Mai cominciato
Tradurre
poesia: conversazione con Joyce Lussu
Per
prestare questa voce bisogna sapere il fondo del
loro pensieroJoyce Lussu è mancata allinizio
di novembre 98. Questo non è un ricordo.
È il racconto di una intervista generosa e
ingovernabile che ci ha concesso nellestate
scorsa. Ci siamo congedati con la promessa di un
approfondimento, perché lei contestava ancora
atteggiamenti letterari deboli, che le pareva
anche noi potessimo rischiare, quando la
narrazione non fosse collegata alla capacità
creativa di modificare il futuro di molti. Oggi
quella promessa di approfondimento possiamo solo
registrarla.
di
GIANFRANCO DE MAIO
La
lingua non essendo ormai un ostacolo, potevo
spaziare nella poesia del mondoAlla fine di
luglio 98, lincontro con Joyce Lussu
era reso necessario perché la sua via maestra
veniva doppiamente incrociata in essenziali
elementi dalla ricerca esistenziale e letteraria
che avevo in corso, limmersione nella
turchitudine e loriginale
esperienza che il contatto personale diretto può
prescindere dal compromesso linguistico.La
Signora, come immaginavo, è molto anziana,
disponibile subito a ricevermi nonostante lestrema
calura di quei pomeriggi. Non immaginavo fosse
diventata cieca. Oltre alle classiche stupende
versioni delle Poesie damore di
Nazim Hikmet (Mondadori), avevo di recente letto
i suoi Tradurre poesia (Biblioteca
del Vascello) e Il turco in Italia
(Transeuropa). E proprio dalla editrice
anconetana avevo ottenuto il suo recapito.Leggo,
Signora Lussu, in Tradurre poesia:
Traducendo i poeti li porto in Italia. E
non sento affatto la necessità di specializzarmi
ogni volta nello studio di una lingua e di una
letteratura... Non ci ho nemmeno
provato. Mi sarebbe pure interessato, io amo
molto le lingue e generalmente le ho imparate con
molta facilità. Però quello che mi interessava
di più era di capire che cosera, per
esempio, questo mondo turco, questo modo di
pensare e di agire dei Turchi, avendo trovato una
persona come Hikmet che metteva tutto in
questione... A me interessava proprio il nocciolo
duro del turco, una cultura ridotta al silenzio,
quella del mondo contadino, dellimmensa
maggioranza dei Turchi. Era dunque molto più
importante per tradurre Hikmet, conoscere il suo
mondo, e ho studiato la storia della Turchia, pur
non studiandone la lingua. È uno dei luoghi più
antichi della convivenza umana, almeno per noi
occidentali. Lì sono le radici della nostra
intelligenza... A me interessava sapere da dove
vengono, perché questa è una scoperta che era
venuto facendo Hikmet stesso. Lui che proveniva
da famiglia agiata di cultura ottomana, e mista,
perché la ricerca della donna per luomo
ottomano era molto ampia, aperta al mondo, a un
certo punto trova facce diverse, che si trovano
nella depressione e repressione, senza la
possibilità di esprimersi. Allora cerca di
capire quello che cè nella testa di questa
gente, che ha occhi così intelligenti e
commoventi, nel senso che sono pieni di cose
represse. Decide di assumersi la responsabilità
di rappresentarli poeticamente utilizzando la sua
grande capacità di impatto comunicativo, e non
per lasciarli dove sono, ma per portarli avanti
verso qualcosa di diverso. Anchio sono
appassionata di questa cosa. Perché quando vedo
esseri umani che sono repressi e compressi, e
privati della voce, e persino della loro
identità, io mi sdegno, marrabbio, mincazzo.
