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Comizi, vizi e pregiudizi - i grillini a Fermo
Fossimo un paese normale, Grillo
sarebbe sul palco a far ridere
di ALDO BENASSI
26 Aprile 2011, a Fermo sono passate da poco le 21 e fuori cade una leggera pioggia che rende l'asfalto bagnato quel tanto che basta per scivolare; vengo a sapere che Lorenzo, mio amico fin dall'infanzia, è uno dei più giovani animatori del Movimento cinque stelle locale, più volgarmente detti grillini. Il Minea's Caffè è il loro covo, all'angolo di Porta San Giuliano, poco distante dalla sede della Lega ancora verde fiammante. Giacomo, il proprietario del bar, ne fa parte anche lui offrendo riparo, tramezzini e connessione a internet ai sui compagn, pardon, compari. Mentre mi racconta di un blitz durante un incontro pubblico con Dell'Utri su Mussolini statista, consistente nel volantinaggio del suo curriculum giudiziario fuori dal palazzo che ospitava l'evento, scorgo nella parete alle sue spalle un altarino laico con foto di Pertini, Falcone, Borsellino e Berlinguer con tanto di citazione a fianco. Alzo lo sguardo e mentre Crozza fa la sua copertina a Ballarò, mi accorgo di un bassorilievo di Elvis nella colonna che sta di fronte ai nostri tavoli, dove sono poggiati Il Fatto Quotidiano e la Gazzetta dello Sport. Mi volto verso l'altra parte del locale e un gruppo di interisti sta gufando contro lo Shalke, mentre Paul Newman mette la palla in buca in un poster de “Lo spaccone”. I portatili sono caldi, c'è da
ultimare la pubblicazione delle videointerviste ai candidati sindaco della neoprovincia marchigiana. I dieci anni di governo del pidiellino Saturnino Di Ruscio, verranno ricordati per la sua opera di costruzione delle rotonde nelle zone nevralgiche della città, come quella alla fine di Viale Trento, intitolata alle vittime delle foibe, un classico della toponomastica di centrodestra. Pare che arrotonda arrotonda, il bilancio non quadri, tanto che Fermo al momento è il quarto comune più indebitato d'Italia, con un ospedale che ha tagliato l'acqua in bottiglia, optando per la classica e intramontabile brocca. Pronta a raccogliere il testimone c'è Ester Maria Rutili, classe '72, presidente dell'ordine degli ingegneri fermano. In molte interviste ha dichiarato di non sapere il politichese, ma nel frattempo ha fatto attaccare un sei per tre che si staglia sul palazzo di proprietà dell'immobiliare Ciccolini, spostato perché elemento di fatale distrazione per i guidatori. “Una volta ho sentito uno dire che l'avrebbe votata perché è bona”, mi dice Manuela, sguardo combattivo ma anche sofferente, quello di una ex “compagna di destra”, delusa dal fatto che Fli appoggi la Rutili insieme a tutti i restanti partiti esclusa l'Udc che presenta un proprio candidato, il geometra Giampiero Gallucci. Per un qui pro quo con il suo portavoce, è l'unica a non essersi sottoposta alla videointervista stile Iene. Altro dettaglio non trascurabile è il suo principale sponsor, il deputato Ceroni da Rapagnano, balzato agli onori delle cronache per via della proposta di modifica dell'articolo 1 della Costituzione e per le botte alla moglie. Il centrosinistra è rappresentato da Nella Brambatti, classe '49, insegnante in pensione ed ex assessore alla cultura per la giunta Fedeli. I Grilli fermani non hanno presentato la loro lista, per mancanza di tempo e opportunità politica. In caso fossero stati eletti, avrebbero adottato il metodo della turnazione dei consiglieri, in modo che ognuno potesse fare la sua esperienza sia di lotta che di governo. “Vogliamo che ci sia una continuità tra chi sta dentro al consiglio e chi rimane fuori, non ci basta essere eletti e avere la poltrona. Siamo un movimento senza leader, dove ognuno conta qualcosa. In Italia sei sempre in campagna elettorale, per trovare consenso c'è tempo”, mi dice Sandro, con un simil eskimo dal quale vorrei dedurre la sua precedente collocazione politica. A questo punto pongo a tutto il gruppo le due classiche domande: 1. Chi votavate prima di fondare il movimento, 2. Cosa pensate della nuova ma sempre urlante veste del comico genovese. Il primo a rispondermi è Pietro che sfoggia orgoglioso la maglietta d'ordinanza del V2-Day, “Votavo a sinistra, poi ci ho messo un po' a dimenticare la mia vecchia ideologia” sostiene convinto. “Alla seconda domanda nessuno è mai riuscito a rispondere, anche la Bbc se lo chiede”. Perentorio interviene Giacomo, che ovviamente è un ex elettore di centrosinistra, secondo lui “È una cosa sua che gli viene da dentro, e la nostra idea è quella di pensare al bene comune”. Mi addentro nel dibattito, parafrasando Gaber gli dico che l'ideologia, malgrado tutto credo ancora che ci sia. Loro sono d'accordo sul fatto che se fossimo un paese normale, cioè senza Berlusconi, forse anche Grillo sarebbe al posto che più gli compete, cioè sul palco cercando di far ridere il pubblico in platea. Così su come sia cambiata in questi anni la funzione della satira nel nostro paese, che oltre a commentare ha cominciato a informare. Per non parlare dei fatti già satirici di per sé. Come ogni Movimento cinque stelle che si rispetti, anche loro sono stati presentati al pubblico del loro mentore, durante il tour (non ancora elettorale) “Grillo is back”. Hanno prodotto un video contro la riconversione del vecchio stabilimento Sadam, zuccherificio dove ogni estate moltissimi giovani venivano impiegati come stagionali, in una centrale a biomasse per via degli alti costi di mantenimento. Non solo, mi fanno sapere che è sfumato anche il progetto di un motodromo in zona San Marco le Paludi, dove volevano ospitare il MotoGp, con tanto di bocciatura dell'ordine degli architetti. Alemanno docet. Fuori la pioggia continua a cadere, mentre torno verso casa passo davanti allo stadio Recchioni, i fari installati per la promozione in serie B nel 1999 si stagliano in tutta la loro altezza. Oggi la U.S. Fermana ha dovuto ricominciare dalle categorie regionali, dopo il fallimento del presidente Battaglioni. Ma non basta, a completare questo quadretto italiota ci pensano i vecchi del paese, che raccontano della loggia massonica Grand'Oriente che si riunisce in uno dei palazzi di via dei Perpenti, dietro Piazza del Popolo, a pochi passi dal Municipio. Segue poi la storia dell'ex vescovo fermato alla frontiera con la Svizzera, avente con sé una valigetta piena di soldi in contanti. Sembra che ora si goda la pensione in una villa nella frazione di Torre di Palme. Roba da far scrivere un altro romanzo a Dan Brown, nientemeno.
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