rivista internazionale di cultura

Atti di Letta

Puntate 6-7

Sesta puntata | L’uomo in più

Il 1994 è un anno di fatti importanti e bizzarri. In Chiapas, Messico, gli indios insorgono. Indro Montanelli lascia Il Giornale. A Mogadiscio muoiono Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Matteo Renzi vince 48 milioni di lire, fornendo a Mike Buongiorno la risposta giusta: “spostando l’accento è voce di verbo”. Muore Kurt Cobain. In Ruanda gli Hutu massacrano i Tutsi. Silvio Berlusconi, sentiti i giusti pareri e mobilitati gli uomini migliori, scende in campo.
Sembra che la crisi di sistema seguita a Tangentopoli e il pericolo di una deriva comunista, anticipata dalla vittoria alle amministrative del centro sinistra nel 1993, fossero diventate per Silvio Berlusconi motivo di panico. “A volte mi capita perfino di mettermi a piangere, quando sono sotto la doccia e sono solo con me stesso. Non so veramente come venirne fuori”, avrebbe confessato a Enzo Cartotto suo consigliere politico.
È dal 1992 che le cose hanno cominciato a girare per il verso sbagliato. E da quel momento in poi, mentre la mafia fa saltare in aria magistrati e palazzi – da Capaci a Firenze – intorno al futuro Presidente del Consiglio i movimenti si fanno concitati. I più vispi di tutti sono Marcello Dell’Utri, presidente di Publitalia e Giuliano Urbani, professore di Scienze Politiche alla Bocconi. Gli sforzi di entrambi si concretizzano il 29 giungo 1993 quando viene costituita l’Associazione per il buon governo. Mettono la loro firma sotto il progetto Cesare Previti, Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Mario Valducci. Che fine ha fatto Gianni Letta?
Il vicepresidente Fininvest fa parte del così detto “gruppo delle colombe”, al suo fianco anche Fedele Confalonieri: non amano l’idea del partito politico e temono che l’impresa metta in seria difficoltà l’esistenza stessa di Fininvest. Dall’altra parte, tra le aquile, Dell’Utri, Previti, il giornalista Fede, il sondaggista Pilo pressano per la soluzione politica radicale. Berlusconi è indeciso. Quando parte il progetto chiede di tenere all’oscuro sia Letta che Confalonieri e a Cartotto confessa che le posizioni dei due gruppi gli sembrano entrambe logiche. Ci vuole Craxi a risolvere l’impasse. Il 4 aprile 1993, in un riunione segreta spiega al futuro premier: sono convinto che se tu trovi una sigla giusta, con le televisioni e con le strutture aziendali di cui disponi puoi riuscire a recuperare quella parte di elettorato che è sconvolto, confuso ma anche deciso a non farsi governare dai comunisti e dagli ex comunisti… È il pericolo bolscevico il cardine di tutto. Berlusconi si convince. Adesso sa quello che deve fare. Ma Gianni Letta non ne vuole sapere.
Quando Berlusconi scende in campo, Letta non si lascia coinvolgere. Rifiuta la candidatura, lascia il suo posto a Cesare Previti. Rimane nell’ombra. Il 28 marzo arriva il successo. Silvio Berlusconi è il nuovo Presidente del Consiglio e non è disposto a rinunciare a Letta. Gli uomini del nuovo partito si informano: un sottosegretario può essere scelto anche tra i non eletti. Il ruolo è pronto. Letta tergiversa. Schiva. Smentisce. Poi a maggio si dimette da vicepresidente di Mediaset e compie il passo che lo porta dritto dritto nella storia. Accetta l’incarico e mette le sue doti diplomatiche al servizio del paese. Il suo compito è inizialmente mettere d’accordo Bossi, Fini e Casini. Berlusconi gli dà del Superman: Letta legge tutti i quotidiani di prima mattina. È sempre vigile, informato e pronto. Ma nonostante un fuoriclasse in squadra, la macchina governativa va ancora rodata. Arriva un avviso di garanzia al Presidente del Consiglio. La Lega storce il naso e a gennaio del 1995  fa cadere il governo. L’avventura è comunque cominciata. Presto l’ex direttore del Tempo diventerà l’uomo in più, forse il personaggio più influente dell’intera nazione, l’alleato irrinunciabile di Silvio Berlusconi, dando ampio risalto a quelle qualità che gli varranno, tra i detrattori, il soprannome di Mazzarino Marsicano. Silvio Berlusconi dirà di lui: c’è una sola persona indispensabile a Palazzo Chigi. Pensate sia io? No, è Gianni Letta. Gianni è un regalo di Dio agli italiani.