E allora gli presto la voce, ma per prestare
questa voce bisogna sapere il fondo del loro
pensiero e delle possibilità. A me più che i
voli pindarici, interessa il pensiero equilibrato
del buon senso, ossia di tutto ciò che si può
fare per cambiare le cose e andare avanti.Mi
sono recentemente avvicinato al tema del popolo
turco, considerandone un gruppo particolare, che
probabilmente Hikmet (scomparso nel 63) non
ha potuto conoscere, i Turchi che vivono nei
Paesi del Centroeuropa come immigrati, quindi
come forza lavoro... Un personaggio tra il reale
e il romanzesco su cui sto lavorando è un
ragazzo di etnia turca, nato e cresciuto in
Germania, che per non essere carne da macello,
prova a sottrarsi al sistema attraverso quella
che a diciotto anni gli pare essere la massima
opportunità di liberazione, la liberazione
sessuale, e pertanto si avvia per circuiti di
hard business, di cinema pornografico, e si trova
a ventitré anni che è stato comunque carne da
macello. Decidendo di avvicinarmi a questa storia
per scriverne, volevo allora sapere che genere di
echi risuonassero nella sua vicenda, che tipo di
favole, di storie, di lingua avesse sentita...No,
secondo me probabilmente è troppo inquinato. È
troppo inquinato proprio dallOccidente.
Perché questo legarsi alla prostituzione, o alla
pornografia, è una cosa che ha imparato dallOccidente.
Non gli viene certo dal profondo della sua
esperienza storica.Siccome la possibilità
di redenzione, non in termini religiosi ma
civili, deriva anche dal recupero di radici, Lei
crede che per una persona che come lingua
materna, in casa, ha parlato turco, ma per lingua
sociale usa il tedesco, la carica della lingua
turca in questo ritmo tedesco, è segata,
schiacciata? Può una persona così divisa
tentare un recupero del genere?Attraverso
una lingua così diversa come il tedesco direi di
no. Perché quando tu assumi il tedesco, assumi
anche quello che è il pensiero tedesco annidato
in questa lingua. È impossibile che rimani
indenne in questa operazione, e conservi la tua
personalità, o qualcosa della tua tradizione. Io
direi che, va bè, un turco che fa questa
operazione si germanizza e basta, senza la
possibilità né la forza di portare dentro a
questa nuova lingua un po della sua essenza.Dovrebbe
riuscirne da questa lingua. Dovrebbe andare a
recuperare qualcosa che gli appartiene...Eh
certo! Dovrebbe andare a recuperare gli avi, lidea
degli antenati. Come è presente in certa
letteratura afroamericana. Popoli espropriati che
cercano di trovare nellidea degli antenati
qualcosa di se stessi. Ma generalmente linquinamento,
lassuefazione, è arrivato a tale punto che
è difficile. Oppure diventa una cosa eccessiva,
ossia molto retorica alla fine, e non reale. Per
cui mi domando se ci riescono, perché non
sembra, per esempio, che questa immissione di
tanti Africani negli Stati Uniti abbia portato
poi loro a tornare in Africa con qualcosa in
più, qualche cosa di agibile per una
trasformazione della società. Io credo che anche
in Africa la trasformazione della società
avviene dallinterno della loro cultura. E
Nelson Mandela è un esempio molto luminoso di
questa capacità di trapasso.Lei fa la
traduttrice, porta dentro le poesie, però ha
materialmente portato fuori i poeti, ha fatto
evadere dal Portogallo Agostino Neto, ha fatto
fuggire da Smirne la moglie e il figlio di
Hikmet...Io penso che questa gente, se ha
un minimo di spazio per usare le proprie energie,
ha uninventiva, una creatività
particolarmente forte perché vengono da così
grande espropriazione. Hanno la possibilità di
