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CINEMA

Seymour Bernstein, il grande pianista che alla gloria preferì l’insegnamento

  • 17 marzo 2015
  • 12:08

Molti ricorderanno Ethan Hawke nei panni del timido Todd Anderson de “L’attimo fuggente” quando, per ribellarsi al severo preside che aveva appena licenziato dalla prestigiosa accademia Welton il rivoluzionario professor John Keating (una delle migliori interpretazioni di Robin Williams), saliva sul banco e pronunciava la frase: “O capitano! Mio capitano!” in una delle scene più commoventi del film di Peter Weir. Qualcun altro lo identificherà sicuramente cethan-hawke-seymour-bernsteinon l’indeciso Troy Dyer di “Giovani carini e disoccupati”. Oppure con il padre del piccolo Mason Evans, protagonista di “Boyhood” di Richard Linklater. Ma Ethan Hawke non è solo un attore poliedrico e dall’indole avventurosa. Scrittore (“Amore giovane” e “Mercoledì delle ceneri”), sceneggiatore e regista (“Chelsea Walls”, “Amore giovane”) l’ex ragazzo cattivo di Hollywood non si è mai tirato indietro di fronte alle nuove sfide. E il suo documentario da regista, intitolato “Seymour: An Introduction” (il riferimento a J.D. Salinger non è per nulla casuale), ha proprio il sapore di una piccola sfida accettata e vinta.

“Seymour: An Introduction” racconta la storia del pianista Seymour Bernstein considerato alla fine degli anni sessanta una giovane promessa della musica classica. Un virtuoso di grande talento, elogiato dalle riviste di settore e anche dal New York Times in occasione del suo esordio con la Chicago Symphony Orchestra nel 1969. Ma soprattutto un musicista appassionato e tenace, che del piano si è innamorato ad appena sei anni e a quindici già insegnava a studenti particolarmente dotati. Una passione, quella per l’insegnamento, che con il passare del tempo si è fatta sempre più forte tanto che nel 1977, non ancora cinquantenne, Bernstein ha dato ufficialmente l’addio alla carriera concertistica per dedicarsi a tempo pieno ai suoi studenti e a comporre nuovi brani. Una scelta controcorrente che ha sorpreso molti addetti seymour-an-introductionai lavori, ma di cui Bernstein non si è mai veramente pentito. Agli applausi scroscianti e al clamore del palcoscenico lui ha sempre preferito una vita normale, vissuta all’insegna dell’amore per la musica.

È un ritratto dolce e toccante quello che Hawke fa di questo musicista ormai ultranovantenne conosciuto per caso a una cena di comuni amici, un po’ timido ma ancora capace di raccontarsi con l’entusiasmo e la curiosità di un ragazzino. Tanti i temi discussi in “Seymour: An Introduction”: l’importanza dello studio, la determinazione, la pazienza, la concentrazione e la titanica devozione che servono per fare della propria arte, del proprio talento, una vera professione. E poi quel paralizzante panico da palcoscenico che tutti gli artisti hanno provato almeno una volta in carriera, come Ethan Hawke confessa candidamente, una paura che ha costretto Bernstein al precoce ritiro dalle scene.

A questo proposito Seymour Bernstein regala una piccola perla di saggezza, confidando al suo amico e regista che se non hai paura vuol dire che non stai facendo le cose sul serio. “È normale essere nervosi” – spiega Bernstein – “è parte di quello che facciamo. Ma le paure vanno superate con coraggio”. Un concetto che ricorda la famosa frase declamata con forza da John Keating-Robin Williams di fronte ai suoi ragazzi a Welton (“Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”). Keating, personaggio cinematografico, e Bernstein, essere umano in carne ed ossa, hanno molto in comune. Entrambi sono, e sono stati, dei buoni maestri.
(Valentina Natale)

→ Guarda il trailer di “Seymour: An Introduction”


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