| CULTURA Pittura:
i 75 autoritratti di Rembrandt
Mendicante,
santo, cortigiano, artista
È
il 1609, l'Olanda calvinista è di fatto
indipendente dalla Spagna cattolica. Tre anni
prima, a Leida, nasce Harmenszoon van Rijn
Rembrandt. Il pittore rappresenta la sua epoca in
una serie infinita di autoritratti. E consegna
all'uomo moderno una nuova coscienza di sé.
di
FABIO INSENGA
Il
seicento nellOlanda calvinista: Rembrandt
Il 28 settembre 1583 Domenico Scandella, detto
Menocchio, viene denunciato al Santuffizio
per eresia. Fa il mugnaio a Montereale, un paese
fra le colline friulane, venticinque chilometri a
nord di Pordenone. Menocchio divide le sue
giornate fra il lavoro duro al mulino e la sua
passione per i libri. Occupazione insolita per i
membri delle comunità di collina alla fine del
seicento. Legge di tutto e si ostina a inseguire
verità pericolose. Non solo farfuglia
allosteria complicate teorie sui preti, ma
addirittura vaneggia una cosmogonia tutta sua.
Nelle sue parole le ragioni di una condanna che
lo spinge sul rogo nella primavera del 1601:
Io ho detto che tutto era caos (...) cioè
terra, aere, acqua et foco insieme; et quel
volume, andando così fece una massa, aponto come
si fa il formazo nel latte, et in quel deventorno
vermi, et quelli furno li angeli... (Carlo
Ginzburg Il formaggio e i vermi,
Torino, 1976). Appena un anno prima, si conclude
il processo a Giordano Bruno: la Chiesa stringe,
dallalto e dal basso, il cerchio
dellInquisizione. Difende la sua stessa
identità: Dio al centro delluniverso, con
luomo sottomesso alla volontà divina e
alle gerarchie ecclesiastiche. La tensione della
Chiesa controriformista lascia trapelare il
timore di spinte sovversive che possono minare lo
stato delle cose. Ogni segnale, ogni parola o
pagina scritta fuori posto, innesca il sospetto.
In questi stessi anni opera a Leida, nei Paesi
Bassi, un altro mugnaio, il padre di Harmenszoon
van Rijn Rembrandt (Leida 1606 - Amsterdam 1669).
La sua vita, le sue abitudini sono molto più
distanti dei duemila chilometri di terra che lo
separano da Menocchio. LOlanda, una delle
sette province che ottengono di fatto
lindipendenza dalla Spagna nel 1609, è un
laboratorio culturale e sociale in continua
attività. Lascesa della borghesia e lo
sviluppo di un capitalismo embrionale aprono le
porte a un più diffuso e consapevole senso della
modernità. Uneccezione nel quadro
dellassolutismo europeo, ben più incline
alle chiusure conservatrici e alla spietata
repressione religiosa. Quello olandese, invece,
è un terreno che lascia ampia libertà
dazione e consente una grande fioritura
intellettuale.
Il
mugnaio olandese lavora per tutto il giorno, poi
verso sera torna a Leida a gestire le rendite del
suo mulino. Nella piazza principale, intorno ai
banchi del mercato si muove una folla affannata a
scambiare merce e a investire denaro. Uomini che
discutono, si agitano e si accapigliano valutando
i margini di unoperazione o la consistenza
di un profitto. Luomo medio olandese si
muove con disinvoltura in città. Istruito e
intraprendente, apre botteghe, si dedica agli
studi, intavola complicate speculazioni
finanziarie e si appassiona alla polemica
politica. E nel frattempo contribuisce a far
circolare nuove idee, alimentando una cultura
effervescente. Anche il mugnaio partecipa alla
vita pulsante di una città che non conosce
discriminazioni di classe, né tanto meno di
religione, secondo la piega che il calvinismo
prende da queste parti. Spesso porta con sé suo
figlio, che impara a comprendere una realtà che
lo vede affascinato osservatore fin da quando è
piccolissimo. Per le strade di Leida, fra la
bottega del maniscalco e il laboratorio del
fabbro, passando per i vicoli della città alta.
Il
giovane Rembrandt non segue le orme del padre, ma
intraprende gli studi e non trascura la sua
precocissima passione per larte.
Percorrendo la strada che lo porta a mettere
insieme una produzione eccezionale per numero e
per qualità dei dipinti. Le sue opere sono la
voce di unepoca intrigante e
rivoluzionaria. Lo spirito della società
olandese si traduce nellarte e nella
letteratura in una sempre più convinta
riscoperta dellindividuo. È luomo a
posizionarsi al centro delluniverso, a
rivendicare la facoltà di indirizzare e gestire
il proprio destino. Quello che lattenta
politica ecclesiastica tenta di impedire con ogni
mezzo nei paesi cattolici diventa realtà in
Olanda. Lautobiografismo ispira i letterati
e spinge i pittori a riconsiderare loggetto
della propria arte. Si diffonde labitudine
di ritrarre sé stessi, in una celebrazione
dellartista che assume rilevanza sempre
maggiore. Rembrandt si spinge oltre, la sua
infinita serie di autoritratti partecipa ad una
sperimentazione avvincente e controversa. Il
pittore olandese dipinge sé stesso più di
settantacinque volte in oltre quarantanni,
allincirca fra il 1627 e il 1669. E lo fa
in maniera sempre diversa e senza rispettare i
canoni abituali dellarte borghese. Gli
altri artisti lavorano su commissione per
soddisfare il desiderio di mecenati e monarchi.
