CULTURA
Psicoanalisi:
faccende di casa Freud
Mai
un giorno libero. Sempre in casa, a occuparmi io
di tutto
Cè
una vecchia riversa sul pavimento al numero 20 di
Maresfield Gardens. Londra, zona nord. Ha la
faccia a terra e non chiama nessuno, tanto si
tratta di uno dei soliti attacchi di vertigini e
prima o poi si rialzerà. La sua voce,
daltro canto, vagherebbe attraverso le
numerose stanze della casa, trovando unico
ascolto nellimpotente Fräulein
Anna. La vecchia Anna Freud che è bloccata
a letto da quando, tempo fa, è stata presa da un
colpo apoplettico
di BARBARA
PEZZOPANE
Faccia a terra cè Paula
Fichtl che da cinquantatré anni è la domestica
di famiglia, quella che ha seguito il clan del
grande scienziato fino in Inghilterra. È
lontano, ora, quel 1938 che ricorda la fuga dai
nazisti e labbandono di Vienna. Ora è il
1982, è passata una vita e in casa sono rimaste
Paula e Anna, unite dalletà e dalla
malfermità. La prima ancora pronuncia
ostinatamente la sua efficienza. Col silenzio,
niente di nuovo. Non chiede nulla neppure adesso
che giace inerme e pesante sulle ossa gracili,
pesante come solo i vecchi sanno essere.
Fuori cè vento, si fa quasi sera nella
rigida fine estate londinese. I viali di
Hampstead Heat sono tranquilli. Ricordano
Grinzing, a Vienna. Cè questa casa in
stile neo-Queen Anne con tante finestre bianche a
riquadri che spiccano sul rosso cupo dei muri in
mattone. Intorno un vasto giardino: pioppi,
platani che svettano in mezzo ai roseti, fra
rododendri e forsizie. Paula Fichtl è qui
dentro, ancora a terra, ancora in silenzio. Forse
ricorda...
Vienna,
1929. Nel quartiere piccolo-borghese della
Bergasse trovano posto gli studi di molti medici
ma lampia e acciottolata strada culmina nel
mercato delle pulci, dove ambulanti
ebrei vendono ogni tipo di merci, dalla stufa
allabito smesso. Per strada si incontrano
donne truccate che tentano inequivocabili
approcci ai signori che passano. Qui abitano i
Freud, al numero 19, lontano dal
quartiere-giardino, la zona preferita
dallélite ebraica. Lontano
dallatmosfera intellettuale della zona
universitaria. A confronto questo mondo
rappresenta il benessere, lopportunità,
per una ragazza che viene dalla campagna. Paula
Fichtl ha un viso largo che si esprime attraverso
lineamenti piccoli e aggraziati. Una fisionomia
servizievole che sembra ritagliata apposta per il
suo mestiere. È nata in una fattoria del
Salisburghese nel 1902 ed è la sesta figlia di
Felix, ferroviere, e Maria. Arriva attrezzata di
una storia familiare triste come tante. Il padre
è sempre stato un violento, incapace di
rinunciare ai diritti coniugali pure di fronte
alla moglie angustiata dalla tisi. Otto volte la
mise incinta, finché questa morì poco dopo
lultimo parto. Paula al tempo aveva sei
anni, troppo pochi per elaborare da sola questa
perdita, né cera qualcuno che potesse
aiutarla. Se lo ricorda che non riusciva neppure
a piangere e che invece sentiva di
doverlo fare. Da allora nella sua
testa il pianto si è configurato come una
richiesta proveniente dagli altri a cui si deve
in qualche modo rispondere. Quando la mamma era
morta si era fatta venire lidea di sputare
sul fazzoletto per bagnarlo. Le lacrime intanto
non sono che liquido, uguale allo sputo allora.
Fu quando suo fratello la pigliò a schiaffi e le
diede dellipocrita. Ma niente acqua
dagli occhi neanche lì, raccontò anni
più tardi con questespressione che la dice
tutta sul destino del suo universo emotivo. Il
padre ad ogni modo si prese subito unaltra
compagna che - ripensa lei - non era come
quellaltra mamma ma era meglio che essere
soli. Un ragionamento superfluo, perché
Paula cominciò già da questo momento a migrare
ospite per le case. Prima dai genitori della
matrigna, a diciassette anni fu sguattera presso
una certa contessa Blome e a ventiquattro la
bambinaia in casa di Dorothy Burlingham-Tiffany.
