rivista internazionale di cultura

Atti di Letta

Puntate 2-3

Seconda puntata | Letta on demand

Agosto 2008, emergenza migranti a Lampedusa: parte un veloce giro di telefonate e contatti. L’imprenditore Angelo Chiorazzo chiama il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta che chiama il prefetto Morcone, capo del Dipartimento Immigrazione del Ministero degli Interni. Sempre Letta mette Chiorazzo in contatto con il prefetto di Crotone. E alla fine Chiorazzo, trovato ciò che serve, chiamerà di nuovo il Viminale.
– No, guardi, noi su Potenza un’ipotesi ce l’abbiamo…
– Sì, no… facciamole rendere concrete, perché siamo inguaiati forte!
C’è una struttura con 200 posti, proprietà della curia, diocesi Tursi-Lagonegro, Policoro, Basilicata, dichiarata dallo stesso imprenditore idonea ad accogliere migranti richiedenti asilo. E quando aprire? Chiorazzo propone quindici giorni ma il prefetto taglia corto, massimo un paio. Nessuna pronta verifica da parte del Ministero, l’affare è fatto: a settembre nasce il C.A.R.A (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) di Policoro, gestito dalla cooperativa Auxilium di Francesco Chiorazzo, fratello di Angelo. Il prefetto di Matera sarà informato un giorno e mezzo prima dell’arrivo dei migranti, scavalcato come il sindaco di Policoro. Il procuratore di Potenza, John Woodcock, non ci vede chiaro: è un appalto milionario, c’è l’obbligo di gara d’appalto, altro che urgenza. Ipotizza l’accusa di turbativa d’asta, truffa, corruzione: indagati Mario Morcone, i fratelli imprenditori e Gianni Letta che è la così detta regia impositiva. Ma i Chiorazzo procedono indisturbati, abituati come sono a lavorare col potere. Vicini a Comunione e Liberazione, in ottimi rapporti con Andreotti, Mastella e il cardinal Bertone, gestiscono affari infiniti. Forniscono catering e servizi, tra gli altri, alla Presidenza del Consiglio e al Senato, al Campidoglio, alle Scuderie del Quirinale, alla Regione Lazio, al Palazzo Ducale di Venezia, alla Reggia di Caserta, all’università La Sapienza di Roma e al Castello Utveggio di Palermo, frequentato dai servizi segreti, per lungo tempo ritenuto luogo di regia della strage in via D’Amelio. Sempre i Chiorazzo si occupano di migranti a Bari, Policoro e Taranto, per un totale di 1800 persone.   
– Per ogni pasto giornaliero ci mettiamo in tasca 49 euro – afferma Angelo, i conti li facciamo noi.
Insieme all’indagine di Woodcock parte intanto anche un conflitto di competenze Roma-Potenza: Potenza insiste, Roma archivia. La vicenda finisce nel dimenticatoio, per risorgere nell’autunno di quest’anno sotto forma di turbolenze. I migranti danno in escandescenza ma senza troppa risonanza.
Silvio Berlusconi, nel febbraio del 2010, in merito allo scandalo G8/Maddalena disse: “Il dottor Letta è imprescindibile. Se cade lui, cade tutto. Anzi, se vogliono colpire lui, vogliono colpire tutti. Anche quelli della sinistra. Se davvero stanno così le cose, vogliono fare fuori un’intera classe dirigente”. Letta in fondo è il nodo più importante di una rete infinita. Lo dimostra ancora Angelo Chiorazzo che, sempre nel 2008, impelagato con il fisco per 72 milioni di euro, gli dice, preoccupato di contattare il presidente dell’Agenzia dell’Entrate:
– Dottor Letta […] negli ultimi giorni non sono riuscito a parlare con Befera.
– Ci provo io.
E arriva lo sconto: meno 19 milioni di euro e rateizzazione a 18 anni, iva compresa.
In fondo, il dolce. Nel 2011, mentre il Pd per non farsi mancare nulla, in occasione delle primarie di Napoli,  candida niente di meno che il prefetto Morcone contro il futuro sindaco De Magistris, la cooperativa Auxilium per meriti conquistati sul campo prende in gestione il lager C.I.E di Ponte Galeria a Roma. A dicembre, il nuovo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, fa sapere:
– Per il mio lavoro mi ispirerò a Gianni Letta.
Pour parler?