Settima puntata | Amici miei

Bisignani dice: spiavo i pm e riferivo a Gianni Letta! È la primavera del 2011 e l’affarista, amico di Giulio Andreotti, uomo brillante (?) a detta di molti, astuto e capace, iscritto alla loggia massonica P2, coinvolto nella storica e insuperata tangente Enimont, chiama in causa il quasi presidente della Repubblica, come fosse un compagno di merende. Sembra che alcune informazioni riservate sono giunte alle orecchie di Alfonso Papa, ex magistrato, deputato Pdl. Le notizie riguardano procedimenti penali a carico di Gianni Letta, Denis Verdini e l’ex direttore generale Rai Mauro Masi. Le comunicazioni arrivano a Bisignani che ha il compito di farle sapere a Gianni Letta. In cambio Papa avrà un sostegno alla sua attività politica che prevede anche l’aspirazione, mai soddisfatta, a un qualche sottosegretariato. Dunque Papa acquisisce, Bisignani filtra, Letta riceve. I magistrati sghignazzano e strofinano le mani. Silvio Berlusconi che del fidato Gianni aveva già detto: è uomo delle istituzioni e del dialogo, grida al complotto. Pier Ferdinando Casini, già garante dell’onestà di Antonio Cuffaro e Marcello Dell’Utri, dichiara: “Letta è un uomo che parla con tutto il mondo e tutto il mondo parla con lui. Se c’è una persona su cui metterei la mano sul fuoco per onestà e correttezza quella è Gianni Letta”. Gianni Letta si difende: chiacchiere. Poi, davanti ai magistrati che fanno scorrere i nastri delle intercettazioni, ammette. Conosce Bisignani da quarant’anni, conosce la madre e il fratello. Lo segue da quando il buon Luigi era giornalista, poi direttore dell’Ansa, poi addetto stampa di Gaetano Stammati, ministro Dc e piduista a sua volta. E di Bisignani fu testimone di nozze, insieme a Lamberto Dini. In ultimo, Letta, non esclude, dice così, che Bisignani possa averlo informato sulle attività dell’Autorità Giudiziaria. E lui, conoscendo la sua loquacità, gli avrebbe consigliato di non parlare troppo al telefono. Si tratta di faccende serie: l’inchiesta sulle manovre dell’ex piduista ma anche l’indagine sul ruolo svolto da Gianni Letta nella faccenda riguardante l’imprenditore Angelo Chiorazzo (vedi Atti di Letta, Seconda Puntata, Letta on demand). Il distinto sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti dunque conosce e frequenta abitualmente il faccendiere. A scanso di equivoci sul loro stretto rapporto, arrivano anche le dichiarazioni di Mauro Masi, ex direttore generale della Rai. Interrogato dai magistrati spiega che per alcune questioni interne all’azienda (programmazioni, premiazioni, spostamenti) disse a Bisignani di sentire Letta, informarlo e chiedergli cosa ne pensasse. Lo stesso Letta, continua Masi, avrebbe dovuto dare indicazioni a Bisignani in merito ad alcune nomine. Perché Letta e Bisignani, aggiunge l’ex direttore, sono molto legati, al punto che il secondo viene usato da sempre per “sondare il clima politico”con un’attenzione particolare alle opinioni del primo.
Sbobinati i nastri delle intercettazioni e scoperte le carte, seguono delle dichiarazioni di diverso tono e spessore.
I magistrati: “si conferma che il Bisignani era legatissimo all’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, cui riferiva anche notizie”.
Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto e Ministro delle politiche agricole alimentari e  forestali (Pdl): “Gianni Letta ha sempre fatto gli interessi della collettività”.
Giuseppe Follini, detto Marco, già Udc, poi Italia di Mezzo (movimento politico di ispirazione tolkeniana?), poi Pd:  “Gianni Letta è sempre stato un onesto servitore dello Stato”.
Italo Bocchino politico di Futuro e Libertà ed editore (sic!): “Gianni Letta gode di una stima a 360 gradi, bipartisan”.
Qualche tempo dopo il piccolo terremoto politico, Antonio Catricalà, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del nuovo governo Monti, afferma: “succedere a una persona come Gianni Letta è un handicap. Il mio sforzo non è quello di eguagliarlo ma non farlo rimpiangere”. Ce ne rendiamo conto!
(continua)

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