XVI corso di giornalismo e scrittura narrativa per corrispondenza

il nuovo corso 2005/2006 il metodo | 1° livello - il programma | docenti e autori
2° livello - il programma | il corso on-line | tariffe e iscrizione | via dal corso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL NUOVO CORSO 2005/2006

segnalato e consigliato da
la Repubblica  il manifesto  INTERNAZIONALE

1° LIVELLO - PROPEDEUTICO
CORSO BASE DI GIORNALISMO E SCRITTURA NARRATIVA

2° LIVELLO - AVANZATO
CORSO DI SCRITTURA BREVE E DI SCENEGGIATURA

1° livello. Corso di giornalismo e scrittura narrativa
Lezioni e interventi di
JOYCE CAROL OATES, HARUKI MURAKAMI,
T. CORAGHESSAN BOYLE,
ANDRÉ BRINK, 
ARIEL DORFMAN,
TESS GALLAGHER, 
ALESSANDRO BERGONZONI, GIULIANO GIUBILEI
TOM WOLFE, MARY MORRIS, TERESA DE SIO,
MARIO CAPANNA, ELVIO PORTA,
MASSIMO BUCCHI, LETIZIA CIOTTI MILLER

e con due saggi inediti di
GIUSEPPE PONTIGGIA e SANDRO CIOTTI

NOVITÀ 2005/2006
1. "STORIE di STORIE", dall'archivio della rivista internazionale 
di scrittura Storie All Write, un'antologia esclusiva - in forma di dispensa - 
che presenta racconti inediti di alcuni dei più significativi narratori 
e poeti contemporanei. Da Joyce Carol Oates a Haruki Murakami
T. C. Boyle fino ad Ariel Dorfman e H. E. Francis
Ogni racconto o poesia è corredato di un'intervista didattica esclusiva 
con gli autori che spiegano il loro rapporto con la scrittura 
fornendo consigli utili per un corretto, quanto moderno approccio con la parola.

2.
GLI APPROFONDIMENTI TEMATICI  per ogni esercitazione prevista 
dal programma (libri, film, album, riviste, etc.);

3. LA BACHECA che propone periodicamente offerte di lavoro e
collaborazione, oltre a informare gli iscritti su eventi di interesse
culturale (spettacoli, proiezioni, incontri, etc.). Questi servizi sono
accessibili con un link fornito esclusivamente agli allievi e rimangono
a disposizione anche a Corso ultimato.

Qui di seguito, ecco i link a delle pagine campione che
illustrano questi  due nuovi servizi on line a disposizione dei corsisti:
Gli Approfondimenti - http://www.storie.it/contenuti/sample2.htm 
La Bacheca - http://www.storie.it/contenuti/sample.htm

4. FORUM ONLINE riservato esclusivamente ai corsisti.
Periodicamente saranno organizzate delle conversazioni  online 
con i tutor e i responsabili del corso perché tutti gli allievi 
possano chiedere ulteriori chiarimenti  sul programma didattico,
sulle prove di scrittura assegnate o più semplicemente 
sul giornalismo e la letteratura. 
Non sono esclusi contatti a sorpresa con alcuni 
degli scrittori e giornalisti che hanno messo a disposizione 
del Corso la loro esperienza professionale. 
Gli allievi saranno dotati di una password e di un ID - nome utente
(forniti per tempo via e- mail) per accedere a questo 
particolare servizio e verranno tempestivamente informati 
su data e orario dell'apertura del Forum. 



2° livello. Scrittura breve
scritti di

RAYMOND CARVER, CARLO LUCARELLI, NICCOLÒ AMMANITI,
MARCELLO FOIS ,ROBERT COOVER, BJÖRN LARSSON, 
MAGGIE ESTEP, BULBUL SHARMA, 
PAUL HORSFALL, RUDY RUCKER


2° livello. Sceneggiatura

scritti di
VOLKER SCHLÖNDORFF, FRANCESCO ROSI, SAM SHEPARD,
LAWRENCE KASDAN, OLIVER STONE, ELVIO PORTA

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IL METODO

Premessa. I corsi di scrittura a distanza promossi da Storie
adottano un programma alternativo (o, per meglio dire, integrativo)
rispetto a quelli scolastici e accademici. Dal 1992, più di 1500 allievi
hanno aderito a un metodo didattico che valorizza la libertà di scrittura
esplorando le diverse radici culturali della lingua contemporanea.
Dalla letteratura al cinema, fino al rock.

I corsi rappresentano la naturale evoluzione di una rubrica della rivista
chiamata, non a caso, "l’ora di scrivere". La rubrica è nata qualche anno
fa con l’intento di dar voce a quanti in Italia amano scrivere e intendono
perfezi
onare il loro stile grazie a un riscontro critico che il nostro giornale
assicura regolarmente a tutti. Scopo del
corso, dunque, è quello di fornire
un costante servizio di assistenza 
per chi scrive, una sorta di 
pronto soccorso letterario e giornalistico.
Durante questi anni, la disponibilità di Storie
è stata apprezzata da molti aspiranti scrittori
e giornalisti italiani e anche da importanti
testate che hanno segnalato l'impegno
della rivista.
L’Espresso l’ha definita "decisamente innovativa",
la Repubblica "un vero incrocio fra una rivista e un libro", 
il Tg3 "un affascinante blob culturale", il quotidiano Alto Adige, bontà sua, 
"la migliore rivista italiana degli ultimi anni".

Come orientarsi. Partecipare ai corsi di scrittura di Storie è facile.
Basta scegliere:

a) o iscriversi al 1° livello (propedeutico), ovvero al Corso base di giornalismo
e scrittura narrativa che fornisce una notevole quantità di informazioni
utili per conoscere meglio discipline legate all’uso della parola
(giornalismo, letteratura, cinema, musica);

b) oppure iscriversi al Corso Completo che comprende anche
il 2° livello (avanzato) dedicato a un vasto approfondimento
sulla scrittura breve letteraria e cinematografica.