Infine, eccola alla residenza del professor Freud
e famiglia.
Già, famiglia. Mica una qualsiasi, una però
sulle cui vicissitudini private e sui rispettivi
rapporti tra i componenti è sempre stato
osservato un inappuntabile riserbo. Il menage
familiare ha una formazione piuttosto singolare:
cè Martha Freud, ovvero Frau
Professor, Minna Bernays, sua sorella e
Anna, la principessa ereditaria legittima della
scienza paterna. In casa tutto è orchestrato in
funzione del lavoro del Professore che ha lì
anche il suo studio. È il patriarca, il perno
dellesistenza di queste donne che
mantengono ognuna la propria sfera
dinfluenza, comunque in rapporto a lui.
Paula capisce subito il meccanismo che regola
questi rapporti di potere. Per entrare nella
cerchia di Freud occorre vivacità intellettuale
o capacità di assistenza. Per esempio Martha è
presa in considerazione come casalinga e madre ma
non è in grado di dire la sua in fatto di
psicoanalisi né è passata attraverso la
consacrazione del lettino (a differenza di Anna).
Perciò la signora Bernays è la privilegiata
nelle conversazioni, ha letto molti libri e
possiede un intelletto vivo. Anna riassume in un
certo senso i ruoli della madre e della zia. Lo
assiste con esperienza nel lavoro ma si cura
anche della sua protesi mascellare. A Freud,
infatti, è stato diagnosticato un focolaio di
carcinoma da anni e tramite un intervento
chirurgico gli è stata asportata una parte
dellosso mascellare superiore e del palato.
Questa divisione dei ruoli risulta a Paula prima
di tutto molto chiara ma anche molto congeniale.
In vita sua non ha avuto laffetto
necessario a renderla una persona sicura e capace
di riconoscersi da sé il proprio diritto ad
esistere. Però una cosa lha imparata
presto: che lo zelo è ripagato dalla
gratitudine. Più ci si rende utili, più si
ottengono dei gesti, magari anche solo una parola
di riconoscenza, di elogio. Così,
dalliniziale svogliatezza con cui compie il
suo lavoro passa presto a occuparsene con
meticolosità, che viene continuamente
rinforzata dallatteggiamento di
cordiale benevolenza che le riservano i padroni.
Si tratta solo di questo perché i Freud, in
realtà, conservano una netta distanza dai
domestici. Rimane in loro la preoccupazione
borghese di doversene distinguere e, al massimo,
dimostrano di essere affezionati alla
servitù. Fatalmente Paula è catapultata nella
sfera di attrazione del superpadre e
la Bergasse diventa il suo mondo intero, la sua
ragione di vita. Tra le sue mansioni rientra
quella (molto gradita) di riordinare lo studio
dellHerr Professor. Lui è un fumatore
accanito di Avana, un collezionista di statuette
antiche, uno che scrive. Insomma, passa gran
parte della giornata al lavoro e Paula ha un
mucchio da fare per lui. Le sue pulizie godono di
una precisione quasi geometrica, la donna è
fierissima che sulla scrivania del padrone di
casa - quando la mattina ci si siede - non ci sia
un granello di polvere, pur rimanendo ogni
oggetto nella medesima posizione in cui lui lo ha
lasciato. Tutte le matite, i fogli, le statuette
non sono state spostate di un centimetro. La
volontà di perfezione della domestica coinvolge
pure la pulizia delle scarpe di Freud e il
rammendo delle sue calze. Tutto è compiuto come
un servigio di importanza assoluta, perché si
tratta dell esimio professore.
Ecco come il lavoro subordinato assume le
sembianze di unoccupazione cruciale,
improrogabile, continua e sempre più -
paradossalmente - nevrotica. La Fichtl, pur nella
completa ignoranza della psicoanalisi, intuisce
il peso che questa e il suo fondatore
rappresentano per il mondo della scienza, se ne
può facilmente rendere conto grazie alle
frequentazioni autorevoli che popolano la casa
della Bergasse. Per tanti anni ha vissuto alla
giornata, senza un obiettivo preciso, senza una
vita privata. La casa di Freud, anziché
rappresentare un momento di passaggio nella
prospettiva di costruirsi una famiglia, diventa
un pericoloso punto di arrivo per la giovane
domestica austriaca. Che, negli anni,
manifesterà tutti i disagi - anche fisici -
della sudditanza completa a un ideale. Paula, in
sostanza, non è capace di garantirsi da sé la
propria esistenza, ha bisogno di continue
conferme e riconoscimenti da parte di altre
persone, in tal caso i membri della famiglia di
Freud. Vive per il minimo cenno di approvazione
ed elogio al suo lavoro. E se questo non arriva
la frustrazione diviene insopportabile.