immaginare cose che ancora non ci sono, ma che ci
potrebbero essere. Lutopia non è lillusione,
un sogno, una fantasia, tuttaltro! Lutopia
è sempre qualcosa che sintravede allinterno
della realtà storica. È allinterno del
possibile storico, non cè ma ci potrebbe
essere. Ti presenta un progetto possibile allinterno
della realtà.Sì, ma spesso gli
intellettuali, in favore del prigioniero
politico, del poeta oppresso, si limitano alla
manifestazione davanti allambasciata. Lei
invece ha preso ed è andata sul posto, ha creato
le condizioni per cui la liberazione fisica
avvenisse. Questo è il passaggio decisamente
insolito.Questo mi viene anche dallesperienza
del Fascismo in Europa e in Italia, per cui il
desiderio fisico della liberazione dal carcere,
da una situazione assolutamente bloccata, ce lho
fin dalla nascita. Già i miei genitori erano dei
libertari, era della gente che rifiutava lautoritarismo
fascista, o quello della Chiesa, o quello di
certe filosofie. Ciò, trasportato nel mondo, mi
faceva seguire tutti i movimenti anticoloniali e
mi rendeva attenta a considerare questa la spinta
energetica che poteva portare a una
trasformazione in meglio. Non ho mai fatto un
viaggio turistico o culturale; sono andata solo
nei posti dove succedeva qualcosa di nuovo e di
diverso, perché quello che mi interessava era la
gente che incontravo, il mio simile il cui
cervello si è messo in moto e che mi insegna
qualcosa. E mi hanno colpito, e commosso, dati
assolutamente popolari, acquisibili da tutti,
proposte politiche e artistiche che non creino
divisioni e gerarchie. Le citazioni, per esempio.
Nella letteratura italiana se non conosci la
mitologia greca, la mitologia romana e le sacre
scritture, non ci capisci niente. La citazione
richiede uno stato di privilegio, come aver letto
un libro. Non troverai mai una citazione in
queste poesie che io ho tradotte, in tutta questa
grande poesia della liberazione, e mai niente che
consenta a uno di sentirsi superiore
semplicemente perché ha un privilegio.Andare
sul posto. Bene, allora vorrei continuare a
raccontarle questa cosa particolare che mi è
successa. Ho saputo che quel ragazzo, quellattore
turco-tedesco di cui prima dicevo, era
contattabile, e sono andato a trovarlo dieci
giorni fa in Moravia, dove vive adesso. Ho
incontrato un ragazzo che a ventitré anni è
consapevole di vivere una situazione bloccata......
Sì, ma tu non devi cercare casi speciali nella
vita. Cerca i casi più comuni, perché sono
delle storie meravigliose i casi comuni della
vita, ed è molto più interessante che cercare
la cosa sensazionale. Non bisogna mai usare il
sensazionale per i racconti. Bisogna sempre
partire da una cosa comprensibile a moltissima
gente, e comune a moltissima gente. Zavattini,
che era un buon scrittore, diceva: - Mai
considerarsi un caso speciale! - Allora, non
andare a cercare tutti sti casi strani!
Quelli poi vengono da sé, da altre parti. Ma se
tu vuoi approfondire la Turchia, o qualsiasi
realtà di questo mondo, cercala nelle persone
comuni.Ma se si tratta di un sensazionale
che turba anche me, e che mi mette in crisi...
non ne vale la pena?No, assolutamente!
Questo è sempre un saltar fuori dalla realtà.Mhmm......È
un cercare le forti sensazioni. Quelle vengono da
sé con la gente più comune di questo mondo...
È la ricerca appunto delluomo comune che
è tipica della cultura positiva di questo
momento storico. Invece generalmente lo scrittore
va a cercare il caso sensazionale. Per me è
tutto sbagliato.Ho capito. Eh, dovrò
rifletterci un po.Riflettici!