Il tutor si chiama Storie. Lo scopo dei corsi è quello di fornire un
costante servizio di assistenza per chi scrive, una sorta
di pronto soccorso letterario e giornalistico al quale far riferimento
per migliorare e motivare la propria scrittura anche
in una prospettiva professionale.
Tutto questo è reso possibile grazie a un filo diretto con la redazione
contattabile, se necessario, ogni giorno. Inoltre, sul sito sono disponibili 
due spazi utili a rendere più costruttivo il dialogo con gli allievi: 
a) gli approfondimenti. Si tratta di libri, film, riviste, documentari, 
compact disc che possono aiutare ogni iscritto a svolgere con maggiori 
informazioni le esercitazioni previste;
b) la bacheca. Regolarmente aggiornata, presenta un notiziario 
su interessanti eventi culturali, proiezioni, presentazioni di libri, concerti
e soprattutto propone offerte di lavoro e collaborazione 
con la nostra e altre case editrici.
Questi due spazi sono dedicati ESCLUSIVAMENTE agli iscritti al Corso. 
Non vi si può accedere direttamente dal sito ma solo attraverso 
degli appositi link forniti al momento dell'iscrizione. 

1° LIVELLO - PROPEDEUTICO.
CORSO BASE DI GIORNALISMO E SCRITTURA NARRATIVA

Fatte le presentazioni, ecco cosa Le offre
il corso di giornalismo e scrittura narrativa per corrispondenza:

• Un’ampia dispensa con 45 lezioni di giornalismo e scrittura narrativa,
16 lezioni d’autore esclusive e 8 esercitazioni tematiche.

• Un dizionario pratico di giornalismo, in omaggio

• La guida “Scritto si stampi - scrivere e pubblicare un libro”, 
in omaggio

• Recensioni dettagliate per ogni esercitazione svolta, 
inviate a casa.

• Un abbonamento annuale alla rivista Storie. Storie è una rivista
letteraria pubblicata in due lingue (italiano e inglese) e diffusa in tutto
il mondo. Interamente dedicata alle tecniche di scrittura, presenta
racconti inediti (con interviste esplicative) dei più significativi
autori contemporanei.

• Una rubrica fissa su Storie dedicata interamente al corso.
Con curiosità, recensioni, articoli, interviste agli iscritti

• Un diploma sottoscritto da Storie
e dagli autori del corso, utile per arricchire il Suo curriculum. 

• La possibilità di collaborare retribuito/a a Storie,
se i Suoi scritti saranno interessanti.

• Un dialogo costante con la redazione attraverso i link esclusivi 
"gli approfondimenti" e "la bacheca"

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1° LIVELLO - PROPEDEUTICO.
CORSO BASE DI GIORNALISMO E SCRITTURA NARRATIVA
IL PROGRAMMA

Giornalismo: Il giornalista e la notizia • Cenni di storia del giornalismo
• La testata • Il direttore responsabile • Il timone
• Le fonti • Le agenzie stampa e il comunicato stampa • L’articolo
• Il giornale: ruoli e competenze • L’inviato • Il corrispondente
• Smentita e rettifica • Consigli per la stampa • Il titolo
• L’intervista • L’inchiesta
• La prima pagina • Giornalismo e pubblicità
• Giornalismo e fotografia • La correzione di bozze
• Prospettive professionali

Scrittura narrativa
: Nero su bianco: l’ispirazione • Signore e signori: l’incipit
• La prassi: metodi e rituali di scrittura (pt. I e II) • Scritto fra noi: dignità e
necessità del diario • Un ampio respiro: struttura  e pericoli del romanzo
• Liberi tutti? la poesia: avvertenze e indulgenze (pt. I e II)
• Detto e non detto: il simbolo e la metafora
• La scrittura breve e il racconto • Fuori dal coro: avanguardia e
scrittura sperimentale • Nero su nero: il giallo e il poliziesco (pt. I e II)
• Fra letto e poltrona: l’importanza della lettura (pt. I e II)
• Il riscontro: il ruolo della critica letteraria
• Darsi una regolata: grammatica & sintassi memorandum (pt. I e II)
• Campo minato: rischi e tranelli della scrittura
• Guai a voi: parole e formule da evitare • Abbiamo scherzato: non disperare, 20 rifiuti d’autore • Racconti italiani del '900
• Dai retta a loro: consigli d’autore (pt. I e II)
• Bibliografia: 100 libri per un approfondimento
• Filmografia: 50 film e video per un approfondimento

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DOCENTI E AUTORI

1° LIVELLO - PROPEDEUTICO
Interventi, scritti, interviste didattiche:
Giuseppe Pontiggia - la cultura e la scrittura
Tess Gallagher - poesia e poetica
Andrè Brink - la costruzione del personaggio
Alessandro Bergonzoni - parola e non parola
Teresa De Sio - la musica e le parole
Sandro Ciotti - sport e scrittura
Mario Capanna - come si scrive un saggio
Elvio Porta - il cinema e la scrittura
Tom Wolfe - intervista didattica sull'arte della narrativa
Massimo Bucchi - satira e illustrazione
Letizia Ciotti Miller - l’arte della traduzione
Giuliano Giubilei - il cronista politico
Andrea Pancani - giornalismo e televisione
Mary Morris - la funzione del racconto
Turi Caggegi - computer, internet e scrittura
Giuseppe Anastasio - l’agenzia di informazioni

2° LIVELLO - AVANZATO. SCRITTURA BREVE
scritti e racconti di:
• Raymond Carver • Carlo Lucarelli • Niccolò Ammaniti
• Marcello Fois • T. Coraghessan Boyle • Robert Coover
• Björn Larsson • Maggie Estep • Bulbul Sharma
• Paul Horsfall • Rudy Rucker

2° LIVELLO - AVANZATO. SCENEGGIATURA
scritti e interviste didattiche:
Volker Schlöndorff - dalla letteratura al cinema
Francesco Rosi - come nasce un film, "Le mani sulla città"
Sam Shepard - il teatro scritto
Lawrence Kasdan - come si scrive cinema
Oliver Stone - regia e generi
Elvio Porta - fare cinema
Antonella Grassi - il cortometraggio

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2° LIVELLO - AVANZATO.
CORSO DI SCRITTURA BREVE E SCENEGGIATURA.
IL PROGRAMMA


Si tratta di un vasto approfondimento, ovviamente facoltativo,
dedicato alla scrittura breve.
Secondo un metodo particolare: il Momentismo®.