Si ritraggono come eleganti gentiluomini,
adornati con collane doro e in
atteggiamenti principeschi. Come fa Rubens,
quando confeziona un autoritratto per Carlo I
dInghilterra. Rembrandt, invece, non
accetta commissioni e attribuisce a sé stesso
uninfinità di ruoli: mendicante, santo,
cortigiano rinascimentale, artista. Secondo un
realismo che vuole sottrarsi allicona del
pittore di corte, virtuoso, nobiluomo,
diplomatico e cavaliere. Carlo I per avere un
autoritratto di Rembrandt è costretto a
comprarlo, così come fanno il commerciante
darte Johannes de Renialme e Cosimo
de Medici.
Quello
che spinge Rembrandt a studiare nei particolari
ogni tratto e ogni diversa espressione del
proprio volto è la spinta a scoprire sé stesso.
Come individuo che fa della propria vita il
soggetto e loggetto dellarte. Il suo
è un individualismo che rappresenta letà
in cui vive e le aspirazioni delluomo che
si scrolla di dosso il giogo di una divinità
soffocante. Luomo si rivolge verso la
propria interiorità per trovare delle risposte,
assecondando la fede crescente nella ragione. Si
tratta di un percorso che si scompone e ricompone
nel corso della storia, ricongiungendo momenti
lontani nel tempo. Gli autoritratti di Rembrandt,
insieme alle Confessioni di
SantAgostino e ai testi di Rousseau,
scrivono il manifesto delluomo moderno.
La
scoperta dellindividuo
Fra il 1627 e il 1631 Rembrandt dipinge il suo
volto più di venti volte. Lavora ai suoi tratti
somatici perfezionandone le espressioni e
focalizzando la propria attenzione sullo studio
delle forme. Non è interessato a riprodurre
fedelmente la somiglianza e non si preoccupa
della sua immagine pubblica. È una fase di
contestualizzazione e progettazione. Rembrandt ha
bisogno di studiare sé stesso perché deve
rendere concrete le emozioni, indispensabili per
il suo ruolo di pittore della storia. Sperimenta
nuove formule per rappresentare emozioni
specifiche. In Autoritratto con il
berretto, ridendo, 1630: per descrivere la
spensieratezza utilizza gli occhi semichiusi, una
risata allegra, con la bocca parzialmente aperta.
In Autoritratto proteso in avanti: è
proteso in avanti, con le spalle incurvate, per
leffetto di vedersi in uno specchio.
Intento a rappresentare la profondità dello
stato danimo più che la semplice
somiglianza, presta poca attenzione al suo corpo,
disegnandolo sommariamente. Questo modo spontaneo
di dipingere privilegia gli umori e gli stati
danimo a spese dei dettagli descrittivi.
Pennellate libere e abbozzate creano
unatmosfera uniforme. Limitando la gamma di
colori alle tonalità del grigio, del marrone e
del giallo, ravvivate solo da tocchi di rosa,
focalizza la sua attenzione interamente sui
giochi di luce e ombra.
Lindividuo
assume diverse identità
Intorno al 1629 Rembrandt inizia a fornire ai
suoi autoritratti identità sempre differenti e
sempre più particolareggiate. I corpi si vestono
di indumenti e il pittore appare in ruoli
disparati: mendicante, cortigiano rinascimentale,
signore orientale, funzionario pubblico e, più
tardi, nei panni di San Paolo e dellantico
pittore Zeuxis. Nel 1631 Rembrandt lascia Leida
per Amsterdam. È un trasferimento che va molto
oltre lo spostamento fisico. In questo periodo
oltrepassa la tradizionale impostazione
dellautoritratto e modella una maschera che
prescinde dalle nobili origini ma rappresenta la
libertà del suo potere artistico. In
Autoritratto come un ufficiale, 1636:
Rembrandt si ritrae in atteggiamento marziale.
Oltre al collare dacciaio e alla sciarpa
indossa anche una bandoliera e un cappello
piumato dello stesso tipo di quelli adottati dai
soldati. La sua posa attiva - sembra che abbia
appena girato la testa verso losservatore -
rinforza la sgargiante apparenza del costume.
