DI CHI È IL LIBRO?

di Maria Cerino 


Amos Oz nel suo ultimo libro, Una storia di amore e di tenebra, dedica un paragrafo  al buon lettore, ovvero descrive il cursum da seguire per non perdersi nelle pagine di un’opera senza accarezzarne l’essenza. Secondo lo scrittore “Chi cerca il cuore della storia nell’interstizio fra la creazione e il suo autore si sbaglia… il cattivo lettore è appagato dal fatto che il grande Dostoevskij, proprio lui, fosse vagamente sospettato di una torbida propensione a rapinare e poi assassinare anziani, mentre William Faulkner era certamente incline all’incesto, e Nabokov aveva rapporti con minorenni, Kafka era tenuto d’occhio dalla polizia…”. Chi  arriva invece ad un cursum perficio in sintonia con le parole stampate è colui che “Preferisce ricavarsi lo spazio fra lo scritto e noi stessi… prova tu lettore a metterti al posto di Raskolnikov, per sentire il terrore e la disperazione e la meschinità bruciante frammista a un’arroganza napoleonica… non fra i personaggi della storia e gli scandali scovati nella vita dell’autore, bensì fra i personaggi della storia e l’io di te, quello segreto, quello pericoloso e disgraziato, folle e criminoso, la creatura  spaventosa insomma che tieni sempre imprigionata nel profondo di te stesso…”. Qualche anno fa mi capitò tra le mani un articolo di Adriano Sofri in cui il giornalista trattava dei libri che tolgono il sonno, quelli che leggi e ne senti la sferza opprimente una volta chiusi, testi non per forza riconducibili alla grande narrativa universale ma che recano con sé lettera dopo lettera un senso non piegato ma a ventaglio che nel primo momento di distrazione dal libro stesso viene ad abbracciarti o anche a torturarti, a prendersi i possedimenti della comprensione che è scarna di biografia autoriale  ma grondante di esperienza e coscienza individuali. La pubblicazione che aveva reso insonni le notti di Sofri era Resurrezione di Tolstoj, il titolo che prendeva l’intervento era “La pena vista dal carcere Castigo senza Resurrezione”, e non c’è bisogno di spiegare dove la storia letteraria si intrecciasse a quella personale del lettore. In verità questo stesso articolo non è altro che il feto incompiuto stillato dal seme distratto di letture casuali e notturne, infatti continuando a citare Oz, sempre nel paragrafo del libro di cui sopra, a venir tracciata era non solo l’identità del cattivo lettore ma anche quella del cattivo intervistatore ovvero colui che “pretende da me che speli per lui il libro che ho scritto… Qual è insomma la storia dietro la storia, di cosa si tratta, chi è contro chi, chi scopava chi per davvero.” L’intervista che vorrei porgere oggi è diretta a ogni lettore di quest’articolo che a sua volta è lettore e scrittore di molto altro. Cosa si prova a impossessarsi delle parole d’altri e quando quelle frasi diventano nostre, quando tolgono il sonno e danno inquietudine? Interrogo me stessa attraversando i corridoi di biblioteche che appartengono a chiunque, cercando di svestire della divisa seria i volumi posti uno dietro l’altro sugli scaffali somiglianti a tanti soldati in parata: il soffio di vita che paradossalmente non è infuso dal creatore ma che è imprescindibile da chi invece ne spoglia la cellulosa. Una volta scrissi: “ Il narratore che mentre si scrive sul corpo, stillando ad una ad una le gocce dell'ispirazione, ispirata da ciò che solo i suoi occhi vedono e le sue narici per le strade annusano, potrà mai pensare alla donna obesa che da lì a qualche mese siederà sull'uscio di casa e mangiando sporcherà di grasso le pagine del suo figlio, o ancora avrà chiaro il volto della giovane che sul letto in intimo e finestra aperta si lascia tentare dalle confessioni stonate di un vecchio che ripercorre nostalgicamente le stazioni lunari del delirio egocentrico?
O ancora, quella donna  e quella ragazza  leggendo  saranno  mai all'altezza di quel dolore delirante,  del pungente  del ricordo, del colore che solo il padre, il demiurgo della pubblicazione ha guardato nel volto? Non metteranno loro nel letto un uomo diverso, il loro uomo e  lo scrittore si troverà sotto le lenzuola non con Consuela ma con Consuelo?  Sì, gli scrittori vanno a letto con idraulici provocanti e professori universitari e le scrittrici conoscono l'amplesso del marito o dell'amante, avuto o desiderato, di ogni loro lettrice..”. Non avevo ancora letto Una storia di amore e di tenebra ma già ne condividevo l’intento, quel che è dietro ad ogni pagina stampata è in realtà solo quello che è infondo a noi stessi, noi lettori e non noi narratori. Quel che si prova nell’impossessarsi delle parole d’altri è l’orrore di sprigionare dalla cella il mostro che ci appartiene, le debolezze che ci destabilizzano, le passioni che evitiamo. Leggere, come intervistare, equivale a guardare negli occhi il proprio prigioniero interiore.



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