Teorizzata dalla rivista Storie, la scrittura momentista è stata
inaugurata nella primavera 2001 con la pubblicazione dell’antologia
bilingue (italiano-inglese)
Pomeriggio/Afternoon”. In quell’occasione,
140 scrittori, cineasti e musicisti da tutto il mondo hanno raccontato
cosa è successo il 19 aprile 2001 dalle 17.50 alle 18.00. Lo stesso giorno,
alla stessa ora, in posti diversi, in simultanea. Da Adelaide a New York
fino ad Anchorage, scrittori come Robert Coover, Giuseppe Pontiggia,
Aldo Nove, Ariel Dorfman, Niccolò Ammaniti, Carlo Lucarelli, Walter Siti;
registi come Kevin Smith (“Clerks”) e Michael Tolkin (sceneggiatore de
“I protagonisti” di Altman); musicisti come Robert Fripp (King Crimson),
Thurston Moore (Sonic Youth), Eugenio Finardi e molti altri hanno
espressamente raccontato per Storie i loro dieci minuti del 19 aprile 2001.
Nel rispetto di questo particolare metodo di scrittura.

Il progetto e il metodo. Il racconto è la forma letteraria più adatta
a esprimere la contemporaneità. Con il metodo momentista la scrittura breve
diventa simultanea. Richiede velocità di esecuzione, oggettività e una saggia
dose di sintesi. Il momentismo è un esercizio narrativo aperto a tutti,
non soltanto agli scrittori.

In sostanza, occorre descrivere dieci minuti di vita quotidiana in dieci
o al massimo trenta righe dattiloscritte. Il tutto viene eseguito in simultanea
dai vari partecipanti, i quali sono tenuti a usare la prima persona e
il presente indicativo, evitando storie inventate per attenersi lucidamente alla
cronaca di quanto stanno vivendo in quei particolari dieci minuti.

I materiali didattici. Il livello avanzato del Corso fornisce 3 esclusivi testi
didattici utili per una più organica interpretazione del metodo momentista
e della scrittura breve:

a) l’antologia “Pomeriggio/Afternoon”;
b) il libro Cattedrali/Cathedrals di Raymond Carver e Tess Gallagher
che illustra le caratteristiche del racconto breve;

c) Una dispensa didattica specifica sulla scrittura momentista
con un racconto sulla nascita di questo metodo, esempi e
commenti critici ai racconti pubblicati sull’antologia 
“Pomeriggio/Afternoon”.
d) In omaggio la videocassetta "Tìpota" con tre cortometraggi 
diretti da alcuni fra gli attori italiani più significativi delle ultime generazioni: Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco e Chiara Caselli.

Le esercitazioni. Sono previste 6 esercitazioni in 6 diversi giorni dell’anno. 
Agli iscritti saranno comunicate le date delle prove in programma. 
Ognuna, come detto, avrà luogo un determinato giorno,
a un orario preciso (per complessivi dieci minuti), in simultanea 
e in luoghi diversi (il luogo verrà scelto autonomamente da ogni singolo iscritto).

Le migliori prove di scrittura momentista saranno raccolte in antologie annuali,
edite da Leconte e distribuite nelle migliori librerie italiane e on line.
La prima uscirà nel 2005 con il titolo “Dieci minuti”.

Sceneggiatura. A completare il programma di scrittura breve (secondo
il metodo momentista) è il Corso che illustra nel dettaglio gli aspetti
fondamentali della scrittura cinematografica, anche in virtù degli interventi di
alcuni fra i cineasti più rispettati. Da Volker Schlöndorff a Francesco Rosi
fino a Elvio Porta. Senza trascurare interviste didattiche esclusive con
Lawrence Kasdan e Oliver Stone, fra gli altri.

Sceneggiatura, la dispensa. Un’ampia rassegna di interventi, lezioni, 
scritti di protagonisti del cinema. Oltre agli autori già citati, gli allievi 
potranno giovarsi delle esperienze raccontate da Sam Shepard,
Wim Wenders, Abbas Kiarostami, Stephen Frears, Jack Nicholson.
La definizione di un personaggio, le tecniche di ripresa, il ruolo
dell’attore e soprattutto l’importanza dello script, sono i cardini di
un programma che mostra particolare attenzione per il cortometraggio. 
Ovvero la scrittura breve cinematografica. Non a caso le esercitazioni
in programma sono ispirate al metodo momentista.

Sceneggiatura, le esercitazioni. Sono previste 6 esercitazioni 
in 6 diversi giorni dell’anno. Agli iscritti saranno comunicate
le date delle prove in programma. Ognuna, come detto, avrà luogo in
un determinato giorno, a un orario preciso (per complessivi dieci minuti),
in simultanea e in luoghi diversi (il luogo verrà scelto autonomamente
da ogni singolo iscritto). Da questi “appostamenti” avranno origine 
altrettante brevi sceneggiature per cortometraggi. Chi vorrà e potrà, 
sarà anche libero di girare queste sceneggiature diciamo estemporanee.
Naturalmente, ogni corto avrà una durata di dieci minuti e sarà girato
dagli allievi del Corso lo stesso giorno, alla stessa ora,
in posti diversi e in simultanea.

Le migliori sceneggiature saranno incluse nella già citata antologia annuale
“Dieci minuti” mentre i cortometraggi più interessanti saranno inclusi
in una videocassetta (“Dieci minuti - i film”) distribuita in Italia e
all’estero con la rivista Storie.

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IL CORSO ON LINE.