La
trasformazione dellideale virtuoso
Il trasferimento ad Amsterdam stimola in
Rembrandt la necessità di ridefinire la sua
identità professionale. Lautobiografismo
si accentua nei periodi di crisi storica e
personale e il cambiamento di ambiente è un
trauma non trascurabile. Arriva ad Amsterdam
preceduto da una fama già consolidata che
preannuncia nuovi successi e guadagni facili. Nel
1634 sposa Saskia, la cugina del suo socio e
commerciante darte Uylenburgh. Un altro
cambiamento che lo spinge a meditare la propria
collocazione sociale e artistica. In
Autoritratto alletà di 34 anni,
1640: Rembrandt fa chiaramente riferimento
a Tiziano. Il suo soggetto aggiunge dignità alla
posa appoggiandosi a una sponda, riprendendo il
motivo dellAriosto, in cui la figura si
sporge in avanti. Anche lo stile si rifà alla
luminosità delle opere del pittore italiano,
mettendo particolarmente in risalto i lineamenti
del viso rispetto al resto dellimmagine. Il
riferimento ai pittori italiani sancisce il
distacco dalla precedente formulazione
dellideale virtuoso. Lartista
gentiluomo è collocato definitivamente nel
passato. Rembrandt sale un altro gradino nella
creazione della sua auto-immagine. Raffaello e
Tiziano sono giganti di un altro tempo, il ruolo
dellartista virtuoso appartiene
allimmaginazione, non alla realtà a lui
contemporanea.
Lartista
nello studio
Fra il 1640 e il 1650 Rembrandt dipinge molti
meno autoritratti che nei periodi precedenti. Nel
1648 torna a ritrarre sé stesso con
Autoritratto dipingendo alla
finestra. È unimmagine radicalmente
rivista, che lo rappresenta nello studio in abiti
da lavoro. È limmagine che maggiormente
sfrutta negli autoritratti delletà matura.
Rembrandt esplora la sua professionalità,
ponendo le basi per un approccio più
indipendente allautoritratto. In un lavoro
del 1652 si ritrae con un grembiule da pittore
marrone, tenuto da una corda a fare da cinta,
indossato su una maglia nera e una camicia bianca
senza collo. In testa il classico berretto nero
del pittore. Labbigliamento dimesso, le
mani in ombra e la tonalità scura del dipinto
focalizzano lattenzione sul volto e
sullautorità dello sguardo fisso.
Lultimo autoritratto nel ruolo di pittore
è ironico e sarcastico: Autoritratto,
ridendo. Sogghignando, con la bocca
leggermente aperta, è girato verso
losservatore. Presenta sé stesso come
lantico pittore Zeuxis e ride di fronte
alla propria mortalità. Negli ultimi anni della
sua vita trova unaltra formidabile sfida
nel confronto con la morte. Da giovane Rembrandt
ha pagato qualche pedaggio alla vanità
dellarte a lui contemporanea, con la
vecchiaia la vicinanza della morte gli dà nuovi
significati da approfondire. Guardandosi allo
specchio e vedendosi consumato e intristito,
sceglie di ridersi addosso. La faccia a cui ride,
quella della morte, è il suo stesso volto.
I
ruoli biblici
Per tre volte Rembrandt si ritrae in ruoli che
appartengono alla tradizione biblica. Lo fa in
momenti diversi della sua storia personale e
artistica. In Ascesa della croce, nei
panni di un seguace che aiuta a portare la croce;
in Autoritratto con Saskia, 1636 è
il figliol prodigo in una taverna; in
Autoritratto come lapostolo
Paolo del 1661. Rembrandt è un profondo
conoscitore della Bibbia e il suo coinvolgimento
religioso è lo stesso che spinge ogni
protestante a sottoporsi a un profondo esame
critico. Questa è unulteriore spinta
allautobiografismo, che rappresenta
nellarte figurativa, così come nella
letteratura, lo strumento per confrontarsi con la
propria individualità. Luomo moderno
guarda alla propria interiorità, sfugge alla
soggezione nei confronti della divinità e assume
sempre maggiore consapevolezza di sé stesso.
Letture
Simon Shama, Rembrandts eyes, Londra 1999
Ernest Van de Wetering, Rembrandt: the painter at
work, Amsterdam, 1997
Richard Brilliant, Portraiture, Cambridge, 1991)
H.Perry Chapman, Rembrandts self portraits,
Università di Princeton, 1990
Gary Schwartz, Rembrandt: his life, his
paintings, New York, 1985
H. Perry Chapman, Roles and guises in
Rembrandts self portraits, Università di
Princeton, 1983
M. Ainsworth, E. Haverkamp-Begemann, Art and
autobiography: Insights into the Genesis of
paintings by Rembrandt, Van Dick and Vermeer, New
York, 1982
Kenneth Clark, Rembrandt and the italian
Renaissance, New York, 1966
J. A. Emmens, Rembrandt en de regels van de
kunst, Università di Utrecht, 1964
Margaret Bottrall, Every man a Phoenix: Studies
in seventeenth century autobiography, Londra,
1958
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