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La “Perfidia” di Bonifacio Angius: tua madre morta continua a parlarti su Radio Maria

  • 24 gennaio 2018
  • 10:07

L’iniziale atto di dolore del film è la morte della madre del protagonista, Angelino. La donna, quindi, non sarà mai parte attiva nelle vicende raccontate ma lo stesso la sua figura peserà forse più di ogni altra nell’economia della storia. E non perché la sua scomparsa abbia lasciato un doloroso vuoto nei cuori del figlio e del marito, ma perché la sua esistenza votata a una fede cieca e paralizzante allunga un’ombra densa sulla vita di Angelino, 35enne disoccupato senza sogni né aspirazioni, le cui giornate trascorrono tra la casa dove vive con il padre Peppino e il bar (siamo a Sassari) che frequenta insieme a qualche altro vitellone di quartiere.

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Stefano Deffenu interpreta Angelo, il 35enne disoccupato senza sogni né aspirazioni protagonista di “Perfidia”. Un personaggio che, si badi bene, non incarna lo stereotipo del depresso né quello del bamboccione, lui campa a suo modo sereno, “solo” subisce tutto quanto gli capita senza alcun coinvolgimento emotivo apparente, a tratti risultando per questo addirittura comico

Angelino pare soffrire di una sorta di autismo sociale che lo rende indifferente a qualsiasi stimolo vitale e anche ai tentativi del padre di trovargli un lavoro sfruttando i suoi presunti amici che contano. Ma, si badi bene, Angelino non incarna lo stereotipo del depresso né quello del bamboccione, lui campa a suo modo sereno, “solo” subisce tutto quanto gli capita senza alcun coinvolgimento emotivo apparente, a tratti risultando per questo addirittura comico. E le ragioni della sua atrofia probabilmente non vanno cercate nel disagio dovuto alla crisi economica, che pure viene rappresentata dal regista, né nel rapporto con un padre che ha cominciato troppo tardi a interessarsi a lui, ma appunto nel lascito di una madre devota e timorata di Dio, dal cui limitatissimo perimetro d’azione consentita Angelino non riesce a uscire.

A ben vedere, il film è costellato di indizi che provano l’asfissiante eredità materna: c’è quella radio in sottofondo che trasmette impietose litanie, ci sono i ricordi d’infanzia di Angelino che denunciano una profonda paura del peccato, e poi c’è una ragazza, l’unico essere umano verso cui Angelino mostri un qualche – goffo – interesse, che con quei grandi occhi scuri e quei capelli raccolti in una coda di cavallo somiglia tanto alla madre scomparsa che a un certo punto vediamo in fotografia. È come se la donna continuasse a offrirsi al figlio come unica prospettiva di una vita improntata a una visione bigotta e rigidamente manichea che il film non riscatta in nessun modo. Anzi esaspera, trasformando un’indolenza anche tenera in un’indifferente perfidia.

Ne viene fuori, per dirla con Fellini, “un’atmosfera di un minestrone che sta cuocendo: un’atmosfera incoraggiata dalla (madre) Chiesa, l’unica vera responsabile di questo tipo di italiano, inchiodato a un infantilismo cronico”.
(Giulia Borioni)


PERFIDIA (ITALIA, 2014)
Regia Bonifacio Angius; soggetto e sceneggiatura Bonifacio Angius, Fabio Bonfanti, Maria Accardi; fotografia Pau Castejón; con Stefano Deffenu, Mario Olivieri, Noemi Medas, Alessandro Gazale, Andrea Carboni

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