È una semplice opzione. Il programma e il costo del Corso, infatti,
non cambiano. Svolgere il Corso on line significa, sostanzialmente,
che è possibile dialogare con la redazione tramite la posta elettronica.
Basta infatti un’e-mail per inviare le esercitazioni svolte come pure
per ricevere più tempestivamente eventuali chiarimenti e soprattutto le
recensioni curate dalla redazione del Corso.
Le recensioni prospettano, in maniera estesa e dettagliata, alcuni
suggerimenti affinché ogni allievo possa sfruttare al meglio
le proprie capacità di scrittura e riesca anche a potenziare il proprio
stile in una prospettiva professionale.

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TARIFFE E ISCRIZIONE

Formula A
1° livello - propedeutico
€ 170 (Italia) € 200 (Estero)
diploma in 6 mesi

Formula A2
2° livello - avanzato
€ 150 (Italia) € 180 (Estero)
diploma in 6 mesi

Formula B
1° livello - propedeutico + 2° livello - avanzato
€ 280 (Italia) € 310 (Estero)
diploma in un anno

Formula C (per 2 persone)
1° livello - propedeutico
€ 320 (Italia) € 380 (Estero)
diploma in 6 mesi

Formula D (per 2 persone)
1° livello - propedeutico + 2° livello - avanzato
€ 540 (Italia) € 600 (Estero)
diploma in un anno

L’ISCRIZIONE
Consideri che il Corso ha una limitata disponibilità di posti.
Non prendiamo, infatti, più di 200 iscrizioni da tutta Italia
nell’intento di assistere al meglio ogni allievo.

Potrà effettuare l’iscrizione tramite il bollettino di c/c
n.57331019 intestato a Leconte s.n.c. - Via S.C. Donati 13/E 00167 Roma
indicando nello spazio della causale la formula che intende adottare;
oppure inviando un assegno non trasferibile intestato a
Leconte s.n.c. presso Storie, Via S.C. Donati 13/E 00167 Roma.
Ma - attenzione - le Poste italiane hanno tempi talvolta non proprio fulminei,
pertanto, affinché riceva più rapidamente a casa il materiale didattico,
può scegliere fra due possibili soluzioni:

1. Inviarci un fax con la ricevuta del pagamento (allo 06.6148777)
ed, eventualmente, anche con l’indirizzo del Suo amico/a.

2. Inviarci una lettera per posta prioritaria (presso
Storie, Via S.C. Donati 13/E 00167 Roma
) con la ricevuta del pagamento
effettuato ed, eventualmente, anche con l’indirizzo del Suo amico/a.

Per ulteriori informazioni: 06.6148777; info@storie.it

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VIA DAL CORSO. Nella primavera del 2001, il Palazzo delle Esposizioni di Roma ha ospitato due laboratori di scrittura “ricreativa”, organizzati dalla rivista Storie. Trenta ed entro i trent’anni i partecipanti. Otto incontri che sono serviti a capire come si scrive un racconto e, soprattutto, perché. Due gli obiettivi del progetto. Uno, quasi temerario: guardare alla letteratura con allegria. L’altro, insieme pratico e didattico: passare in rassegna i “fondamentali” di una narrazione (il punto di vista, l’ambientazione, i personaggi, l’intreccio e così via). Per riuscirci è stato dato ampio spazio alla letteratura, al cinema e alla musica, anche grazie ad alcuni preziosi contributi tematici a cura degli ospiti intervenuti (Niccolò Ammaniti e Luciano Lucignani tra gli altri). La sala multimediale del Palazzo si è riempita di libri, pennini, inchiostro. C’era l’inseparabile borsa dell’acqua calda che ogni notte Proust si portava a letto (scrivendo fino all’alba seduto sul materasso, di solito amava indossare una “maglietta della salute” di lana bianca). Una candela come quella usata dalla Allende per stabilire quanto tempo dedicare alla scrittura durante il giorno. Un mucchio di matite temperate alla perfezione, perché non si può parlare di Simenon senza averle a portata di mano. Questi oggetti comuni sono serviti a umanizzare riferimenti e modelli che altrove restano sulla pedana, immobili e intoccabili. L’effetto conta, come in quelle punizioni dove il portiere non sa mai fino a che punto spingersi per toccare il pallone. Quando d’inverno ci metteremo la canottiera, quando andrà via la corrente e accenderemo una candela, ci sembrerà di aver compiuto un piccolo rito. Opporsi all’esaltazione perbenista della cultura seriosa (non seria) è, dunque, il senso della scrittura “ricreativa”.

LE ESERCITAZIONI: Franco Pini va a Palazzo. Alla fine del corso, gli allievi hanno affrontato una prova pratica, un’esercitazione a tema su un personaggio fittizio. Tale Franco Pini. Trentacinque anni. Nato e vissuto a Latina. Ogni mattina si sposta alla Magliana - un quartiere vicino l’Eur, a Roma - dove  gestisce una boutique di abbigliamento femminile. Ma com’è finito al Palazzo, tra i ragazzi del corso?

Romena Brugnerotto, Roma - La restituzione di un’agenda a Monica - un’amica della sorella - spinge Franco Pini al Palazzo delle Esposizioni. “Ma ti pare che mia sorella mi debba combinare gli appuntamenti?”, si lamenta incontrando Valerio, il suo nuovo vicino di casa. Il racconto è discontinuo, ma la dinamica confusa degli avvenimenti e la frammentazione del punto di vista alla fine non risultano elementi negativi per lo sviluppo della narrazione. La storia ricorda “America oggi” di Altman, soprattutto nella moltiplicazione delle prospettive e nella girandola di scene in cui si trova coinvolto il protagonista. Lascia un po’ a desiderare, invece, il rapporto tra personaggi (peraltro ben caratterizzati) e l’ambientazione. È abbastanza inverosimile che il proprietario di un negozio, situato in un quartiere come la Magliana, abbandoni la sua attività nelle mani di uno sconosciuto (Valerio). Da notare che la grafia della parola “Magliana” è scorretta (“Magnana”); un discorso che vale anche per “la mostra di fotografia Herbert Ridd” (si trattava della “mostra fotografica di Herb Ritts”). La Brugnerotto avrebbe dovuto controllare meglio le fonti. Altro punto debole dell’intreccio è l’inspiegabile “prigionia” di Pini nel bagno del Palazzo, che si protrae per quattro ore. Una buona scusa per far ritrovare l’agenda a Monica (così i due non s’incontrano). Ma perché il personaggio non ha chiesto aiuto, sentendo le voci dei visitatori e degli addetti alla pulizia? Una trovata che non regge.