Col
passare degli anni lorganizzazione
domestica - soprattutto dopo il trasferimento in
Inghilterra - cade sotto il suo completo dominio,
senza sosta e gli escamotage per attirare
lattenzione si moltiplicano. La situazione
che si è creata - morto Freud, già invecchiate
e bisognose di assistenza Martha e Minna, Anna
assorbita completamente dalla sua professione e
dai suoi studi - permette alla donna una parvenza
di controllo su tutto e tutti. Paula sa come
risparmiare sulla spesa (persino digiunando), sa
preparare uninfinità di manicaretti, sa
come accogliere i pazienti. Da un lato si
convince sempre più della sua indispensabilità
tramite questo frenetico industriarsi su ogni
minimo dettaglio, dallaltro in qualche
occasione in cui è costretta ad assentarsi dal
posto di lavoro, si accorge che le cose
proseguono pure senza di lei. Perché, in fondo,
le sue mansioni possono essere svolte altrettanto
bene da chiunque. Cova, perciò, sentimenti
contrastanti verso i suoi padroni. Ammirazione e
rancore che però non riesce a contenere dentro
di sé come termini di un conflitto assimilabile.
I moti di affetto e quelli di avversione (quando
ci si dimentica di lei) diretti verso
le stesse persone, quelle che dispensano
lattenzione che per lei è fonte di vita,
sono inconciliabili. Paula non è in grado di
esprimere la sua rabbia, come non lo era stata
dopo la morte della madre. È vittima di
unimmaturità affettiva irrimediabile che,
giorno dopo giorno, anno dopo anno, compromette
la sua vita. Senza mai un barlume di
consapevolezza. Proprio questo è il paradosso,
che nella culla di una scienza e di un sistema di
pensiero concepiti per il recupero di tendenze
vitali costrette in schemi rigidi, in
investimenti inadeguati trovi nutrimento una
personalità nevrotica come quella di Paula
Fichtl. Troppo poco, verrebbe da dire, troppo
poco riassumere una vita attraverso due sole
coordinate: la storia infantile, la permanenza in
casa Freud. Davvero questa donna è il risultato
di queste due uniche esperienze? Possibile che la
sua esistenza si esaurisca in questo? Per
esempio: che ruolo hanno avuto gli uomini -
escluso il padre e Sigmund Freud - nella sua
vita?
Ebbene,
a ventanni Paula è una ragazza piacente.
Appaiono i primi corteggiatori. Con loro non si
sente a suo agio, frequenta alcuni giovanotti ma
più per vincere la noia che per un reale
desiderio. Non aspetta mai con piacere
lincontro e ben presto - passando per un
senso di ripugnanza anche rispetto a innocenti
carezze - constata di non essere fatta per
queste cose. Quanto a rapporti di
confidenza di altro genere, lunico che
riuscirà mai a stabilire è quello con Maria, la
sorella maggiore di quattro anni. Alla quale
comunicherà - per tutta la vita ed entro certi
limiti - pensieri ed emozioni. Daltronde la
sua convinzione più radicata, cresciuta insieme
allabitudine di essere solo una bocca in
più da sfamare, è che conviene non dire
mai tutto a nessuno. Neppure a sé
stessa
Nei mesi dellautunno-inverno 39-40 la
conduzione di casa Freud è completamente nelle
mani di Paula che rifiuta ogni aiuto. Sembra
quasi che la sua strategia di dominio assoluto
possa realizzarsi e invece accade un imprevisto.
