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Berlinguer ti ritrovo bene: storia (anche metaforica) di una targa del Pci

(Aldo Benassi) – Roma, 13 febbraio 2007. In via Nicola Zabaglia 24 si inaugura la sede dei DS del rione Testaccio, fresca di lavori di ristrutturazione in vista del congresso di sezione che si terrà il mese successivo e vedrà confrontarsi tra loro i sostenitori delle tre mozioni presentate da Piero Fassino, Fabio Mussi e Gavino Angius. La prassi, quando ancora i gazebo e le primarie erano due parole dissociate tra loro, prevedeva che fossero i compagni della base a votare la mozione che preferivano, prima dell’assise nazionale. Ma questo è il congresso berlinguer-targache decreterà lo scioglimento dei Democratici di Sinistra per avviare il percorso che porterà alla nascita del Partito Democratico. Ecco allora che questa ristrutturazione dei locali non è semplicemente un ”damoje ‘na mano de bianco”, bensì qualcosa di più profondo, una rottamazione dei simboli prima ancora della classe dirigente.

Un articolo del Corriere della Sera, firmato da Alessandro Capponi, racconta di una compagna di nome Teresa Balardi che, in preda alla furia iconoclasta, ha gettato nella spazzatura ogni possibile oggetto che facesse riferimento al Partito Comunista Italiano: “Eh sì, ho riempito un cassonetto dell’immondizia coi santini, coi Lenin, qualche falce e martello, un quadro con tutte le tessere della storia del Pci, via, ieri ho buttato tutto nei rifiuti. Non ha provato nessun dolore nel farlo, perché io sono comunista ma rinnovarsi è nella storia di questo partito”.

Appesi alle pareti rimangono solo una riproduzione del “Quarto Stato”, una foto di Berlinguer e un ritratto di Antonio Gramsci, le cui ceneri sono sepolte nel cimitero acattolico in via Caio Cestio, a cinquecentocinquanta metri di distanza dalla sezione. Per il resto, le pareti sono talmente bianche che “Pare n’infermeria”, come commenta una compagna del Correntone.

Tra i ricordi rottamati c’è anche una targa che risale al 20 aprile 1973, giorno in cui la nuova sede del PCI veniva inaugurata alla presenza del segretario Enrico Berlinguer. Di questa targa, così come di tutti gli altri cimeli buttati nel cassonetto, si perdono le tracce fino a quando, nell’estate del 2013, l’archeologo Franco Tella la ritrova tra gli oggetti esposti in una bancarella del mercatino dell’antiquariato e del modernariato di Orbetello, in provincia di Grosseto.

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“La ‘Casa della Sinistra’, situata anch’essa in via Zabaglia e ricavata dalla divisione a metà della sezione del PCI/PDS/DS: da una parte c’è la porzione di SEL, dall’altra quella del Pd, come due separati in casa”.

“Devo dire che sono rimasto sorpreso da questo ritrovamento”, mi racconta al telefono Tella. “La targa mi è piaciuta subito e l’ho comprata a poco più di dieci euro. Ad attirare la mia attenzione è stato, tra l’altro, il quartiere della sezione a cui essa apparteneva, poiché da alcuni anni, per lavoro e per studio, mi sto occupando del territorio di Testaccio nell’età romana: lo scalo fluviale, i depositi delle merci e il loro smaltimento. Dal 2011 sono impegnato in qualità di responsabile di saggio e per le ricerche d’archivio sull’area compresa tra via Branca e via Vespucci, nel ‘Porticus Aemilia Project’, nato da una collaborazione tra Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e il Reale Istituto Neerlandese a Roma (KNIR). In particolare le campagne di scavo condotte nell’area della Porticus Aemilia – imponente magazzino di stoccaggio delle merci scaricate nel retrostante Emporio sul Tevere, costruito nel 193 a.C. – hanno consentito di approfondire la storia del monumento nelle sue fasi imperiali e tardoantiche”, conclude l’archeologo che nel 1976 era iscritto alla Fgci e faceva politica nella cellula del liceo Visconti.

Dopo il Pci, ha sostenuto l’Ulivo fino alla prima caduta di Prodi nel 1998 e, da quel momento in poi, ha votato la Rifondazione Comunista di Bertinotti: “Ad aprile di quest’anno ho presentato il libro ‘Testaccio. Il XX rione di Roma’ della collega Maria Luisa Mura, nel circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Testaccio, avendo così l’occasione di raccontare a questi compagni il ritrovamento della targa”. Tella decide quindi di donare la targa ritrovata ai compagni e le compagne del circolo di SEL che, per celebrare laicamente l’evento, hanno organizzato il 19 giugno scorso un’iniziativa pubblica presso la “Casa della Sinistra”, situata anch’essa in via Zabaglia e ricavata dalla divisione a metà della sezione del PCI/PDS/DS: da una parte c’è la porzione di SEL, dall’altra quella del Pd, come due separati in casa. D’altronde, succede sempre nelle migliori famiglie. Il muro che spacca fisicamente oltre che politicamente i due partiti è stato eretto dopo il congresso locale dei Ds, svoltosi nel marzo del 2007, la cui votazione finale ha decretato la vittoria schiacciante della mozione Mussi (65%) nei confronti di quella Fassino (35%). Già negli anni ’90, sempre a Testaccio si registrò la bocciatura della svolta di Occhetto documentata anche da Nanni Moretti nel suo “La cosa”.

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Il “Cremlino”

In questa vicenda anche la kabala vuole la sua parte: il 20 aprile 1973 (giorno dell’inaugurazione della sede del PCI di Testaccio), Massimo D’Alema compiva 24 anni ed era già capogruppo del Partito Comunista nel consiglio comunale di Pisa, città in cui studiava filosofia alla Scuola Normale Superiore. Invece, il 20 aprile del 2007, Fabio Mussi annunciava l’uscita del Correntone dai Ds, che il 5 maggio successivo si sarebbe riorganizzato nel movimento “Sinistra Democratica. Per il Socialismo Europeo”. Berlinguer nel 1975 cercava un nuovo segretario della Fgci. Mussi e D’Alema erano entrambi in lizza per questo ruolo, che fu affidato al primo da Gerardo Chiaromonte, dopo essersi confrontato singolarmente con entrambi.

Rimanendo in zona e spingendosi a piazza dell’Emporio, proprio alla fine di lungotevere Testaccio, si trova un palazzone progettato dall’architetto Carlo Broggi nel 1926, caratterizzato da forti dislivelli e visuali sovrapposte specialmente nelle parti superiori. Al secondo piano, in uno dei novantacinque appartamenti, negli anni cinquanta si trovava la prima sezione del Pci del rione. Mentre oggi, in quello stesso edificio, abitano tutti insieme appassionatamente il fondatore de “Il Foglio” Giuliano Ferrara; il senatore del Pd Nicola Latorre (suo vicino di pianerottolo) e l’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta. Lo chiamano ancora il “Cremlino”.

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