Marzia Cikada, Roma - “Non era creare un personaggio che vi premeva tanto?”. Con un impareggiabile colpo di teatro, Franco Pini si cala in scena tra i ragazzi di “Via dal corso”. Piglio deciso, modi sbrigativi, il personaggio disorienta tutti consumando un monologo inarrestabile. La storia della Cikada è lineare, parte dal dato oggettivo e realistico (ritrarre gli allievi del corso al lavoro) per saltare nel campo della finzione. Va fatta, comunque, una precisazione. Si poteva dare maggiore omogeneità al testo, cercando un equilibrio tra le istanze narrative e alcune intense espressioni poetiche (“Sguardo affamato, taschino degli aggettivi pieno. Facce d’altrove”). Anche gli altri racconti della Cikada hanno questo “doppia risoluzione”: una prosa autobiografica lastricata di poesia. “Musica dopo cena” è la dolente confessione di una ragazza che scopre l’omosessualità del padre: “Tutto in ordine in camera di papà./ Tutto a posto in camera di David./ Forse solo non amano più il jazz”. Ma è nella poesia “Una parola Amore di troppo” che la Cikada trova la sua migliore ispirazione sciogliendosi da ogni laccio prosastico (il ritratto del killer che “Rilegge al contrario tutta la storia/ per vedere se suona bene lo stesso/ c’è sempre una parola amore di troppo”).

Marco Grazzini - Roma, inverno del 2050. In una città abbandonata dopo “Il Grande Esodo” che ha svuotato le metropoli e riempito le campagne, Franco Pini si trova a passare davanti al vecchio Palazzo delle Esposizioni. “Io sono ancora un cittadino”, dice solennemente Pini, rivolto all’edificio in rovina “non sono scappato come hanno fatto tutti gli altri”. Pini entra nelle sale disabitate del Palazzo. Tutto è rimasto come cinquant’anni prima. L’ambiente si sta sgretolando con una lentezza esasperante. Giunto nella sala delle mostre, Pini scopre una serie di corpi imbalsamati ricoperti dalla polvere. “Non vi preoccupate”, intona commosso il protagonista “mi prenderò io cura di voi”. Un racconto surreale dalla trama un po’ macchinosa e indeterminata (non viene spiegato, per esempio, perché questi corpi - i corsisti? - sono rimasti al Palazzo dopo il “Grande Esodo”). Gazzini ha una buona capacità visionaria nell’immaginare un futuro di degrado e disperazione, ma le sue riflessioni “à rebours” sulle cause del disastro ecologico che ha colpito il mondo appaiono superficiali e scontate.

Emiliano Landau - Franco Pini è stato bloccato dagli agenti di custodia del Palazzo. “Cos’ha nascosto sotto l’impermeabile?”, gli chiede a muso duro uno della sicurezza. Pini fa il disinvolto, tira fuori un paio di battute a effetto per distogliere l’attenzione dei presenti. Ma quando gli agenti decidono di perquisirlo, allora reagisce in malo modo. Getta la refurtiva e scappa. Durante l’inseguimento, Pini cerca scampo nella sala multimediale dove i ragazzi assistono a una delle lezioni del corso. Comicissima la descrizione della piccola battaglia che si sviluppa tra Santo, Marco e Alessia, impegnati a bloccare Pini inseguendolo tra le poltrone, nei corridoi, fino alla saletta delle proiezioni. Solo quando viene circondato, il ladro si arrende. Non prima di aver commentato: “Siete stati fortunati. È la prima volta che mi capita”. “Slapstick” a go-go per un racconto che sarebbe piaciuto a Blake Edwards.

Pietro Loprieno, Roma - Per Loprieno, sceneggiatore, i dialoghi sono un elemento fondamentale nel delineare le caratteristiche fisiche e psicologiche dei personaggi. A questo si aggiunge la coscienza degli spazi in cui va situata l’azione. Franco Pini entra al Palazzo delle Esposizioni, prende un Fernet e si mette a chiacchierare con Valeria e Svevo fuori dalla sala. Non emergono battute memorabili, ma questo basso profilo serve a ritagliare meglio la figura di Pini. Un tizio scialbo e grigio: “indossava un impermeabile beige fecale, una giacca a quadrettoni molto anni settanta, una cravattona rossa di velluto, una camicia bianca a quadri, pantaloni beige e scarpe di finta pelle, un tempo forse nere, oggi di un viola micidiale”. La reazione dei ragazzi è brusca, scostante: “Povero scemo, pensò Valeria. E non sapeva più cosa chiedergli”. Ma subito dopo c’è il colpo di scena: l’incredula Valeria scopre la vera identità di Pini. Un grande scrittore invitato alle lezioni del corso. Stona il finale: l’immediatezza fa spesso rima con incompiutezza. Ma la presunta stupidità di Pini, dovuta a un eccesso di mescalina, è un indice del talento umoristico di Loprieno. Memore di Hemingway e Bukowsky.

