenti” senza farli però diventare elementi di promozione della libreria stessa. I titoli di punta saranno invece quelli ritenuti più adatti al territorio e alla clientela. Il fatto che alcune opere non vendano mai (parliamo addirittura del 41% dei titoli) non significa che non vadano tenute (servono ad alzare la qualità dell’assortimento), vuol dire piuttosto che l’altro 59% va rifornito tempestivamente. In questo modo si riesce ad accontentare una fascia di pubblico ampia che alla Coop è ulteriormente accresciuta dall’offerta di prodotti alimentari. “Questa è una libreria ideale per quello che possiamo definire il ‘lettore senza qualità’ perché attira anche persone che non sono mai andate in libreria. Intere famiglie entrano e trovano stimoli al consumo: bambini che non l’avevano mai fatto si comprano il primo libro, genitori e nonni si buttano su testi di evasione, di cucina o sulle guide”. D’altra parte il binomio cibo-libri funziona un po’ ovunque, e a sentir Serra soprattutto in una città come Bologna dove la realtà culturale è vissuta con spirito conviviale: “Mi illudevo così di poter scegliere tra Bologna la grassa e Bologna la dotta, in favore della seconda. Non sapevo ancora che le due nature della città sono in realtà inscindibili e che le migliori conversazioni, in questa città, si fanno con le gambe sotto il tavolo, magari, se si è educati, badando a non parlare con la bocca piena”. Proprio come accade oggi alla libreria Ambasciatori. A due passi dalle Torri, è questa la nuova casa pubblica di Romano Montroni.

• Libreria Coop Ambasciatori, Via orefici 19 – Bologna
Dove: centro storico
Quando: dal 2006
www.librerie.coop.it


da Librai d’Italia (a cura di Giulia Borioni), Storie 65/2010

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