Queste canzoni

Connan Mockasin
di ALFONSO PASTI

Tanto Connan lo fa meglio. Vuoi fabbricarti gingilli astrusi e scorazzare per il giardino con macchinette costruite da avanzi di garage? Lo fa meglio lui. Vuoi alla veneranda età di quattro anni decidere di cambiare sesso e farti chiamare Daisy per sei mesi con tanto di rossetto e gonnellina? Lo fa meglio lui. Vuoi convincere mammina e papino a non scandalizzarsi? Lo fa meglio lui. Vuoi scimunirti col Giappone e la poesia barocca dei film di Miyazaki? Lo fa meglio lui. Vuoi strimpellare a vanvera melodie strambe con strumenti giocattolo? Lo fa meglio lui. Vuoi scrivere un album – “Forever Dolphin Love” – che ha i suoni di un circo, il candore di un sogno e le voci di un asilo? Lo fa meglio lui. Vuoi ascoltare i consigli di mammina per registrarlo a dovere? Lo fa meglio lui.
Connan Mockasin, neozelandese sbilenco, di fronte a un pianeta in Crisi ha trovato riparo nella psichedelia. La stessa che ha reso immortale Syd Barrett e reso d’essay il pop beatlesiano. Un covo di matti che all’occorrenza tracannano assenzio e viaggiano ad allucinogeni. Quella di Mockasin è una psichedelia fatta di contrasti nella quale trovano spazio in maniera misteriosamente armonica accenti tribali, sinistre vocine puerili e improvvisi squarci melodici che hanno davvero una grande potenza evocativa. Le sue canzoni scavano scostumate nei tuoi luoghi oscuri e tu non te lo spieghi: da dove caspita è sbucato questa specie di folletto biondo e cosa mai vorrà da me? Non sorprende affatto che uno così eccella anche come autobiografo. Basta dargli il via e ti spiega tutto quello che ha fatto per filo e per segno: “Non ho mai amato l’industria discografica né la gente che segue dei modelli senza porsi della domande. Avevo molta paura di perdere il controllo della mia musica. Non vedo perché un gruppo di manager ti debba dire come fare il tuo disco solo perché hanno i soldi. Per me, se rientri nel sistema non fai musica, fai un’altra cosa. Per fortuna Erol Alkan e la sua etichetta mi hanno lasciato libertà totale. Così sono tornato in Nuova Zelanda. I miei vivono in una piccola casa che però ha soffitti molto alti. Ha un’acustica fantastica. Mi sono comprato qualche microfono e ho trasformato il salotto in uno studio. Ho registrato le canzoni nell’ordine in cui appaiono sul disco adesso. La scaletta per me era fondamentale, così come l’idea dell’album. Avevo anche deciso che l’album sarebbe dovuto durare 36 minuti. Non so bene perché ma a volte certe regole finiscono per renderti più libero. Ho scritto e registrato contemporaneamente, dall’inizio alla fine. Quando sono arrivato a 36 minuti mi sono semplicemente fermato. Tutto qui”.
Ah, Connan, Connan… Quando dopo tutto questo trafficare aggiunge “vorrei avere il tempo di non fare niente” capisci, una volta per tutte, che se lo lasci fare, lo fa meglio lui
.

 

Connan Mockasin, proprio lui
http://en.wikipedia.org/wiki/Connan_Mockasin

Connan Mockasin, video
Un'esecuzione dal vivo di "Megumi The Milkyway Above" al Primavera Sound 2011 di Barcellona:
http://www.youtube.com/watch?v=Hqk4r5kf27k

Connan Mockasin,
videoclip
“Forever Dolphin Love” diretto da Daniel Brereton:
http://www.youtube.com/watch?v=E7CaTJ2SvG8



© 2012 Leconte