Davide Sirignano, Roma - Scrittura ricca di link, quella di Sirignano. Franco Pini, uno che s’intende d’arte quanto “un barbone di Jacuzzi”, è il protagonista di “Giornata nera”. Un racconto pieno di contrattempi e disavventure che ricorda “Mister Hula Hoop” dei fratelli Cohen: Tim Robbins aveva trovato lavoro grazie a una macchia sul giornale. La stessa cosa accade a Pini: “Urtai la tazza. Si produsse un piccolo fiumiciattolo (...) che si fermò sul riquadro del giornale: Palazzo delle Esposizioni...”. A palazzo, il protagonista incontra Marta Zoe, una visitatrice chiaramente insoddisfatta della mostra. Coincidenza vuole che più tardi Marta finisca nella boutique di Pini, dove si svolge un’altra scena rocambolesca: la ragazza salva Franco da una rapina a mano armata. Poi sparisce di nuovo. Ma non per molto. La trama è convincente ma il finale troppo concitato (l’ultimo incontro, il particolare dell’anello); si doveva lavorare di più sul “crescendo” degli episodi. Nel lungo racconto intitolato “Lagodoro” la cura rivolta ai particolari rischia di confondere l’intreccio (una storia familiare della follia: matrimoni, omosessualità, violenza). Anche in questo caso c’è una frettolosa voglia di concludere: il miracolo del lago, col personaggio uscito indenne dalle acque dopo aver rischiato di affogare, non può limitarsi a cinque righe.

Cinzia Agostina Marchese, Roma - Un pomeriggio diverso dal solito. Franco Pini è in  giro a Roma, in cerca di qualcosa che segue per istinto, per rompere la noia. Dopo essersi fermato, interdetto, sulla scalinata del Palazzo: “era entrato, senza sapere quello che gli sarebbe piaciuto vedere, mai avuto tempo da dedicare all’arte”. Un incipit descrittivo che la Marchese intreccia abilmente ai due tempi del racconto: il presente dell’ambientazione (lo stesso usato dalla prima persona del narratore) e il passato che serve a introdurre la storia. Per una di quelle strane combinazioni della vita, appena dentro il Palazzo, Pini si trova di fronte “gli occhi incorniciati dalla sottile linea nera del trucco” di una ragazza.Folgorato, si accorge che con lei “avrebbe potuto distruggere quella solitudine che colpisce tutti indistintamente, come un’epidemia…”. Un tributo allo sguardo e ai suoi turbamenti. Frammenti quotidiani di esperienza, isolati e apparentemente senza memoria. Baricco ed Hesse appaiono solidi punti di riferimento.

Michele Martino, Roma - Franco Pini, seduto sulla scalinata del Palazzo, gioca nervoso con un pacchetto di sigarette. Sta aspettando Teresa, una cliente conosciuta in negozio. Ma lei ritarda. Lui se n’è innamorato subito ma teme di rivederla, non vuole collezionare un altro fallimento. Ha questa incapacità di stabilire relazioni durature con le donne. A un certo punto, un fattorino gli chiede d’accendere. È la scusa per una chiacchierata estemporanea che lo aiuta a smaltire la tensione accumulata. La funzione del ‘non protagonista’, il fattorino, è fondamentale per chiarire la psicologia di Pini. Spesso preferiamo degli sconosciuti per le nostre confessioni, e non le persone di cui potremmo fidarci: “Mi piace, sì (...) ma mi chiedo se potrà mai funzionare. Tutte le volte vorrei che fosse la donna giusta e poi decido subito che non lo è”. Rimasto di nuovo solo, dopo qualche minuto scorge la ragazza dirigersi verso il Palazzo: “per mano, teneva una bambina”. La figlia di Teresa? Di un’amica? O magari una nipotina? Chissà. Un racconto dal finale aperto, per niente scontato.

Giovanna Medina - Sala conferenze al Palazzo delle Esposizioni. Franco Pini, imprenditore nel campo dell’abbigliamento, tiene il suo discorso di investitura di fronte a un gruppo di sostenitori. Pini è “Il candidato” sindaco per il comune di Roma. Parla a braccio, con padronanza, dei problemi che assillano la capitale. Risponde alle domande, si scaglia rabbioso contro gli avversari - progressisti o conservatori che siano. La Medina, dopo la lezione del corso, è salita ad ascoltarlo. Emerge il ritratto di un politico scafato, qualunquista, pronto a saltare da un partito all’altro per questioni di convenienza. “Votatemi, sono come voi. Metterò le cose a posto. Abbiate fiducia”. Scrosci di applausi segnano la fine dell’esibizione. I peones si stringono attorno al candidato per stringergli la mano. Giovanna, sconsolata, lascia la sala riflettendo sul doppiogiochismo del protagonista. Il racconto sembra ritagliato, visto anche il tono documentario, su “Bob Roberts” di Tim Robbins.

Sara Mittiga, Rocca di Papa (Roma) - Franco Pini non cambia mai. A distanza di anni, gli accade lo stesso episodio che aveva già condizionato la sua vita: offrire un passaggio a una ragazza incrociata per caso. La prima volta aveva finito per sposarla: Marietta, poverina, “non era piaciuta ai suoi amici più cari, (...) né a sua madre” ma “Franco non se ne curò affatto”. Purtroppo Marietta dopo avergli chiesto di aprire una boutique per renderla felice, se l’era squagliata col salumiere del negozio accanto. A Termini, un cartellone pubblicitario informa Pini di “una mostra al Palazzo delle Esposizioni”. La fotografia, un’altra sua vecchia passione. In uno slancio di vitalità ritrovata, decide di andare a vederla. Arrivato nella caffetteria “...sentì una seducente voce femminile chiedergli se per caso avesse un accendino; lui si girò e vide una bellissima ragazza bionda”. Basta qualche schermaglia per un altro invito in macchina. L’ennesimo giro, un altro passaggio, la stessa storia. “Teresa e i colori” è un racconto perfettamente circolare. La Mittiga confessa di aver ascoltato in treno, da un passeggero, lo spunto per la sua storia. Morale: “ho capito quanto sia importante non pensare solo alle proprie vicende personali, ma dare spazio e ascoltare anche gli altri”. Bella esperienza.

Assunta Nicolosi - Franco Pini è un noto stilista romano che espone le sue ultime creazioni al Palazzo delle Esposizioni. La Nicolosi scrive un brevissimo racconto incentrato sull’ultima collezione autunno-inverno di Pini, dimostrando di maneggiare alla perfezione il vocabolario fash&glam dei giornali alla moda. Non solo. Parallelo a questo piano della narrazione ci sono i ricordi del protagonista, che rievoca le difficoltà sperimentate all’inizio della sua carriera (il primo negozio aperto alla Magliana, il periodo trascorso a Milano, il ritorno a Roma con le prime “personali”). “Non avrei mai pensato di arrivare così in alto”, commenta Pini alla fine della sfilata, ricevendo l’ennesimo premio. Un italiano dei nostri tempi.

