COS'È STORIE.

Storie nasce nel 1992 con un sottotitolo eloquente - idee, idiozie,
idiomi - e con uno strillo che pone un principio, "questa rivista non serve a niente
se non siete curiosi". Ma curiosi sempre, non della rivista in sé. Storie, dunque,
racconta la scrittura indagandone gli aspetti più autenticamente innovativi.
Lo scopo è quello di presentare autori affermati come pure scrittori di origini non
necessariamente letterarie oppure trascurati dalla nostra editoria attraverso
narrazioni inedite con in margine note e interviste sulle tecniche di scrittura.

Una rivista aperta alle contaminazioni linguistiche, al ruolo ideologico
della letteratura, fedele a una visione autenticamente "crossover" della scrittura
e dunque lontana da accademie e snobismi. Una sorta di educazione
sentimentale punk rivolta a una generazione di lettori priva di proverbi (e quindi
di radici esatte) come pure di dogmi.
Per questo, su Storie appaiono scritti inediti di scrittori contemporanei
(Raymond Carver, Joyce Carol Oates, Haruki Murakami, T. Coraghessan Boyle, Giuseppe Pontiggia, Carlo Lucarelli, Niccolò Ammaniti, Alessandro Bergonzoni) 
e anche di altri "professionisti della parola" come musicisti (Robert Fripp dei 
King Crimson, Thurston Moore dei Sonic Youth , Eugenio Finardi, 
Teresa De Sio) e cineasti (Francesco Rosi, Volker Schlöndorff, Kevin Smith).
Tutto questo è contenuto in un'indovinata definizione di Lucio Caracciolo
sulle pagine de L'Espresso: "Storie è una rivista di eccentrica serietà".

IL GRUPPO STORICO. Storie da oltre dieci anni promuove "L'ora di scrivere", 
un corso di giornalismo e scrittura narrativa. Il corso si
svolge per corrispondenza (con contributi di Tess Gallagher, Volker 
Schlöndorff, Alessandro Bergonzoni, etc.) oppure "live" al Palazzo delle
Esposizioni di Roma ed è giunto alla diciassettesima edizione con oltre 
2800 iscritti. Ecco, questa è la fucina di Storie. Dal corso - che risente
fatalmente dello spirito della rivista - proviene da sempre la maggior parte 
dei redattori e una vigile quantità di collaboratori.
Il corso assicura un costante ricambio redazionale capace di sollecitare 
la vitalità della rivista.

PERCHÉ STORIE. Storie vive la letteratura come espressione della società 
che la produce. Come ricerca. Roba cara a Vico, Taine, persino Hegel. 
Questo spiega la scelta di rubriche attente agli umori socio-politici italiani e internazionali (The no comprendo, Frenzy), di una edizione bilingue 
della rivista (italiano-inglese) capace di combattere il provincialismo che 
ci attanaglia e, infine, di una istintiva adesione a discipline paraletterarie 
(cinema, rock, fumetto, etc.). A nostro avviso, l'unica maniera di fare 
una rivista letteraria è che partecipi alla realtà partendo da una domanda 
facile facile: chiedersi non tanto perché la si realizza ma per chi.
Progettare, allora, una rivista utile ai propri lettori, non stucchevole.
Coinvolgendoli, i lettori, mostrando loro dedizione senza tradire mai 
un progetto editoriale attento alle varie tecniche di scrittura.
Se in Sicilia c'è la mafia, in Calabria l'ndrangheta, in Puglia la Sacra 
Corona Unita, in Campania la camorra, nelle grandi città regnano i salotti.
A conti fatti, sono la morte della letteratura. Storie ha la pretesa di 
combattere questi covi stantii, schiettamente borghesi, gonfi di aperitivi, 
in cui l'erudizione viene sostanzialmente brandita, guardando invece 
a un nuovo genere di frontiera. Dove terra, vento e fuoco possano 
dimostrare che la cultura non è una bensì trina, molteplice. 
E, soprattutto, non faccia rima con paura.


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