Mi dà un bello stop!Eh sì! Io volevo fare
una collana di vite vissute, chiamandole 'Storie
di ordinaria straordinarietà' o 'di
straordinaria ordinarietà', perché in effetti,
di questo secolo così stravolto da guerre,
movimenti di popoli, scontri, protagonista è
stata la gente sballottata da tutte le parti, e
dunque la gente più semplice, quella che avrebbe
voluto avere la famiglia, un lavoro, stare in una
casa... insomma queste cose normali, e non ci
riesce perché è sballottata.Posso tornare
un attimo sulleccezionalità a cui faceva
riferimento prima? Perché vede, va bene non
cercare il sensazionalismo esterno a noi, ma se
si tratta di qualcosa che nasce anche dalle
proprie debolezze... Faccia conto: cè una
persona normale, uno che esercita unarte
liberale, che ha nella sua vita delle situazioni
ambivalenti, un po scabrose, per esempio
può essere un fruitore di quel materiale di cui
dicevo prima...No! Non gli fa bene. Non fa
bene a nessuno, né a lui, né a voi. Né a voi
che lo scrivete. Qui il problema è di trovare un
minimo di norma. Cosa vuol dire essere normale?
Ma la cosa più difficile del mondo è questa.
Non è trovare lanormale. Un minimo di
norma che non può essere basata né su ideologie
né su religioni né su filosofie, ma
semplicemente su principi. Per esempio, quando si
dice che tutti quelli che nascono su questo
pianeta avrebbero diritto di mangiare abbastanza,
si enuncia un principio, non unideologia; e
bisogna uscir fuori da ideologie, religioni e
filosofie che hanno mandato allo sbaraglio tutte
le forme di pensiero. Bisogna che si fissino
alcuni punti precisi di principio. Siccome per me
la vita è al centro di tutto, dato che ho solo
questo e ci tengo, mi sta simpatica, allora tutto
ciò che è contro la vita, che la offende, la
diminuisce, che la accorcia, la mutila, è
sbagliato, non può essere la norma. La norma
invece è innanzitutto tendere a eliminare la
violenza fisica, la sofferenza fisica indotta. E
allora intanto limitiamo il campo. Ora secondo me
lavversario che bisogna assolutamente
superare è questo, quello che ti impone un
dolore fisico non necessario, che ti spaventa,
perché la creazione del potere è semplicemente
la facoltà di spaventare a morte il tuo simile.
La schiavitù da dove viene? Come è successo coi
grandi animali, il bue, il cavallo, questo stesso
modo di agire applicato al tuo simile ha gli
stessi effetti. Allora cominciamo da lì.
Scriviamo delle storie su questo. A me non me ne
frega niente di queste deviazioni poi della
follia... Hikmet diceva: voi occidentali siete
curiosi, voi prendete un uomo, gli va male tutto,
lamore, il lavoro, la salute, e avete una
storia. Prendete una persona di buon senso, che
riesce a risolvere il fondo dei suoi problemi e
per voi non è una storia. Ma che gente siete?.Ma
esisteranno anche delle esperienze di riscatto
individuale... persone che...Ma no! Il
riscatto individuale interessa poche persone. Limportante
è parlare un linguaggio che può arrivare a
tutti, perché tutti hanno dei problemi, non è
vero che non ci siano, che qualcuno ne rimane
fuori. Allora parliamo dei problemi che sono
maggioritari, ossia che sono della maggioranza. Limportante
in questo mondo è sentirsi maggioranza, e non
fare i burattini delle minoranze, o delle
avanguardie, o simili sciocchezze. Che me ne
importa a me di una avanguardia di dieci persone!
Mimporta di quello che è maggioritario,
come il desiderio di salvaguardare la vita. Così
nella produzione artistica. Chi non si proietta
nel futuro in qualche modo, chi non ha un
briciolo di utopia, non è. Basta con questa
descrizione del passato, è una passeggiata nei
cimiteri! A me interessa solo la letteratura, o
qualsiasi espressione letteraria, che contenga
qualche cosa rivolta allavvenire.