I racconti di “Via dal corso”

Simone Ranucci, Roma - Un giorno perfetto per amare. Jody e Tom si sono sbronzati e ora sono uno accanto all’altra, a riempirsi di attenzioni (“Tom aveva ancora le brache basse e stava steso con la testa pesante”). “Perfect Day”, breve racconto dal titolo musicale, funziona grazie al timbro di leggerezza sospesa e incurante che Ranucci riesce a dare alla storia. Una Yoshimoto con meno pudore e sensibilità. Alla scrittrice giapponese si può associare soprattutto quell’attenzione verso piccole abitudini in grado di rendere felici. “Doveva sembrare speciale quel momento, non c’era niente di particolare”. Colonna sonora di De Gregori.

Simone Zaccaria, Roma - Zaccaria scrive in modo ironico e autobiografico. Il suo stile è in piena ‘fermentazione’: ancora frammentario ma pieno di risorse. Soprattutto per il ritmo, spezzettato e avvolgente. Brevi sketch per dirci che la musica va ascoltata come dio comanda, e cioè da un perfetto lettore compact. Che a cinema è meglio sprofondarsi in poltrona e godersi lo spettacolo fino all’ultimo dei titoli di coda, anche se - conclude -un giorno il suo film avrà solo “titoli di testa”. E che, infine, basta poco per farsi una nuova vita: “Devo cambiare shampoo, devo comprare un nuovo profumo”. Illuminazioni quotidiane rigorosamente in prima persona. Bene anche il lungo dialogo di “Sogno” che fa riflettere, in dissolvenza, “sul concetto di normalità”. Divagazioni sugli psicotest del tipo “cacciatore o preda in amore?”. Un battagliero che si ribella alla cultura dei sedativi.

Sara Vannelli - Una famiglia “scomposta” da quattro persone, più gatta obesa, sta cenando, come
ogni sera, davanti alla tv. Ognuno è isolato, rinchiuso nel suo mondo. Attraverso lo stratagemma della
televisione, l’autrice riesce a trasmettere le interferenze psichiche tra i personaggi. Gesti
consuetudinari e immagini trasmesse in diretta. Comportamenti indotti e subliminali. Determinante il
punto di vista di uno dei due figli cyborg, metà umano metà catodico: “Era rigore, eccome, ma mia
sorella non si è accorta di nulla”. Il finale, apparentemente morbido, riassume invece l’inquietudine di
questo interno (inferno?) familiare da Ventunesimo secolo. Le scene del racconto potrebbero essere
adattate per un corto.

Santo Sammartino, Viterbo - Un valore fondamentale, nella poesia di Sammartino, ce l’ha la disposizione delle parole sulla pagina. Il tentativo è quello di “disegnare” un significato, come facevano Apollinaire o gli sperimentatori dadaisti. Solo che “È già autunno e Cadono le foglie” non è solo pura forma e niente sostanza; resiste un collante tra i segni e il concetto, il significato. Il brano è scritto immaginandosi il movimento naturale di una foglia, il suo percorso dai rami fino a terra. Una tecnica del genere l’aveva adoperata Lewis Carrol facendo stampare una filastrocca cantata da un Topo come una lunga coda (operazione giustificata dall’assonanza tra le parole inglesi “tail”, coda, e “tale”, storia, pronunciate allo stesso modo). Si tratta comunque di una scrittura difficile, ‘alta’, nonostante l’amarezza ironica del finale – bruciante confessione di una solitudine alleviata dagli spot erotici notturni. Una stagione, l’autunno, che sembra trafiggere chi parla. Curioso anche il gramelot di “La drago de Cammenòt”, grandiosa passeggiata epica e brancaleonesca.

Svevo Ruggeri, Roma - Ruggeri è affascinato dal soprannaturale (uno dei suoi libri preferiti è “Il signore degli anelli” di Tolkien). “Un paesaggio adatto” racconta di Marco, scrittore in erba, che ha ricevuto in regalo da suo zio un antico scrittoio. Naturalmente il mobile nasconde un segreto. Alcune lettere di Rosalba de Ascenzi (una sedicenne vissuta tre secoli prima), con cui Marco stabilisce un rapporto epistolare che azzera le distanze di tempo. “Il mondo dei sogni”, l’altro testo, è più frammentario. Una bambina in cerca della felicità viene rapita e uccisa dal matto del paese, tale Raspini (piacerebbe associarlo a certi personaggi oscuri di Hawthorne, tipo Rapaccini). Va migliorato l’intreccio e chiarite le funzioni dei non protagonisti, ma soprattutto si poteva giocare con più astuzia la figura del “villain”, Raspini appunto, esprimendo con maggiore lucidità le sue folli contraddizioni (ha ucciso la bambina per renderla felice).