Terza puntata | La tv alletta in diretta Gianni Letta
La Fininvest come la conosciamo ora prese la sua forma definitiva negli anni ottanta. Dapprima padrona del solo Canale 5, nell’arco di due anni (1982-1984) ingloba Italia 1 di Rusconi e Rete 4 del Gruppo Mondadori-Caracciolo-Perrone. Ancora vincolata dall’impedimento dei ponti radio e dal monopolio nazionale della Rai, per coprire il territorio italiano inventa il “pizzone”: programmi preregistrati su cassetta inviati ai capizona delle reti televisive. Pochi mesi e il gioco è fatto. Il Biscione entra di (pre)potenza nell’etere nazionale. Il legislatore rincorre. La corte di Cassazione chiede regolamenti. I pretori di Lazio, Abruzzo, Piemonte oscurano. Il popolo insorge. Craxi risolve.
È il 1984, il 12 dicembre e la Camera approva la costituzionalità delle tv di Berlusconi: un decreto legge, il secondo in poco tempo detto Berlusconi bis, un provvedimento provvisorio che accontenta gli amici di Fininvest in vista di una legge generale. E Gianni Letta? In quegli anni è ancora a capo de Il Tempo, ma alcuni problemi amministrativi, i debiti del giornale, lo scandalo dei fondi neri Iri segneranno il declino della sua direzione. Nel 1987 Letta lascia il quotidiano romano e si dedica per qualche mese alla tv: è opinionista nel programma “Italia Domani” in onda su Canale 5. Ma il 9 settembre è già arruolato ai vertici di quella che stava per diventare la più importante azienda italiana, la Fininvest appunto. Il suo capo, Silvio Berlusconi, in vista di importanti battaglie in parlamento, necessarie a disciplinare il mercato dell’informazione radio televisiva, mette in squadra il fuoriclasse della diplomazia, l’uomo che ha dialogato per quattordici anni con il potere, ospite indiscusso del salone di Maria Angiolillo: il luogo da cui per decenni è stata gestita l’Italia. Fino a quel giorno Berlusconi in persona aveva fatto la spola tra Milano e Roma, via del Gesù, per incontrare i vertici della Dc e quel De Mita così poco incline a favorire le sue urgenze imprenditoriali. Dal 9 settembre 1987 non ne avrà più bisogno.
In Italia esistevano diverse tv locali, piccole ma tenaci che ambivano a una platea nazionale e chiedevano a gran voce una legge seria che liberasse il mercato, tra queste figuravano Rete Mia, Rete Oro, Odeon Tv, Euro Tv. Dal “decreto Berlusconi” del 1984 a una legge che voleva essere seria passano sei anni.
È il 1990 l’anno della battaglia definitiva. Da una parte la Dc, dall’altra Fininvest, in mezzo il Psi. Vincenzo Scotti, capogruppo Dc alla Camera, incontra Letta per trovare un accordo. Propone due sole reti per Fininvest, l’ingresso di Fiat in Telemontecarlo, legge sulle televisioni, legge antitrust, accordo pubblicitario, spazio vitale per Odeon. Letta scuote la testa: loro vogliono tre reti, regole blande per la pubblicità e nessun aiuto a Telemontecarlo, a cui esplicitamente si oppongono. Si va alla guerra? Macché. Oscar Mammì, repubblicano, Ministro delle Poste, porta in parlamento una legge passata alla storia come ‘legge polaroid’: così stanno le cose, così ce le teniamo. È il 6 agosto 1990, quando si vota il provvedimento. Il Psi è schierato a favore, la Dc lascia libertà di voto, la sinistra si oppone: al centro di tutto il tetto pubblicitario. In tribuna stampa Gianni Letta osserva e ascolta. Ogni mezz’ora, Fabio Fabbri, capo dei senatori socialisti, lo raggiunge e ragguaglia. Alcuni democristiani votato a favore dei limiti agli spot. Letta è terrorizzato: potrebbe essere un colpo letale per l’azienda. Fortunatamente i socialisti sono compatti nel difendere gli interessi di Fininvest. La loro dedizione porta al successo: all’azienda verrà garantita la diretta, le tre reti, niente tetti, né limiti agli spot. È già la casa delle libertà. Il 22 marzo anche il senato approva. Sul campo rimangono le cariche di Martinazzoli, Fracanzani, Misasi, Mannino e Mattarella, ministri dimessisi per protesta. Andreotti ne arruola altri senza battere ciglio. Un anno dopo, nel 1991, il presidente Fininvest Berlusconi gira al vice Letta un pacchetto azionario che vale tre miliardi. Ben fatto, Gianni! La squadra c’è, funziona, è affiatata, già pronta, se pure inconsapevole, al grande salto del 1994.

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