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Il rovescio della medaglia: la Variante di Valico dopo la fastosa inaugurazione. Che fine hanno fatto le aree di servizio?

(Riccardo Malossi) – In merito alla Variante di Valico, nel 2014 scrivevo su Storie che la costruzione del raddoppio autostradale, inteso a far evitare a migliaia di automobilisti e camionisti il tratto appenninico, poteva rivelarsi uno dei più grandi flop della nostra amata Repubblica. Una di quelle infrastrutture pubbliche fatte all’italiana, insomma, che tradotto significa: inizio i lavori, non garantisco la loro effettiva sicurezza, gli stanziamenti che farà il governo sicuramente non basteranno e soprattutto non so quando e se potrò portarli a termine.

Il 23 dicembre 2015, invece, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi (dopo che lo stesso giorno l’ennesima coda di 12 km tra Pian del Voglio e Barberino di Mugello dovuta ai lavori per la Variante provoca disagi a tutti gli automobilisti per ore) inaugura un tratto di poco più di 60 km dando il via ad un percorso autostradale che è costato ben 4,1 miliardi di euro e che ha fatto giustamente incazzare l’intero paese di Ripoli (frazione di San Benedetto Val di Sambro), per le crepe apparse nelle case di tutto il comprensorio in seguito agli smottamenti creati dai lavori delle due più importanti gallerie del tratto autostradale.

Ho percorso la nuova autostrada diverse volte e devo dire che, a parte il disagio che provo ogni volta ad attraversare le gallerie Sparvo e Val di Sambro per la paura che crollino i soffitti di entrambi i tunnel, il risultato è stupefacente. Non ci si inerpica più sulle salite di un tratto appenninico rischiando di rimanere imbottigliati per ore e ore in interminabili code dovute a mezzi pesanti di traverso sulla carreggiata, e il tempo di viaggio da Bologna a Firenze, o viceversa, si riduce a circa mezz’ora. Stavolta, mi sono detto, ho proprio sbagliato. No, tranquilli, siamo in Italia, non dimentichiamocelo.

Tutto molto bello, ma sapete cosa manca sulla mitica Variante di Valico? Non ci sono aree di servizio, perché sono tutte rimaste sul vecchio percorso. Sì, d’accordo, l’ho appena detto. Per fare il nuovo tratto, rispettando i limiti di velocità imposti, occorrono solo una trentina di minuti, ma se devo fare rifornimento di carburante, prendermi un caffè o, peggio ancora, andare a una toilette? La prima area di servizio utile dopo quella di Cantagallo Ovest, a Bologna, è quella di Bisenzio Ovest a  Firenze. Fra le due ci sono ben 73 km.

Roncobilaccio est

 L’area di servizio Roncobilaccio Est vista dall’immagine satellitare di Google Maps qualche tempo prima dell’inaugurazione della Variante di Valico

Incuriosito da questa stranezza, durante una normale giornata decido di imboccare il vecchio percorso autostradale da Firenze a Bologna. Il tratto della Variante inizia a Barberino di Mugello e, per chi non se ne fosse ancora accorto, entrandovi in direzione Bologna si è costretti a prendere obbligatoriamente il nuovo percorso. Ciò significa che se devo andare da Barberino a Roncobilaccio devo uscire a Badia, prima uscita utile della nuova autostrada, andare verso Pian del Voglio, dove posso entrare sul vecchio percorso in direzione Firenze, e uscire finalmente a Roncobilaccio. Sono le 11,30 di un normalissimo giorno settimanale lavorativo. In tutto il tratto sorpasso sei fra auto e mezzi pesanti. Sembra di essere tornati non al periodo dell’inaugurazione della Variante nel 2015, ma al giorno dell’inaugurazione dell’intera autostrada nel 1964.

Decido di fermarmi a prendere un caffè nell’area di servizio di Roncobilaccio Est. Sembra un’ordinaria giornata “post nucleare”. Pochissime auto e nessun camion parcheggiato. Eppure, se guardate su Google maps la zona appena descritta, vedrete che nell’area di servizio, qualche mese prima, c’erano una decina di camion e circa venti auto.  All’interno dell’Autogrill è ancora peggio. Vi lavorano ventiquattro dipendenti. Che fine faranno non è dato sapere. La risposta di chi lavora dietro al banco mi colpisce facendomi riflettere: “…sono tutti di là”. Si riferisce, ovviamente, agli automobilisti che preferiscono il nuovo percorso, snobbando autostrada e aree di servizio dall’aria ormai obsoleta.

Roncobilaccio est

L’area di servizio Roncobilaccio Est oggi. “Sono le 11,30 di un normalissimo giorno settimanale lavorativo”

Il ristorante che sta nella parte superiore dell’area di servizio è chiuso; un cartello avverte dei lavori di manutenzione. Il benzinaio del distributore Tamoil non vuol rispondere a nessuna mia domanda. Dice che quando qualcuno ha fatto domande a sua moglie, che lavora nell’area di servizio dall’altra parte dell’autostrada, hanno poi scritto ciò che hanno voluto.

Mi fermo per il pranzo al Ristorante “Il Fungo” che è all’interno dell’Hotel Roncobilaccio, poco sopra l’area di servizio. Parlo con il proprietario, Antonello Guidarini, che l’ha preso in gestione da poco. È uno a cui piace la buona cucina e gli piace parlare. È simpatico, e ci sa fare. Mi dice che spera di risollevare le sorti del ristorante con il menù che ha preparato a base di funghi (colti personalmente da lui) e tartufi. Una cucina casareccia, niente di “industriale”. Mi spiega che l’assenza di persone per ora non è dovuta al problema dell’autostrada, ma al periodo che va fino alla primavera, poi qualcosa dovrebbe smuoversi. Mentre si allontana per entrare in cucina, sento che borbotta un “…almeno spero”. Punta molto sulla qualità dei suoi piatti e sull’arrivo di turisti pronti ad assaggiare la buona cucina tosco-emiliana.

Cerchiamo in qualche maniera di sdrammatizzare dicendo che tutto sommato adesso sulla vecchia autostrada è possibile godersi il paesaggio, ammirare i colori autunnali o primaverili dei boschi, le vecchie case coloniche ormai ridotte a macerie visibili fra la fitta vegetazione appenninica, mentre sul tratto nuovo tutto ciò non è possibile visto che per la maggior parte è in galleria.

Certo è vero che l’autostrada per ora fa impressione a vederla così; un serpente di asfalto che si snoda fra le vallate dell’Appennino completamente vuoto e, mentre prima si sentivano spesso i clacson di automobilisti impazienti di sorpassare camion che procedevano a passo lento per la pendenza stradale, ora è il silenzio che riecheggia in queste vallate.

Sì, mi sembra proprio una di quelle cose all’italiana. Un po’ come il funzionamento di un medicinale; fa bene a qualcosa, ma rovina tutto il resto.

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