Appendice

Un incontro con Niccolò Ammaniti - A ‘Via dal Corso’, Niccolò Ammaniti si è presentato come uno scrittore al di fuori delle etichette, dei generi e delle facili definizioni giornalistiche. Ma, e questa è la cosa più stimolante, particolarmente recettivo e aperto nei confronti dei generi, delle etichette e del variegato mondo dell’offerta mediatica (cinema, narrativa, programmi televisivi, videoclip, cartoni animati o giornalismo patinato). L’incontro con Ammaniti avrebbe dovuto prendere spunto da “Ti prendo e ti porto via”, per parlare di tecniche di scrittura e, soprattutto, di come si crea e si costruisce un personaggio, ma ovviamente, e per fortuna, è stato qualcosa di molto diverso. L’autore non si è nascosto dietro artifici linguistici, alambicchi mentali e stilistici che spesso stendono un velo elegante sul nulla della scrittura italiana. Ammaniti ha dimostrato una reale cordialità e franchezza nel parlare di sé e del suo approccio alla narrativa. La voglia di raccontare nasce sempre dalla curiosità e dalla capacità di osservazione del mondo circostante, che va ascoltato, captato, sezionato, prima di essere assorbito e digerito secondo i modi e i gusti propri di ogni romanziere. La partecipazione alla pattuglia degli scrittori cannibali, pubblicati da Einaudi nel 1996, è stata descritta come una parentesi di sperimentazione. Ma più che un gioco modaiolo o un ‘pulp’ di maniera, già allora in Ammaniti c’era un’attenzione quasi morbosa verso il mondo viziato dei giovani pariolini, violenti per noia. Se poi aggiungiamo la dichiarata passione per i b-movies, i polizieschi e gli action americani, si scopre una miscela culturale potentissima e brillante. Da un lato la realtà italiana, sia quella alto borghese che quella delle borgate, dall’altra un ritmo pop, la velocità delle immagini che riportano alla fiction statunitense. Ammaniti ha ricordato che dopo la pubblicazione di “Branchie” e “Fango”, e dopo il successo di vendite e critica, alcuni autori ‘amici’ gli avevano sconsigliato di scrivere sceneggiature cinematografiche. Ma lui, divertito e attratto dal cinema, non ha rinunciato a questa proposta, e l’ipotesi di “sporcarsi” nello stile, ventilata da qualche suggeritore miope, si è rivelata senza fondamento. Anzi, la commistione è diventata una delle peculiarità del suo linguaggio. Frasi veloci, pensieri semplici, ritratti rubati alla celluloide. Sempre a proposito di “Ti prendo e ti porto via”, si è parlato anche della vulnerabilità e delle debolezze dei personaggi, considerati più ricchi quando hanno dei difetti, delle indecisioni, dei punti oscuri. Se da un lato l’azione riporta alle sceneggiature americane, dove il movimento della storia è fondamentale quanto i pensieri e gli stati d’animo dei personaggi, dall’altro in Ammaniti non troveremo mai eroi tutti d’un pezzo e monocorde. Il fatto stesso che uomini e donne, anche forti e dotati, si ritrovino in un mondo che non riescono mai a controllare, e in cui devono barcamenarsi, schivando i colpi peggiori, dona un’affezione e un attaccamento maggiore ai protagonisti delle sue storie. Per quel che riguarda strettamente le pratiche di scrittura, l’autore romano ha confessato di essersi ritirato per mesi in campagna per terminare il suo ultimo romanzo (“Io non ho paura”), suggerendo una sua peculiare modalità: prima la ricerca di informazioni e di stimoli, poi un sano ritiro per raccogliere le idee e concentrarsi unicamente sulla storia. La trasposizione cinematografica di “Branchie”, invece, con i suoi alti e bassi, ha toccato il rapporto tra scrittore e regista, due figure che inevitabilmente vedono le cose con occhi e sensibilità diverse. Forse Ammaniti s’immaginava altre facce e altri luoghi per dare vita al suo romanzo, ma ha comunque apprezzato l’operazione e ha ribadito l’autonomia di sceneggiatori, registi e produttori, liberi di reinterpretare quello che lo scrittore gli ha ceduto. Recentemente ha lavorato alla sceneggiatura di un film horror, con vampiri e mostri, scritta e poi girata negli Stati Uniti, in un clima di continuo confronto e di scambio con tecnici degli effetti speciali, scenografi, truccatori. Anche quella è creazione e, in qualche maniera, scrittura. L’autore, abituato a improvvisare e ragionare da solo, davanti al suo pc o alla macchina da scrivere, si trova di fronte a enormi opportunità, frutto delle nuove tecnologie e della scambio tra culture e professionalità diverse. Deve solo imparare a sfruttarle. Di questo incontro resta la passione dichiarata per la scrittura, ma soprattutto l’apertura verso nuove idee, la voglia di contaminazione, il riconoscimento che scrivere, oggi, è anche fare cinema, musica, tv, lanciarsi in avventure interattive sul computer e in qualche maniera ‘surfare’ tra i generi e i media. Dopo qualche mese dall’incontro con Ammaniti, Vasco Rossi ha spopolato con un hit estivo, bello ed orecchiabile. Il titolo è: “Ti prendo e ti porto via”. A proposito di commistioni… (Pietro Loprieno)

“Io non ho paura”, di Niccolò Ammaniti, è un romanzo pubblicato da Einaudi Stile Libero. In copertina un sole e una luce assoluti, un campo di grano e un cielo azzurro, una nuvola bianca e sfumata di grigio blu. Una vera e propria emersione dal luminoso bianco delle copertine Einaudi. Questo di Ammaniti è un romanzo che “spacca”, altro che “Branchie”… ha un titolo remoto nella nostra lingua, come nella nostra fantasia. Ed è una storia come non se ne leggono molte. L’ambientazione è quella dell’estate 1978, al Sud di un’Italia che cambia, poverissima e militarizzata, nascondendo le proprie paure e costruendo le basi del decollo anni ‘80. Un Sud assolutamente uguale a quello di oggi, per molti aspetti. Un Sud stremato, distrutto, ignorante. Bambini e bambine che lo cullano e si fanno cullare. E misurano in esso le proprie paure. Uno di loro riesce a vincerle. Guardandole in faccia. Stavo per superare Salvatore quando ho sentito mia sorella che urlava. Mi sono girato e l’ho vista sparire inghiottita dal grano che copriva la collina. Non dovevo portarmela dietro, mamma me l’avrebbe fatta pagare cara”. Così, l’incipit di Ammaniti. Per una storia tesa, scritta in modo veloce, che sa  colpire al momento giusto. Ammaniti sorprende rispetto ai suoi esordi, mostrando di sapersi confrontare con la fantasia, le paure, i giochi dell’infanzia di molti di noi (ma non di tutti). Anche il tradimento, fuori dalle sue classiche costruzioni retoriche ed enfatiche, diventa una delle risposte possibili alla paura. Una risposta da cui si può tornare indietro. (Marco Capoccetti)

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