Per il governo inglese rientra nella categoria
degli stranieri ostili di dubbia
lealtà. Insomma, a differenza dei Freud,
non è ebrea e non può dunque essere
classificata tra i rifugiati autentici,
inoffensivi. Linternamento si protrae
allincirca per un anno, durante il quale
Anna e altri amici altolocati non
stanno con le mani in mano, si muovono per
ottenere un suo ritorno a casa. Le scrivono
continuamente e lei, a sua volta, non fa che
mandare pacchetti regalo. Eppure, al suo rientro,
terrorizzata che ci si sia abituati alla sua
assenza, non vuol sentir parlare di riposo,
mangia il minimo necessario, è presa
dallangoscia che non ci sia più bisogno di
lei. Invece di affrontare razionalmente il
problema, accresce la sua ossessione per il
lavoro né si concede una vacanza se non dietro
costrizione. Come nel 47 quando - dopo
numerose pressioni - torna in Austria a trovare i
suoi parenti. Lì si sente a disagio,
unestranea, e non sa nemmeno spiegare chi
era il professore e quanto lei sia importante ora
per la sua famiglia.
Ancora
nel 52 si concede unaltra vacanza. A
Maresfield Gardens si approfitta della sua
assenza per un consiglio di guerra, perché tutti
hanno notato che le giornate sono molto più
distese da quando Paula non cè. Inoltre,
la domestica continua ad abusare delle proprie
forze e soffre di stati di prostrazione, di
dolori artritici ed emicranie. È magra e
nonostante tutto rifiuta di cedere ad altri
qualche sua mansione. Così Anna Freud le invia
una lettera nella quale si mostra ferma nel
pretendere la rinuncia a sforzi eccessivi, una
nuova impostazione del lavoro. A Gnigl, la donna
- lette queste righe - è in preda
allangoscia. Dopo alcuni giorni le compare
un herpes sul viso. E si sfoga con la sorella
Maria, giustificando il suo malessere a lei e a
sé stessa, in maniera totalmente incongruente
con la realtà: Mai un giorno libero,
sempre in casa, a occuparmi sempre io di
tutto. Di ritorno a Londra cambia le carte
in tavola, riassumendo il suo soggiorno austriaco
con queste parole: Quella è gente così
rozza e maleducata, e tutto lambiente è
così misero.
Col
passare degli anni, morte Minna e Martha, Anna
trascorre sempre più il suo tempo fuori casa,
sottraendosi allistinto assistenziale di
Paula. Che lo riversa su altre persone: il
lattaio, il postino, il ragazzo dei giornali.
Chiunque varchi il cancello del giardino è
subito pilotato in cucina e rifocillato. E la
donna è sempre più vittima di una nevrotica
coazione al lavoro che si manifesta soprattutto
in un grave stato di denutrizione.
Faccia a terra cè Paula Fichtl. Aprile,
1982. La domestica è vittima dellennesimo
dei suoi crolli fisici. Da ore è sul pavimento.
Finalmente arriva George, uno degli studenti di
Anna Freud. Abita nei dintorni e la psicoanalista
è riuscita a fatica a convocarlo. Paula si
rialza. Tutto continua come al solito, per sei
mesi. Finché l8 ottobre muore Anna Freud.
Tre giorni dopo Paula Fichtl sale su un aereo
diretto a Salisburgo, contro la sua volontà.
Freudstead lha respinta,
estromessa. La attende il cronicario di lusso di
Kahlsperg, dove compilerà in sole undici pagine
la storia della sua vita.
Una storia come tante, di cui abbiamo
testimonianza solo perché Paula - a differenza
di migliaia di Mizzi, Resi, Leni e Kathie - fu la
domestica di Sigmund Freud. Ma nel periodo fra le
due guerre, ai tempi della monarchia danubiana,
erano moltissime le bambine che venivano dalla
campagna nelle città a prestare servizio. Nelle
loro famiglie dorigine - che spesso
versavano in condizioni dindigenza se non
di miseria - non avevano lopportunità di
acquisire una solida coscienza di sé. Per
questo, oltre a un lavoro, le nuove famiglie
procuravano loro anche un senso di appartenenza.
Le chiamavano anime buone perché
dovevano essere sempre disponibili, prive di
propri desideri, bisogni, paure. Purtroppo,
neppure Sigmund Freud - scienziato di scoperte
rivoluzionarie, destinate a cambiare mondi interi
- fu in grado di differenziare la propria
famiglia nellinterpretazione del rapporto
fra padroni e servitù. Faccia a terra cè
Paula Fichtl, la domestica di Sigmund Freud.
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