rivista internazionale di cultura

Atti di Letta

Decima puntata

Il senso dello Stato

È il 30 marzo del 2009. Guido Bertolaso chiama Daniela Stati, assessore regionale alla Protezione Civile. C’è stata una scossa di terremoto, è urgente e importante rassicurare la popolazione. Decidono di fare una riunione con i massimi tecnici ed esperti. “È un’operazione mediatica, hai capito?” Dice Bertolaso alla Stati. “Loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano…” La Stati ascolta, annuisce e conclude: “va benissimo!”
È il 6 aprile 2009. È notte. In Abruzzo, a L’Aquila, la terra trema forte. Un terremoto con magnitudo 5,9 della scala Richter uccide 308 persone, ne ferisce 1600 e fa 10 miliardi di euro di danni. A questo drammatico evento si legano per sempre importanti dichiarazioni, alcune momentaneamente private, altre oscenamente pubbliche. Nell’immediato, la notte, i costruttori Pierfrancesco Gagliardi e Francesco De Vito Piscicelli si rimpallano possibili appalti e ridono delle possibilità incredibili che gli offre il terremoto del capoluogo abruzzese. C’è da costruire per dieci anni, dice il secondo. Il 9 aprile Gianni Letta e Guido Bertolaso si telefonano per soddisfare le esigenze del Presidente del Consiglio in vista dei funerali di Stato: l’uomo di Arcore vuole stare in prima fila. Ma secondo il cerimoniale i primi posti spettano al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, poi al Presidente della Corte Costituzionale e solo al quinto posto c’è spazio per il Presidente del Consiglio. I due fedeli servitori dello Stato ipotizzano presenze alternate: Schifani sabato, Fini domenica. Così c’è spazio per B, pensano. Ma i programmi saltano. Il 10 aprile ci sono tutti. Berlusconi scivola al quinto posto. Non ci sta. Ha uno spunto da guitto e si infila tra i parenti delle vittime. In prima fila!
Il 22 maggio 2009, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta scrive una lettera a Guido Bertolaso, capo del dipartimento della protezione civile. Venti righe di raccomandazione, con le quali il Mazzarino Marsicano prega il buon Bertolaso di incontrare un gruppo di imprenditori, raccomandati da Denis Verdini, caro amico e coordinatore nazionale del Pdl: “… Sicuro della Tua comprensione”, scrive Letta “Ti chiedo scusa per il fastidio e Ti ringrazio di cuore”. Lo stesso giorno Denis Verdini scrive una mail a Gianni Letta, nella quale specifica: “ti prego di contattarmi al più presto perché tutti i partecipanti all’incontro sono rimasti favorevolmente impressionati dalla tua cortesia e dal tuo sincero interessamento, che corrisponde al loro sentimento di abruzzesi”. Le aziende di cui si parla sono quelle del consorzio Federico II, costituito tre giorni dopo l’incontro con Letta, cioè poco più di un mese dopo il terremoto. A febbraio del 2010 parte l’inchiesta sugli appalti alla Maddalena, in occasione del G8. Da questa prende corpo il filone che porta davanti ai giudici Denis Verdini e Riccardo Fusi, accusati di tentativo di abuso d’ufficio per gli appalti a L’Aquila. Vengono fuori le intercettazioni e le promesse. Gianni Letta sostiene che nessuno tra coloro che hanno riso, o hanno creduto di poter speculare sul dramma aquilano sarà coinvolto nella ricostruzione. Il deputato Pdl Giorgio Clelio Stracquadanio, sente la necessità di dire la sua e in un intervento alla Camera afferma che L’Aquila era una città che stava morendo, indipendentemente dal terremoto e il terremoto ne ha certificato la morte civile. È il 2011, Verdini e Fusi vengono prosciolti da ogni accusa. Poi finalmente spunta fuori la lettera di Letta e Bertolaso. Il procuratore generale Stefano Gallo ricorre in cassazione: con questo documento riprendono corpo tutte le accuse, sostiene. E così è. La Procura distrettuale antimafia dell’Aquila riapre il caso. C’è una cricca, ci sono degli interessi, ci sono degli speculatori e Gianni Letta partecipava a una serrata attività di condizionamento. Stefania Pezzopane, presidente della Provincia, dice: “Letta è stato smentito, ora siano rese pubbliche le liste delle imprese appaltate”. In un’intervista a Il Sole 24 Ore, in merito alle polemiche sulla disponibilità dei fondi e i criteri di intervento, Letta affermava: “è tutto regolare, trasparente e documentabile”. Sopratutto documentabile, speriamo.
I cittadini aquilani non rilasciano dichiarazioni, per pudore.

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