Cioè, per Lei la narrazione fine a se stessa non
ha senso.Ma sì, narrazione può essere
qualsiasi cosa, ma perché sempre e solo
descrizione del passato? Poi addirittura del
peggio del passato... Perché si cercano queste
storie sensazionali, che, francamente, a chi
possono interessare? Che cosa portano nel
cervello? Io vorrei fare un discorso anche col
tuo Direttore, per parlare un po di cosa
può essere una rivista di racconti. I racconti
sono importantissimi, noi esistiamo perché ci
raccontiamo. Le zone del nostro passato che non
sono raccontate non esistono per noi. Ma questo
deve venire collegato alla capacità creativa di
modificare il futuro in meglio. La semplice
descrizione di ciò che è già successo non ti
porta nulla, tanto quello non lo puoi modificare.
Invece bisogna parlare, discutere di quanto
possiamo modificare. Questo è un elemento di
mobilità, di creazione. Dovremmo proprio
stimolare la gente a pensare al futuro. Futuro su
cui possiamo formulare tante ipotesi, qualcuna
anche positiva, non è detto che tutto debba
essere sfascio, rovina e precipizio verso il
nulla.La prendo come una pungolata da parte
sua.Sì, potremmo fare un convegno su
questo. E sentire anche un po di gente,
invitare delle persone un po diverse. Io
suggerirei Vandana Shiva. Dovresti leggere Sopravvivere
allo sviluppo e Monocolture della
mente. Sai, la monocoltura è nociva per la
terra, ma per il cervello pure... Abbiamo finito?
Tu sei soddisfatto? Vuoi sapere altre cose?.Sono
molto soddisfatto. Anche se mi ha introdotto a
molti dubbi, per cui credo la disturberò ancora
dopo lestate.Certamente Hikmet come
poeta è un riferimento mondiale. Ora gli
anglosassoni si sono impadroniti di lui e ne
stanno preparando una sterminata biografia. Spero
non ne facciano una telenovela, perché credo che
landazzo sia quello. Si fa presto a
mistificare su queste cose... Ora che farai in
prosieguo? Che farai di questa intervista?.Se
vuole, dopo averla sbobinata e trascritta gliela
sottoporrò, prima di darla alla pubblicazione...No,
no. Mi fido di te. E poi hai ben diritto di dire
quello che ti pare. Se poi hai qualche dubbio mi
telefoni, me lo chiedi.In ogni caso prendo
in parola linvito che ci fa, al Direttore e
a me, di tornare a trovarla. Sicuramente, se ce
lo conferma...Ma sì. E vedremo un po
di questa proiezione nel futuro che è un
elemento essenziale del linguaggio artistico. Uno
usa larte proprio per questo, per potersi
proiettare nel futuro, non solo fare questa
infinita descrizione del passato. Bisogna saper
essere progettuali, perché la vera creatività
è questa. Il resto non è creatività, è
semplicemente per fare i conti o chiudere i conti
di un registro. Un po poco....Il
futuro a volte manca. Lauspicabile
confronto con Joyce Lussu sulla poetica della
narrazione, non ne ha avuto. In quella sola
conversazione avevo ritenuto non utile insistere
nellesporre il mio progetto particolare,
ritenevo che avrei potuto discuterlo meglio con
lei in una successiva occasione. Certo le sue
posizioni critiche, per quanto di carattere
generale, non andavano sottovalutate, e ai dubbi
introdotti andava consentito svolgere il proprio
corso. Ora che questo è stato fatto, e con lei
non è più possibile esporsi, ho ritenuto che il
romanzo potesse partire proprio da questoccasione,
che è stata ad un tempo data e mancata: la
Signora Joyce Lussu continuerebbe a non
approvare. Durante la conversazione che ci
concedevamo, nel mezzo della ricerca che sto
venendo a narrare, mi invitava fermamente a
evitare il racconto di storie sensazionali. - Il sensazionale
non interessa nessuno. Bisogna parlare della
norma, perché è nella normalità che le persone
si possono riconoscere e confrontare, e trovare
gli spunti vitali per costruire nel futuro
qualcosa di diverso.
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