Comizi, vizi e pregiudizi - Nichi Vendola a Caracalla

Capisco le parole singole, ma non
il significato complessivo

di ALDO BENASSI

Roma, 10 giugno, via delle terme di Caracalla. Nichi Vendola ha da poco concluso il suo comizio alla festa cittadina di Sinistra Ecologia Libertà, a chiusura della campagna referendaria per l'acqua pubblica, contro il nucleare e il legittimo impedimento. Come sempre, il presidente della regione Puglia ha fatto il pieno. Durante il suo discorso tra i convenuti c'era chi spremeva il ketchup sulle patatine, chi ci dava sotto con gli spaghetti cozze e vongole e chi non rinunciava al classico panino con la salsiccia unto di nostalgia. Anche tra i fumatori si distinguevano tre categorie: ordinaria sigaretta, pipa alla commissario Maigret e sigaro alla Che Guevara sognando ancora la Sierra Maestra. Con alcuni amici del circolo del quartiere dove abito prendiamo posto a un tavolo davanti al chiosco del kebab, a metà tra il ristorante “Sel&Pepe” e il “BarKollo”, che frigge delle ottime olive ascolane anche se 3 euro per un panino potrebbero sembrare troppi anche a un militante del circolo Parioli. Sulla passerella che divide i vari stand, oltre ai soliti noti pascolano anche giovani rampanti in attesa di fare il salto della quaglia, senza tirare politicamente le cuoia. Più guardo questa gente e più capisco che da grande non farò mai il politico. “Amico mio, le cose sono due: o decidi di farti il culo nella tua sezione, lavorando per il tuo quartiere e mantenendo la tua integrità professionale e morale, oppure cominci a sproloquiare, ti fai mettere dentro la direzione nazionale del partito e il gioco è fatto”. Quella di Francesco è: “Un'analisi cruda ma reale” secondo il compagno Maurizio, che sul finire degli anni '70 nel quartiere Spinaceto scappò insieme a due amici dall'assalto di una ventina di fascisti che, chiave inglese in mano, gridarono la carica nel nome di Odino. Sì, proprio nel nome di Odino. Francesco, che dei suoi venticinque anni di vita dieci li ha passati dentro un circolo di Rifondazione prosegue: ”Sai perché me ne sono andato dal Prc? Un giorno durante un'assemblea con Ferrero a Lamezia, è arrivato un vecchio con la bandiera rossa del vecchio Pci e ha iniziato a dire che bisognava ricominciare a occupare le terre come si faceva tanto tempo fa e lui gli disse 'è vero compagno, hai ragione'. Ecco, lì ho capito che era finita”. Maurizio ha da poco terminato il turno al ristorante: ”Oh, comunque i dirigenti nostri so' proprio 'na banda de pulciari. È da un'ora che stanno con la stessa birra, seduti a quel tavolo. Sembrano me quando con gli amici prendevamo una gazosa, tre bicchieri e un mazzo di carte. Avevamo 17 anni però”. Si passa alla discussione politico-semantica sul discorso del compagno Vendola: ”Qualcuno può spiegarmi cosa può essere un barattolo di omologazione, ma soprattutto la fenomenologia del primitivismo delle masse popolari?”, si chiede Francesco. Gli risponde Valerio: ”Ho provato a tradurre ma è come le versioni del liceo, capisco le parole singole ma non il significato complessivo. Ma quando usa 'turpe' e 'mercimonio' mi piace troppo”. C'è da dire però che la metafora del leone e della gazzella l'ha raccontata meglio di Aldo Baglio in “Così è la vita”. Un'assenza pesante è quella della compagna Rita, vendoliana della prima ora che è tornata a Pescara per votare. Qualche giorno fa in metro ci siamo trovati d'accordo sul fatto che la narrazione Nichilista non basta più e se la legge elettorale rimane quella che è, Sel rischia di essere una semplice lista di collocamento per accontentare tutte le varie aree di riferimento, più democristianamente dette correnti. Il trentenne segretario Gabriele sottolinea come non servisse il di nuovo tante scuse a Pisapia per la Milano espugnata, e che invitare ad abbracciare i fratelli islamici e rom non è poi così scandaloso. Peccato che la dichiarazione infelice sull'inutilità dell'estradizione di Cesare Battisti sia dispiaciuta a molti. Un'uscita a vuoto che nemmeno il peggior Doni. Se fosse seguita da una smentita, poi, sarebbe la gioia dei partiti ultracomunisti che, bollando da sempre Vendola come “Il Berlusconi di sinistra”, fanno un uso di falce e martello più alla Tafazzi che alla Marx.  Passata la mezzanotte decidiamo di tornare a casa, mentre ci avviamo verso l'uscita noto Paolo Cento che con voce squillante commenta con i suoi commensali la conferenza stampa del nuovo direttore sportivo della Roma, affermando di essere più ottimista rispetto a qualche giorno fa. Sul tavolo la stessa birra che beve da un'ora. Così, mentre guardo i manifesti attaccati in ogni parte con lo slogan “Ricomincio da Sel”, mi viene da pensare che se fossi stato io a sceglierlo, avrei sicuramente preferito “Provaci ancora, Sel”.



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